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Chiavi di ricerca, vol.8/millemila

17 Ott

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Dovete perdonarmi, ma gli animali impagliati male mi divertono moltissimo. Sono orrendi, me ne rendo conto alla perfezione, ma non riesco a trattenermi. Certo, non tutti magari sapranno apprezzare una trota con la pelliccia, ma è innegabile che una bestia immaginaria – pure un po’ stupita di quello che le è capitato – sia adattissima a introdurre una rubrica senza senso.
Perchè le chiavi di ricerca di Tegamini non hanno senso. Anzi, più le leggi e più sono strane. Più ne arrivano e più ci si convince che l’umanità non sarà capace di sopravvivere ancora per molto senza perire a causa di qualche stupido incidente. E non parlo di guerre termonucleari, epidemie ingovernabili o cataclismi naturali, parlo di milioni di persone che improvvisamente perdono la vita dandosi fuoco ai piedi, ingerendo troppa torta, pedalando con un sacchetto di carta in testa o cercando di scendere dal tetto innevato di una casa con gli sci.
È così che andrà, lo sapete anche voi.
E dunque, con il silente patrocinio della trota pelosa, affrontiamo con coraggio questa nuova macchia nella reputazione collettiva del genere umano. Perchè la situazione è complessa.

Cosa ha cercato la gente per arrivare su Tegamini?

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COM’È LA VALIGETTA DEI PUFFI, A FORMA DI MELA, DI PUFFO O DI FUNGO

Perchè l’irrequieto zombie di Mike sarà ancora a spasso, là dove non possiamo più vederlo nè incontrarlo, ma il suo spirito continua a vegliare su di noi e a sottoporci scelte difficili: …la uno, la due o la tre?

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SEGA TORACICA

Scusate un attimo, poi parliamo della sega toracica, ma vorrei cercare di capire che diavolo stanno facendo i gentiluomini nel quadro. Ci sono i due in alto che ci fissano direttamente – ecco perchè hanno l’aria perplessa -, quelli di spalle che guardano di lato, due che han visto qualcosa di avvincentissimo da qualche parte verso destra e l’ultimo – il mio preferito, quello in mezzo -, che è praticamente in braccio al cadavere, ma riesce lo stesso a non degnarlo della minima attenzione. Perfino quello con il cappello da mago che ci sta frugando dentro non lo considera. Che diavolo sta succedendo? Che qualcuno li avvisi che c’è un morto sul tavolo! Che qualcuno vada là e li schiaffeggi con un guanto, che cosa può esserci in quel posto di più strano di un gigantesco cadavere pallido? Ed è proprio lì, sotto i loro baffetti ben pettinati… perchè non se ne occupano? …e che volete che me ne importi della sega toracica, devo pensare al morto, qualcuno deve pensare al morto!

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VALVOLA MITRALICA

Sto iniziando a credere che là fuori sia pieno di gente col fetish della medicina d’urgenza. C’è chi si fa sculacciare, chi ama smodatamente i piedi, ci sono i patiti delle catene, della cera bollente, dei costumini strani, delle calze a rete, ci sono quelli che si fanno calpestare coi tacchi… ecco, credo davvero che in questo nostro vario mondo ci sia anche chi si prende bene a sentirsi sussurrare, boh, CISTIFELLEA. O ancora meglio… IPOTALAMO. Piano, nell’orecchio. IPOTALAMO.

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Mangia una mela

6 Ott

Il fatto che nessuno sia indipensabile è tutto da verificare.
Facciamo che quasi tutti non sono indispensabili.
E non è che si salvano solo quelli che la mattina si tolgono il pigiama e corrono coi capelli al vento nella luce dell’alba per seguire il loro cuore. Gente con sogni molto ben strutturati, con lauree a Stanford, con un laboratorio da inventori nel garage di casa. Perchè è molto pericoloso seguire alla lettera un consiglio che ti arriva da un genio. È quasi disonesto che un genio ti venga a dire che non solo puoi fare tutto quello che vuoi per essere davvero libero e felice, ma che lo devi fare. È scorretto, è come incoraggiare un panda al pattinaggio artistico, a fare un non-so-che di totalmente scollato dalla reale possibilità di raggiungere un risultato che non finisca per essere frustrante e orribile. I consigli dei geni andrebbero interpretati… ed è per quello che diffido dei mantra da scatola di cioccolatini. Stay hungry stay foolish. Moriremo in ogni caso, quindi vai da qualche parte e vivi ogni istante come se fosse l’ultimo. Siamo strutturati per sapere queste cose. Anche i nostri malleoli sono consapevoli dell’esistenza di un momento in cui non saranno più malleoli, ma tessuti decomposti. E ai malleoli viene da correre, quando se lo ricordano. E corrono praticamente da soli, senza bisogno che il cervello elabori continuamente questa informazione. Perchè si, passiamo ogni secondo del nostro tempo a cercare di essere più felici, meno soli, o ad agitarci quando capiamo che non siamo nè allegri nè stazionati nel posto giusto. Lì davvero che sentiamo già, forte e chiaro, che cosa ci sta capitando… e non ci vuole un genio. Ci vuole un genio a incastrare i pezzi, a far funzionare l’improbabile, a creare qualcosa che non c’era. Perchè lì, per fortuna, i malleoli che corrono da soli verso un’idea lontana di felicità si trascinano dietro anche uno sciame di neuroni grossi come gattini. E allora succede che quello che si immagina diventi vero.
E lì ci vuole un genio… e tutti i panda coi pattini da ghiaccio sanno capire la differenza. E si accorgono che ogni genio che scompare dal mondo era davvero indispensabile.

Il mio feticismo per le vetrine è ormai noto. Questa è una vetrina di Berlino. Ci siamo finiti davanti mentre cercavamo una metropolitana che era segnata sulla mappa ma non era ancora del tutto ricostruita. Vicino a una metropolitana-fantasma, in mezzo alla neve, qualcuno col dono della sintesi ha messo insieme il rassunto tecnologico di una serie di ottime idee. Ma proprio idee spettacolari.

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