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I viaggi dei vecchi

10 Gen

Da piccola mi leggevano racconti edificanti. Uno dei preferiti di MADRE era quello di San Francesco che va a Gubbio per ingiungere al lupo locale di redimersi e diventare un grosso cagnone domestico. Il titolo era ben poco evocativo – San Francesco e il lupo di Gubbio – e mi riempiva d’indignazione. Che c’entrava San Francesco in tutta quella storia? Perchè mai doveva andare dal lupo di Gubbio e dirgli quel che doveva fare? Non ce l’aveva già un padrone? Non poteva pensarci Gubbio, a educare il suo benedetto lupo? Che aveva di meglio San Francesco, i superpoteri? Per anni ho cercato d’immaginare che tipo fosse Gubbio, che lavoro facesse e cosa l’avesse spinto a farsi carico di una bestia selvaggia e pericolosa, una creatura che mangiava i ragazzini e poteva essere blandita solo dai santi. Una vita infame, povero Gubbio. E adesso non è che gli vada meglio.

MADRE – La parrocchia si è messa a mandarmi i volantini dei viaggi, come ai rincoglioniti.
TEGAMINI – Che emozione, i viaggi dei vecchi!
MADRE – Lascia perdere, senti qua che roba. Viaggio di primavera a Gubbio, città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Cristo santo!
MADRE – E sul foglio c’è la foto della città con di fianco Don Matteo che va in bicicletta, con la tonaca che sventola.
TEGAMINI – In discesa, scommetto. Don Matteo non ha mai fatto una salita.
MADRE – Certo, va in discesa. Ma ti sembra? Città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Eh, è imbarazzante, hai ragione.
MADRE – Ma con tutte le cose belle che ci sono a Gubbio, che bisogno c’era di tirare a mano Don Babbeo?
TEGAMINI – …eh, sarà per le pecorine del Signore.
MADRE – …ma Francesca!

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Il dilemma del minibar

11 Giu

Se vai al bar e chiedi una birra in bottiglia, la pagherai un casino piú cara rispetto alla medesima birra comprata al supermercato. Se poi apri il minibar della tua sontuosa camera d’albergo, la solita bottiglia ti costerà ancora e ancora di piú, diciamo quanto un cucciolo di koala di contrabbando, col pelo ancora un po’ appiccicato d’eucalipto. Il fenomeno sarebbe facilmente spiegabile facendo appello alle piú elementari teorie economiche, ma non sarebbe per nulla divertente. Quello che si potrebbe invece dire è qualcosa tipo “piú piccolo è il bar, piú la birra è cara”. È un problema di contenitore.
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Live from fermata del tram

16 Dic

Qua hanno tutti un’aria molto preoccupata. Visto che quel che si puó sapere a una fermata del tram oscilla tra il poco e il niente, la gente continua a sporgersi per scrutare l’orizzonte con aria profondamente offesa. In questo momento, in fondo alla via si vedono le Alpi e basta. I più scocciati sono i vecchietti. Hanno le borse della spesa – la spesa all’alba, col gelo, ma perchè. Sarà per la verdura? – e sono miopi, cosa che elimina il fattore felicità da panorama con Alpi in lontananza.
È passato un cane con le calze. Posiziono la padrona sul mio personalissimo trampolino con sottostante vasca degli squali.
Comunque, i veramente indispettiti dal tram che non arriva – con verbose dichiarazioni di sdegno, piedi pestati, sbuffi e contorno di “povera Italia” – sono quelli che non hanno un beneamato cazzo da fare, che vanno in centro a fare colazione nel locale storico, coi camerieri in livrea e i pasticcini a sette euro l’uno. Il tutto alla facciazza tua, che sono le 9 e 24 e non sei per nulla dove dovresti.

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