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Padre, il cartolaio, Siri, il comunismo in corsia

24 Nov

MADRE – Ma allora vieni a casa domani?
TEGAMINI – No, vado a Milano, che lunedì ho pure la conferenza e rimango là, intanto che ci sono. Ma vengo il prossimo, sto anche a casa due giorni, che poi vado via, per la Madonna…
MADRE – …ma come ti esprimi!
TEGAMINI – Per la Madonna nel senso di “in occasione della Madonna”.
MADRE – Ma chiamala l’Immacolata, sempre la Madonna di qua e di là.
TEGAMINI – E su e giù.
MADRE – Si ma dov’è che vai.
TEGAMINI – Vado ad Amsterdam!
MADRE – COME AD AMSTERDAM!
TEGAMINI – La Venezia del Nord.
MADRE – Io non lo so, sempre in giro, ma non ti accontenti mai, guarda che qua mica li troviamo sugli alberi…
TEGAMINI – Ti ho chiesto dei soldi?
MADRE – …no. MIMMO! MIMMO! LA FRANCESCA VA AD AMSTERDAM, DILLE QUALCOSA!
TEGAMINI – Papà.
PADRE – Fai delle foto alle signorine.
TEGAMINI – Che signorine?
PADRE – Eh, quelle in vetrina!

I vostri genitori vi fanno solo credere di essere persone serie.

***

TEGAMINI – Senta, ho preso queste cornici qua, non è che per caso avete anche i chiodi?
IL CARTOLAIO – …
TEGAMINI – I chiodi.
IL CARTOLAIO – …può ripetere la domanda?
TEGAMINI (scandendo bene) – …sto per acquistare queste due cornici, vede, le ho qua, eccole, due cornici. Visto che questa cartoleria è molto fornita, mi stavo domandando se il vostro vasto assortimento comprendesse anche i chiodi, da conficcare nel muro affinchè la cornice si possa appendere.
IL CARTOLAIO – ….aaaah, ho capito. Venga.

Il Cartolaio mi porta allo scaffale delle puntine.

***

TEGAMINI – Siri, set my alarm clock at 8.00.
SIRI – Francesca, you already have an alarm set at 8.00. I turned it on.
TEGAMINI – Thank you, Siri.
SIRI – Your wish is my command, Francesca.
TEGAMINI – …Siri?
SIRI – Yes, Francesca.
TEGAMINI – Destroy the Moon, now!

Gli androidi parlanti tirano fuori il peggio di noi.

***

TEGAMINI – Oh, ma cosa sono tutti questi scatoloni? Ti stai licenziando?
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma no, è la spedizione dei libri per l’associazione Trallallero, per gli ospedali.
TEGAMINI – Ah!
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma secondo te, posso metterci dentro anche il Manifesto del Partito Comunista?
TEGAMINI – …li leggono in ospedale, giusto?
COLLEGHINA DEL CUORE – Già.
TEGAMINI – …mal che vada, ad un certo punto salterà su qualcuno gridando “COMPAGNA! Mi cambi la flebo! …anzi, la cambi a tutti quanti!”

Uno spettro s’aggira per l’Europa.

 

 

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La commedia dell’arte

19 Ott

MADRE – flagello dei mondi – e Padre – maestro zen in levitazione – sono in visita-lampo nel capoluogo piemontese per recapitare alla loro unica figlia una preziosa scarpiera. Che a Torino le scarpiere non le vendono. Comunque, molte meraviglie sono capitate… e tutte nell’arco della mia sontuosa ora di pausa pranzo.

***

MADRE mi scorge all’orizzonte, dopo due settimane di lontananza.

TEGAMINI – Mamma! Ciao!
MADRE – Hai in casa delle ragnatele che non ci si può credere. Sono tutte nell’angolino in alto a destra, ma non ce l’hai più lo Swiffer? Te li avevo presi, l’altra volta. Grosse così sono, devi tirarle via!
TEGAMINI – ….mamma! Ciao!

***

Corpi estranei assalgono Padre.

