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I viaggi dei vecchi

10 Gen

Da piccola mi leggevano racconti edificanti. Uno dei preferiti di MADRE era quello di San Francesco che va a Gubbio per ingiungere al lupo locale di redimersi e diventare un grosso cagnone domestico. Il titolo era ben poco evocativo – San Francesco e il lupo di Gubbio – e mi riempiva d’indignazione. Che c’entrava San Francesco in tutta quella storia? Perchè mai doveva andare dal lupo di Gubbio e dirgli quel che doveva fare? Non ce l’aveva già un padrone? Non poteva pensarci Gubbio, a educare il suo benedetto lupo? Che aveva di meglio San Francesco, i superpoteri? Per anni ho cercato d’immaginare che tipo fosse Gubbio, che lavoro facesse e cosa l’avesse spinto a farsi carico di una bestia selvaggia e pericolosa, una creatura che mangiava i ragazzini e poteva essere blandita solo dai santi. Una vita infame, povero Gubbio. E adesso non è che gli vada meglio.

MADRE – La parrocchia si è messa a mandarmi i volantini dei viaggi, come ai rincoglioniti.
TEGAMINI – Che emozione, i viaggi dei vecchi!
MADRE – Lascia perdere, senti qua che roba. Viaggio di primavera a Gubbio, città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Cristo santo!
MADRE – E sul foglio c’è la foto della città con di fianco Don Matteo che va in bicicletta, con la tonaca che sventola.
TEGAMINI – In discesa, scommetto. Don Matteo non ha mai fatto una salita.
MADRE – Certo, va in discesa. Ma ti sembra? Città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Eh, è imbarazzante, hai ragione.
MADRE – Ma con tutte le cose belle che ci sono a Gubbio, che bisogno c’era di tirare a mano Don Babbeo?
TEGAMINI – …eh, sarà per le pecorine del Signore.
MADRE – …ma Francesca!

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Ernesto Sábato, Sopra eroi e tombe

15 Ago

Alejandra non si faceva viva e Martín si rifugiava nel suo lavoro e nella compagnia di Bruno. Furono tempi di tristezza meditativa: ancora non erano arrivati quelli della tristezza caotica e tenebrosa. Sembrava l’umore adatto a quell’autunno di Buenos Aires, non soltanto autunno di foglie secche, di cieli grigi e di piogge, ma anche di disordine, di nebulosa scontentezza.

Ernesto Sábato
Sopra eroi e tombe
Einaudi (Letture)

***

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Questo libro è quasi caduto in una piscina, perchè ad un certo punto avevo troppo caldo per stare sulla sdraio e mi pareva piú funzionale leggere sul sedilozzo di pietra pieno di palme e fogliame che spuntava dal mezzo dell’acqua.
Questo libro è stato quasi divorato dal malvagio gabbiano-testa-bianca di Key West, la bestia piú irascibile e territoriale dell’arcipelago, un uccello che smascella, intimidisce e terrorizza, soprattutto per la quantità di tic nervosi da bullo di periferia che gli tocca tenere a bada.
Solo le patatine fritte possono placare la furia del gabbiano-testa-bianca.
Questo libro non è nemmeno lontanamente passato vicino a casa di Hemingway, perchè non l’abbiamo trovata. Per strada, peró, c’erano molte galline coi pulcini. Galline con le zampe lunghe. Mi hanno detto che casa di Hemingway è piena di gatti. E di cespugli di menta, penso io.
Questo libro é stato incastrato in mezzo a bicchieri da caffè e carte di pretzel nella tasca del sedile di ben quattro voli: Milano-Londra, Londra-Miami (con stop a sorpresa a Boston, perchè c’era da caricare un pilota in piú), Miami-Atlanta, Atlanta-Milano. I sacchettini per vomitare ora hanno anche una banda adesiva, da incollare alla faccia in modo da non sommergere il vicino di detriti.
Questo libro ha eseguito alcuni timidi passi di danza mentre i culoni delle afroamericane di South Beach provocavano tornadi di sabbia bianca con il loro vorticoso sussultare danzerino. Un po’ piú in là, giovani virgulti sotto un gazebo inghiottivano birra light, visibilmente fieri di bere una cosa che in pratica non esiste. Come il Molise.
Ora, questo libro si sta appiccicando di cera squagliata.

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In futuro, questo libro si riposerà dalle sue numerose fatiche e peregrinazioni – e da tutto l’amore faticoso che scatena – solo pochi scaffali piú in alto rispetto a dove abiteranno questi altri libri, comprati nell’unica libreria che siamo stati capaci di trovare in quindici giorni di vagheggiamenti nella Florida meridionale.

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Il dilemma del minibar

11 Giu

Se vai al bar e chiedi una birra in bottiglia, la pagherai un casino piú cara rispetto alla medesima birra comprata al supermercato. Se poi apri il minibar della tua sontuosa camera d’albergo, la solita bottiglia ti costerà ancora e ancora di piú, diciamo quanto un cucciolo di koala di contrabbando, col pelo ancora un po’ appiccicato d’eucalipto. Il fenomeno sarebbe facilmente spiegabile facendo appello alle piú elementari teorie economiche, ma non sarebbe per nulla divertente. Quello che si potrebbe invece dire è qualcosa tipo “piú piccolo è il bar, piú la birra è cara”. È un problema di contenitore.
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