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La commedia dell’arte

19 Ott

MADRE – flagello dei mondi – e Padre – maestro zen in levitazione – sono in visita-lampo nel capoluogo piemontese per recapitare alla loro unica figlia una preziosa scarpiera. Che a Torino le scarpiere non le vendono. Comunque, molte meraviglie sono capitate… e tutte nell’arco della mia sontuosa ora di pausa pranzo.

***

MADRE mi scorge all’orizzonte, dopo due settimane di lontananza.

TEGAMINI – Mamma! Ciao!
MADRE – Hai in casa delle ragnatele che non ci si può credere. Sono tutte nell’angolino in alto a destra, ma non ce l’hai più lo Swiffer? Te li avevo presi, l’altra volta. Grosse così sono, devi tirarle via!
TEGAMINI – ….mamma! Ciao!

***

Corpi estranei assalgono Padre.

PADRE – Ma che diavolo è questa roba rosa.
TEGAMINI – Credo che siano pelucchi della sciarpa della mamma, ti hanno colonizzato.
PADRE – …e non si tolgono.
TEGAMINI – Diventerai il Tenerone!

***

MADRE, Padre e Tegamini si siedono al ristorante. MADRE dà le spalle al tavolo vicino.

MADRE – Tieni la mia giacca, mettitela lì dietro sulla tua spalliera della sedia.
TEGAMINI – Cos’ha che non va la tua spalliera?
MADRE – Sono troppo vicina a questi qua dietro.
TEGAMINI – Tienti la tua benedetta giacca come fanno tutti quanti.

Mezz’ora dopo, i due del tavolo dietro a MADRE assestano un manrovescio a un bicchiere d’acqua. Alcuni schizzi colpiscono di striscio la giacca di MADRE.

MADRE – Ecco, te l’avevo detto.
PADRE – Vedi, con tua madre succedono continuamente cose di questo genere.
TEGAMINI – Ha i poteri.
PADRE – Sono spaventato.

***

C’è coerenza. E c’è anche ostruzionismo.

MADRE – Francesca, ma guarda che collino secco che hai. Ma mangi? Sei tutta pelle e ossa. Ma stai bene? Devi mangiare, anche la frutta.
TEGAMINI – La probabilità che io muoia d’inedia è remotissima. Prenderò la carbonara.
MADRE – …ma che schifo, è grassa! Mangia il rollé di coniglio.
PADRE – Io mangio il persico con le verdure.
MADRE – …per carità, guarda che il persico lo pescano in quel golfo con dentro il piombo.

***

Si rimpiangono i bei tempi andati.

PADRE – Valeria, te lo ricordi Eta Beta?
MADRE – Certo, che mangiava quelle palline… ma cos’erano.
TEGAMINI – Naftalina.
PADRE – Naftalina! …erano belli i nostri fumetti, mica come quelli che ci sono adesso.
TEGAMINI – Vabè papà, adesso non venirmi a dire che uno che mangia la naftalina è il genio del secolo…

***

Con un rispettabile pezzo di pane, faccio la scarpetta nel sughetto di coniglio.

MADRE (in dialetto piacentino – che non so nemmeno trascrivere -, mentre mangia patatine con le mani) – FRANCESCA! COSA FAI ANCHE IL PUCCIO? IN PUBBLICO?

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Si affrontano difficoltà indicibili.

MADRE – Tuo padre ne ha fatta subito una delle sue. Abbiamo parcheggiato davanti al portone e non riuscivamo ad aprirlo.
PADRE – Eh, pensavo che fosse il mazzo di chiavi nuovo, son stato lì un bel po’ e non andava bene neanche una chiave.
MADRE – Certo che se andiamo al 35 invece che al 33…
PADRE – Ma sono i portoni. Sono assolutamente identici.
MADRE – Tuo padre sta perdendo colpi. Ci manca solo che si perda sotto casa e poi le ho viste tutte.

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Una cosa l’ho imbroccata.

MADRE – Ho visto che stai coltivando una zolla d’erba.
TEGAMINI – Già.
MADRE – …brava!

***

Ci fermiamo al semaforo per fare la lista della spesa.

PADRE – Adesso ti andiamo anche a fare un po’ di spesa, che se no qua.
TEGAMINI – Ma ho tutto, papà, non imbarcatevi in sbattimenti assurdi.
PADRE – La carta da cucina ce l’hai? E la cartaigienica? E la birra?
TEGAMINI – …mah, la birra è finita. Se proprio passi davanti al supermercato…

***

Padre mi telefona alle sei di sera.