PADRE – Ma che diavolo è questa roba rosa.
TEGAMINI – Credo che siano pelucchi della sciarpa della mamma, ti hanno colonizzato.
PADRE – …e non si tolgono.
TEGAMINI – Diventerai il Tenerone!

***

MADRE, Padre e Tegamini si siedono al ristorante. MADRE dà le spalle al tavolo vicino.

MADRE – Tieni la mia giacca, mettitela lì dietro sulla tua spalliera della sedia.
TEGAMINI – Cos’ha che non va la tua spalliera?
MADRE – Sono troppo vicina a questi qua dietro.
TEGAMINI – Tienti la tua benedetta giacca come fanno tutti quanti.

Mezz’ora dopo, i due del tavolo dietro a MADRE assestano un manrovescio a un bicchiere d’acqua. Alcuni schizzi colpiscono di striscio la giacca di MADRE.

MADRE – Ecco, te l’avevo detto.
PADRE – Vedi, con tua madre succedono continuamente cose di questo genere.
TEGAMINI – Ha i poteri.
PADRE – Sono spaventato.

***

C’è coerenza. E c’è anche ostruzionismo.

MADRE – Francesca, ma guarda che collino secco che hai. Ma mangi? Sei tutta pelle e ossa. Ma stai bene? Devi mangiare, anche la frutta.
TEGAMINI – La probabilità che io muoia d’inedia è remotissima. Prenderò la carbonara.
MADRE – …ma che schifo, è grassa! Mangia il rollé di coniglio.
PADRE – Io mangio il persico con le verdure.
MADRE – …per carità, guarda che il persico lo pescano in quel golfo con dentro il piombo.

***

Si rimpiangono i bei tempi andati.

PADRE – Valeria, te lo ricordi Eta Beta?
MADRE – Certo, che mangiava quelle palline… ma cos’erano.
TEGAMINI – Naftalina.
PADRE – Naftalina! …erano belli i nostri fumetti, mica come quelli che ci sono adesso.
TEGAMINI – Vabè papà, adesso non venirmi a dire che uno che mangia la naftalina è il genio del secolo…

***

Con un rispettabile pezzo di pane, faccio la scarpetta nel sughetto di coniglio.

MADRE (in dialetto piacentino – che non so nemmeno trascrivere -, mentre mangia patatine con le mani) – FRANCESCA! COSA FAI ANCHE IL PUCCIO? IN PUBBLICO?

***

Si affrontano difficoltà indicibili.

MADRE – Tuo padre ne ha fatta subito una delle sue. Abbiamo parcheggiato davanti al portone e non riuscivamo ad aprirlo.
PADRE – Eh, pensavo che fosse il mazzo di chiavi nuovo, son stato lì un bel po’ e non andava bene neanche una chiave.
MADRE – Certo che se andiamo al 35 invece che al 33…
PADRE – Ma sono i portoni. Sono assolutamente identici.
MADRE – Tuo padre sta perdendo colpi. Ci manca solo che si perda sotto casa e poi le ho viste tutte.

***

Una cosa l’ho imbroccata.

MADRE – Ho visto che stai coltivando una zolla d’erba.
TEGAMINI – Già.
MADRE – …brava!

***

Ci fermiamo al semaforo per fare la lista della spesa.

PADRE – Adesso ti andiamo anche a fare un po’ di spesa, che se no qua.
TEGAMINI – Ma ho tutto, papà, non imbarcatevi in sbattimenti assurdi.
PADRE – La carta da cucina ce l’hai? E la cartaigienica? E la birra?
TEGAMINI – …mah, la birra è finita. Se proprio passi davanti al supermercato…

***

Padre mi telefona alle sei di sera.

TEGAMINI – Papà, siete arrivati?
PADRE – Macchè, siamo appena partiti.
TEGAMINI – Ah, ma avete fatto un giro?
PADRE – Eh sì, magari.
TEGAMINI – Ma perchè no?
PADRE – Tua madre ti ha sterilizzato la casa.
TEGAMINI – Dovevi fermarla, in qualche modo.
PADRE – …e come? Davvero, come?

