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What’s this, what’s this!

20 Dic

Il Natale è bello quando sei piccola, terrificante quando sei in delirio adolescenziale e assolutamente fantastico quando te ne vai di casa… perchè quando torni ti trattano da ospite. L’altro vantaggio di vivere a duecento sanissimi chilometri di luoghi della propria infanzia è che ti fai degli amici che sono conciati come te, con lo stendino di traverso in mezzo al soggiorno, padelle che agonizzano nel lavandino e una poltrona dove non ci si siede perchè è piena di panni, palle di stoffa e pupazzi che avevi perso un mese prima.
In realtà non è vero.
Accurate osservazioni empiriche mi hanno permesso di stabilire che solo a casa mia si fa teatro dell’assurdo, mentre le case degli altri sono addirittura adatte ad ospitare feste di Natale per 39-106 persone, che si presentano con vassoi di sfogliette appena sfornate e scodelloni di orecchiette con le cime di rapa della campagna natia. Quanto a me, ecco che cosa ho confusamente imparato dalle celebrazioni di questi giorni.

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C’è rigogliosità

24 Ott

Dimostrando poca lungimiranza e ancor meno buonsenso, la natura mi ama. Ma che dico, la natura mi vuole bene a tal punto da germogliare e verdeggiare, in cinque centimetri quadri di vasino di ceramica a forma di stella. In casa mia, dove le persiane impediscono alla luce di entrare e le palle di polvere peregrina sfrecciano avanti e indietro, ormai dotate di vita propria. E pure di favella.
Insomma, è un prodigio. Lo sterile terriccio – che si sospettava fosse composto al 98% di merda, ma ora che l’erba è davvero cresciuta ne abbiamo la matematica certezza – è pieno zeppo di vegetazione, non è più un inutile prato-in-potenza, è una vera e conclamata zolla lussureggiante!
Non so come sia capitato, ma suono trombette a festa.

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Per chi si fosse perso le precedenti puntate della fondamentale epopea del prato-stella ci sono Incanti nella valle – con l’acquisto del prato-stella e la conseguente riflessione sulle motivazioni che spingono la gente a parlare con le piante – e San Gennaro! – celebrazione dei primi coraggiosi germogli.

Perchè c’è speranza per tutti, anche per la figlia di una Distruttrice di Mondi.

San Gennaro!

10 Ott

ITSALIVEEEEEEEEEE! (tuoni e fulmini in sottofondo)
Nessuno al mondo ci avrebbe scommesso un euro – o almeno, nessuno dotato di un minimo di senso della realtà -, ma il prato-stella VIVE!
Contro ogni pronostico, contro ogni legge della fisica e della fotosintesi clorofilliana, il prato-stella STA GERMOGLIANDO!
Timidi fili d’erba sono spuntati dall’orrido ammasso di semi e non ho dovuto fare un bel niente, a parte buttarci su dell’acqua ogni tanto.
Sono sopraffatta dalla fierezza e dalla commozione.

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Per chi non avesse capito che diamine sta succedendo, la prima puntata dell’epopea del prato-stella: Incanti nella valle

 

Incanti nella valle

7 Ott

Con le piante non ci ho mai parlato. Parlo da sola, parlo coi piccoli animali, parlo con la gente e pure con le macchinette che iniziano una conversazione con me, tipo quella dei biglietti del treno e il casello meccanico dell’autostrada, ma non ho mai detto un bel niente a un fiore o a una pianta. Amore del Cuore aveva moltissime piante secche e desolate, ma salutarle quando ci si passava davanti sul ballatoio non è che aiutasse poi molto: sono rimaste secche, e basta. E anche da piccola, quando Madre s’era presa bene con l’orto in campagna, venivo utilizzata solo tangenzialmente nella grandiosa opera di crescita delle verdure. Non mi facevano innaffiare o legare i pomodori storti agli stecchini di legno, mi facevano strappare le erbacce infestanti… che va bene, era un’attività benefica per le nostre zucchine e la nostra lattuga, ma nociva per l’erbaccia che dovevo estirpare. Facevo del male a un gruppo di vegetali per farne prosperare degli altri, insomma, le mie caparbie manine erano strumenti di devastazione, anche se lo scopo finale – mangiare l’insalata super biologica – non era oggettivamente malvagio.
Visto che non strappo un’erbaccia da una quindicina d’anni e che mi sento di aver espiato ogni tipo di crimine contro il regno vegetale, mi sento pronta alla riabilitazione e, con grande risolutezza, ho deciso di schierarmi impettita tra le fila dei coltivatori di flora. Combatterò in silenzio, perchè continuo a pensare che sia cretinissimo parlare con della roba che vive in un vaso, ma cercherò di fare del mio meglio.
E dove sfogare tutti questi buoni propositi? Dove verificare il potere del mio pollice, che non si sa ancora se sia verde o cosa?
Per tutto questo, ci sono i prati a stella.