TEGAMINI – Papà, siete arrivati?
PADRE – Macchè, siamo appena partiti.
TEGAMINI – Ah, ma avete fatto un giro?
PADRE – Eh sì, magari.
TEGAMINI – Ma perchè no?
PADRE – Tua madre ti ha sterilizzato la casa.
TEGAMINI – Dovevi fermarla, in qualche modo.
PADRE – …e come? Davvero, come?

***

Basta, li amo immensamente.

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‘La granda in mezzo al pane’ mi coccola e sfama

22 Lug

Se fossi una mucca che si mangia, vorrei essere cucinata da quelli della Granda in mezzo al pane.
Perchè sì, farebbero di me un hamburger succulento e sbruffone e sarebbero capaci di mettermi in un bel sacchettone di carta con le patatine fritte, fatte con le patate vere. E poi, sarei una mucca in un panino che va a spasso con la birra Baladin artigianale, che è sempre un’ottima notizia. E non sto dicendo tutte queste carinerie perchè mi hanno invitata e coccolata l’altra sera, insieme a un adorabile gruppo di blogger torinesi ben più illustri di me (TorinoStyle, Tuzi Fashion Tips, Un tocco di zenzero e il prode Davide Licordari), ma perchè me n’ero accorta già in aprile, quando avevano aperto in piazza Solferino con la benedizione di Eataly. Insomma, ero già immersa nel sacchetto di carta fino ai gomiti in tempi non sospetti. Quella volta, avevo mangiato un Panciotto, l’hamburger con la pancettazza prelibata… questa volta, ho mangiato tutto: Giotto, Kebabun e Hot Dog, più un bue, un porcellino e un tirannosauro.
Avevo pure una limitata autonomia di masticazione, ma nulla è riuscito a fermarmi.
Insomma, fatevi un favore e nutritevi con un bel paninone con i super ingredienti. Fate del serio bene a voi stessi.
Fatto?
Bravissimi.
E ora, andate e moltiplicatevi.

Torinoshire

13 Lug

In centro a Torino, le persone camminano per strada. Tutto è normale, tutto scorre con l’ineluttabilità degli eventi comuni e noiosi. Ad un certo punto, però, qualcosa accade: il pedone standard capisce chi è veramente. Non gli è molto chiaro come sia successo, ma semplicemente SA… o è riuscito a ripescare un ricordo sepolto. Il pedone capisce di essere un hobbit, sicuro come l’oro. E un hobbit ha subito una cosa importante da fare… deve levarsi le scarpe.
E buonanotte.
Consapevole della propria natura più autentica, il nuovo hobbit smette di ciabattare e zoccolare su qualche tipo di calzatura, e se ne va. Forse se ne va in cerca di erba pipa. O del modo per distruggere l’Unico Anello. Che ne so. Quel che è davvero importante è che se ne va a bordo dei propri piedi corazzati, villosi e scalzi.

…bello schifo.

Mandarini sciolti

25 Nov

Per la prima volta nella vita, mi sono imbattuta nella classica buccia di banana dei cartoni animati, quella abbandonata nel mezzo del marciapiede, pronta per essere pestata. Credevo che bucce di banana del genere fossero solo un mito ed ero lì lì per scivolarci sopra di proposito, per verificarne l’effettivo potere di demolire l’equilibrio dell’ignaro passante… perchè se uno pesta una buccia di banana nei cartoni, l’effetto è uguale a quello che si potrebbe ottenere prendendo la rincorsa e saltando sulla coda di uno skateboard.

Torino è sorvolata da stormi di gabbiani. Gabbiani alpini, probabilmente.

La voglia di fare pipì durante una riunione è direttamente proporzionale al numero degli argomenti che il tuo capo deve ancora sviscerare.

Non c’è niente in grado di confondere un vecchietto come una scarpa seminuova abbandonata in mezzo al marciapiede. Una sola.

Non sopporto la frutta fredda. Non si può mangiare un mandarino che ti ha atteso per due giorni nel frigorifero. Morsicare forte una conduttura di ghisa gelata mi pare più allettante. Comunque, se non vi piace la frutta fredda, mettetela un po’ a scaldare sul calorifero… ma solo se avete buona memoria.

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