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Chiavi di ricerca festive, vol.10/millemila

27 Dic

Basta col Natale. Siamo grassi, esasperati dai parenti, tutti appiccicati d’uvetta ed esattamente stronzi quanto l’eravamo prima. Anzi, di più, che magari ci siamo sbattuti ad andare a cercare i regalini belli e a noi sono toccate cotenne di maiale e zolle di terra con su un fiocco. Basta con le musichette nei negozi e l’angoscia da pacchetto venuto male, basta coi consigli gastronomici su come riciclare gli avanzi e con le interviste agli anoressici iperattivi che la mattina di Santo Stefano vanno a correre al parco. E i buoni propositi? E vostro padre che vi allontana dalla lavastoviglie perchè solo lui può riempirla, anzi, solo lui SA come riempirla. E lo spauracchio del sottaceto che ruzzola sulla tovaglia della festa, devastandola senza rimedio? E il “ma non buttarla via, quella carta da regalo lì”, indicando una roba che sembra finita sotto a una mandria di zebù inferociti, una carta che neanche il neonato bambin Gesù riuscirebbe a restaurare. Ma perchè. Perchè. I tortelli che si rompono, l’arrosto che si sbriciola quando lo tagli. I bambini che ti prendono in giro se credi ancora ad entità sovrannatural-benefiche che arrivano a portarti i doni.
Basta, non ne posso più. Scappiamo… sacripante! Fuggiamo nel bislacco mondo delle chiavi di ricerca di Tegamini, lasciamoci sollazzare dalla sventatezza altrui e lanciamoci pezzi di panettone. E innoviamo, anche. Innoviamo con l’insiemistica, l’unico argomento della matematica che io abbia mai vagamente compreso.

Che è successo dunque, tra le keywords di Tegamini?
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L’amore decolla a dorso d’alpaca

15 Feb

Non tutti sanno che San Valentino fu decapitato. Anzi, decollato, come dicono quelli con un lessico rispettabile. Personalmente, sentir dire che San Valentino fu “decollato” scatena in me una serie di immagini di una blasfemia unica e rarissima. Tipo, San Valentino che vola, con l’ausilio di un’armatura come quella di Iron Man, solo un po’ meno cromata e un po’ più tardo-romana. O San Valentino con quei cappelli-elicottero che solo l’Ispettore Gadget riusciva a far funzionare. Anzi, che solo il cane dell’Ispettore Gadget sapeva far funzionare, visto che quello che mandava avanti la baracca era lui, non di sicuro Penny o quel babbeo di suo zio. Insomma, già non sono predisposta alla fede, figurati poi alla devozione festiva nei confronti di un santo volante a cui è stato accidentalmente appioppato il ruolo di protettore e custode degli innamorati.
Insomma, San Valentino non è che mi intrighi più di tanto. Non mi irrita, ma tendo a fottermene con eleganza. O almeno, così facevo, prima di scoprire un fatto in grado di convertirmi per l’eternità. Perchè le bestie ci salvano dal cinismo. Le bestie vengono in nostro soccorso, trottano, nuotano e strisciano verso di noi, per salvarci da questo gorgo di spocchiosa superbia e allergia da Baci Perugina. Un sapiente segnalatore e paladino dell’amore (viva Matteo) ci fa sapere che agli animali fotografati dal National Geographic San Valentino piace di brutto. È un tripudio di nasi che si toccano, baci, muflonate e smancerie. La cosa susciterebbe in me una sovrana indifferenza, velata da una punta d’incazzatura, se non fosse per l’inaspettata presenza, tra questi romantici rappresentati della fauna terrestre, dell’indiscusso eroe dell’universo: il benamato alpaca.

Poco importa che questa sia una tritissima foto mamma-cucciolo, foto che sicuramente l’esimia rivista naturalistica ha riciclato da qualche altro coccoloso slideshow sulle famiglie animali più tenere del globo, non è questo il punto,  checcefrega, c’è l’alpaca! Qui ci sono degli alpaca che si vogliono un casino di bene. Ed è subito prodigio. Una sensazione liquida e corroborante mi inonda il cuore. Mi pento. Mi dispiaccio. Rimpiango di non aver celebrato San Valentino con devozione e trasporto, di non aver rotto i coglioni al fidanzato perchè mi portasse a cena, a mangiare delle pietanzine di strane forme, impiattate in recipienti dall’aspetto ancor più bizzarro, in mezzo ad altre coppiette con i ragazzi in giacca e le ragazze coi capelli ingessati di lacca dell’Esselunga e un bastardo che va in giro a suonarti il violino nelle orecchie e i cingalesi fiorai che cercano di ficcarti le rose anche negli occhi. Ecco, mi pento, perchè se fossi una brava persona, dovrei fare come l’alpaca, dovrei credere anch’io in San Valentino e vagare per la città con un lucchetto, dei PELUSC con un cuore ricamato sul culo e un cuscino di Lupo Alberto che guarda adorante la sua gallina. Ma per fortuna ho compreso i miei sbagli e ho la possibilità di rimediare. Perchè sbagliavo, a vederla in quel modo. Ero miope e ignorante, ma ora sono salva, perchè l’alpaca sa il vero.
Ed è quindi con convinzione e fervore che vi esorto a convertirvi, perchè l’alpaca sa quel che è meglio per tutti. E dovremmo ascoltarlo.

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