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Quindici piccoli svedesi

4 Set

HemsJo, YngsJo, Rationnell 1, Rationnell 2, Billy reggilibri 1, Bumerang, NyttiJa 1, NyttiJa 2, NyttiJa 3, Lustifik, Ingolf, Lerberg, Laiva, Billy reggilibri 2 e Frakta sono quello che ti succede quando partecipi al pellegrinaggio all’Ikea di chi deve arredare casa. Una casa che non è la tua in una città che è solo la tua vice-città, non la città principale. Vai all’Ikea e compri dei mobili come fanno tutti gli altri, perchè sei una persona comprensiva.

SBIRRO DEGLI SCONTRINI – Buonasera signorina, posso fare un controllo del suo scontrino?
TEGAMINI (che ama i poliziotti, quando è innocente) – CERTO!!!
AMORE DEL CUORE (innocente pure lui, ma refrattario all’autorità) – Ah, questi ladri, sempre fermi davanti alle casse…
SBIRRO DEGLI SCONTRINI – …si, mi dia anche il suo, per cortesia.

Grazie allo sbrirro degli scontrini – probabilmente uno degli uomini più ingannati del mondo – siamo però riusciti a svelare l’orrida dimenticanza della giornata Ikea. Come quando torni da supermercato, schianti le borse di plastichina puzzolente per terra e ti accorgi con raccapriccio che non hai comprato l’olio. E senza olio non puoi fare niente, in pratica. Ecco, ieri si sono scordati il mobile che ti serve avere vicino all’ingresso per buttarci su le chiavi quando entri. Amore del cuore è ossessionato dal mobile delle chiavi. Da quello e dalle mensole. Metteranno mensole da tutte le parti.
Comunque, senza mobile delle chiavi sarà durissima. Entreranno in casa e rimarranno lì sulla soglia, con le chiavi in mano e l’occhio perso e galleggiante, alla ricerca di qualcosa che non esiste. Dove appoggiare le benedette chiavi, come rinunciare al più elementare dei gesti automatici? Una cosa del genere può disgregare una mente, insinuare il tarlo del caos dove prima regnavano ordine e armonia.
Perchè ci vuole, un mobile delle chiavi.
Per dire, a casa Tegamini si usa una panchetta con su uno scolapasta. E bene che si sta.

La zoologia è trendy

26 Ago

Dopo il pallogatto aerostatico – che non mi è ancora arrivato – e la giocosa gallina – che vuole invecchiare per partecipare a qualche degno brodo, grande evento per tutte le galline che si rispettino -, persevero con gli acquisti eccentricamente zoomorfi.
A mia discolpa, dirò che mi hanno fatto lo sconto. Anzi, c’era il “se ne prendi tre te ne regalo uno”. E poi dai, anche nella vostra cassa toracica batte un cuore di cioccolato e glitter, un cuore bisognoso di appendere ai muri di casa dei giganteschi pavoni col parasole, dei fenicotteri sciantosi, delle giraffe che fanno i palloni con la cicca e delle papere aviatrici.
Ammettiamolo e basta, una buona volta.

Se ve la sentite, tutte le strambe stampe provengono da questo negozio Etsy > uNaturalInspiration

Galline in fuga

19 Ago

Le galline nate e cresciute in campagna fanno le uova meglio. La gallina di campagna fa delle uova piene di tuorlo, ma moltissimo. Ed è anche un tuorlo più arancione del tuorlo dell’uovo del supermercato, che è un po’ giallino, stinto e stentato. E lo dico con autorevolezza, visto che ho passato una settimana nella natura, con la vicina che continuava a portarci pomodori giganti e le uova sante dei suoi polli. C’è da dire, però, che i polli che non abitano negli allevamenti sono sempre spelacchiati. La gallina che ha deposto le uova che ho mangiato ieri, per esempio, era stata azzannata da un cane due giorni prima, azzannata al culo. Ora va in giro senza le penne del didietro e sembra una mezza gallina, così, per metà esposta al vento e agli elementi. Mi sono subito chiesta che cosa fosse capitato alle uova che conteneva… se un cane morde il culo di una gallina e la gallina lì ci mette le uova da deporre, che cosa succede a quelle uova? Si rompono? Si schiacciano? Non si sa. Le uova che ho mangiato io non erano strapazzate. Ho mangiato uova sode, non frittatine. Ma la vera domanda è ben altra… che uova è lecito aspettarsi da una gallina di plastica?

Dopo aver pranzato nel palazzo che ospitò la serafica scena della sega elettrica di Scarface e aver pericolosamente sonnecchiato sotto un ombrellone multicolore in mezzo all’infinita sabbia bianca di South Beach, ho fatto quel che l’America si aspettava da me: ho comprato una stronzata.
E ora, ho una borsa a forma di gallina.

Oltre a posizionarmi un gradino sopra a Chiara Ferragni, la borsa a gallina si è subito rivelata un oggetto stimolante.

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Adorabili stranezze che dovreste comprarmi

19 Lug

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Gatti grassi antigravità

12 Lug

Quando ero piccola, credevo che le persone grasse fossero capaci di volare.
Se ci pensiamo un secondo, è tutto piuttosto logico: la forma standard di un grasso è molto simile alla forma di un palloncino. Il palloncino vola. I grassi volano.
Sciambala!
…dopo aver raccontato questa brillante teoria a Madre – flagello dei mondi e unica creatura dotata di uno scheletro di adamantio non artificiale – si decise di licenziare Aristotele e di mandarmi alla scuola pubblica con tutti gli altri bambini normali, sperando nel benefico influsso della loro compagnia. Gente che sa che una persona non può essere ripiena d’elio. Gente che a matematica, quando la maestra chiede di disegnare un insieme con dentro nove elementi, disegna nove cubetti e non nove sirenette super-accessoriate multicolor. Gente che non ha la fissa dei pic-nic a base di saccottino all’albicocca e thermos di tè, da trasportare rigorosamente in un lunch-box fatto a cuccia di Snoopy.
Credo sia superfluo dire che non funzionò.
Certo, ci fu qualche lieve miglioramento, ma ho continue ricadute. Mi sorprendo a pensare che il Bancomat regali i soldi, chiedo scusa ai pupazzi se li faccio cadere e dialogo coi piatti, cercando di convincerli a lavarsi da soli.
Se scrivessi, tutto questo sarebbe un fulgido papocchione di realismo-magico, con le dimensioni parallele, gli animali parlanti, i flashback a occhi aperti, ascensori che viaggiano nella tua anima e via così.
E invece no.
Invece, è un insieme di circostanze onirco-strambe che mi porta ad acquistare articoli di questo tipo:

Lo vedo.
Lo so.
Ho comprato un pallogatto areostatico.
Una collana che smentisce i miei antichi principi – non importa se sei un umano grasso o un gatto grasso, volerai – ma che, allo stesso tempo, riesce a ricordarmeli continuamente – nonostante la sua visibile pinguedine, questo gatto grasso ha bisogno del palloncino perchè non è in grado di volare davvero.
Sul pallogatto areostatico si potrebbe fondare un impero del pensiero. E poi, è adorabile.
E non escludo che, una volta indossato con l’orgoglio che merita, mi farà decollare.

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Per chi volesse esplorare gli angoli più reconditi della sua psiche, il pallogatto areostatico arriva da Hey Chickadee – e no, non mi hanno pagato per dirlo.

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