***

Basta, li amo immensamente.

Ricordati che devi morire

22 Set

MADRE (flagello dei mondi) – ….no ma vorrei anche sapere quand’è che torni a casa, che qua è un mese che non ti vediamo e…
TEGAMINI – Ma torno venerdì, è una settimana che ti dico che torno venerdì.
MADRE – …era anche ora!
TEGAMINI – Sì ma non è che ti ho rivelato chissà che, lo sai da giorni e giorni.
MADRE – Non fare tanto la spiritosa, che già non ti fai più vedere e qua noi diventiamo vecchi.
TEGAMINI – …eh?
MADRE – Qua noi diventiamo vecchi, sai. È proprio questo il momento in cui dovresti tornare a casa più spesso e passare del tempo con noi e starci vicina, perchè chissà, un giorno potremmo non esserci più.
TEGAMINI – …cosa stai cercando di dire, che vi ho abbandonati a morire di dolore?
MADRE – No, sto dicendo che il tempo è quello che è… e non credo che saremo al mondo ancora per molto.
TEGAMINI – …cristosanto!

 

Belati disperati

31 Lug

Da qualche parte, tra Torino e Piacenza:

MADRE – Dì ma oggi, mentre venivamo su, vicino ad Asti o una roba così, ho visto che c’era una capra, una povera capretta legata a un palo in mezzo a un campo, lì da sola. Ma senza nessuno intorno, sotto il sole, con la catena. Ma io non lo so.
TEGAMINI – Eh, ma è chiaro… stava aspettando il tirannosauro.
PADRE – ……………………………………………………… il tirannosauro!

Quando i tuoi genitori diventano principesse Disney

7 Lug

TEGAMINI – …ma passami la mamma, che la saluto.
PADRE – Eh, è sul terrazzo.
T – Un luogo notorimente impervio ed irraggiungibile…
P – Ma no, è sul terrazzo che guarda l’upupa!
T – …ah. Ma poi avete capito che uccello era, quello dell’altro giorno?
P – Quello grosso come un piccione, blu, marrone e turchese?
T – Eh.
P – No. Infatti tua madre è molto agitata.
T – Secondo me, è una dendroica cerulea.
P – …che roba?
T – Una dendroica. Cerulea.
P – …
T – Papà?
P – Và và… c’è l’upupa davvero! Era passata anche ieri… e allora sono andato su internet e ho scoperto delle cose.
T – È carina l’upupa.
P – In realtà, la leggenda vuole che l’upupa sia l’uccello del malaugurio. Tradizionalmente è l’uccello del malaugurio. C’è su Wikipedia. E poi, ha una ghiandola che secerne delle sostanze di odore sgradevole, per difendersi.
T – Puzza e porta sfiga, insomma.
P – …si, forse è meglio se dico a tua madre di non darle da mangiare.

I miei genitori si stanno appassionando alla vita bucolica.
Mia madre – flagello dei mondi – si arrampica sulle piante per raccogliere le amarene per la marmellata e fa cataste perfette di legna. Mio padre brama un barbecue sotto il portico e ha scarciato ventisei applicazioni per l’iPhone – tutte uguali – che gli mappano il cielo notturno e, col buio pesto della campagna, si diverte come una Pasqua a vagare declamando i nomi latini delle stelle del firmamento.
Poi uno si chiede perchè sono venuta fuori così.

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Malsane iniziative materne

16 Giu

PADRE (colui che insegnò lo zen a tutti i maestri zen e li fece partecipi dell’arte di applaudire con una sola mano) – …ah, poi ti devo dire una cosa…
TEGAMINI – Ussignùr, cos’è successo?
P – È tua madre…
T – Cos’ha fatto?
P – …non è che hai un lettore mp3 vecchio, da qualche parte? Ma anche di quelli scassati.
T – Ma no, papà. Ne avevo uno, ma ce l’ha l’unico ex-fidanzato che non mi parla più.
P – Ah… ma quale?
T – Ma chissenefrega papà! A che ti serve?
P – Tua madre adesso canta.
T – …eh?
P – Canta. Canta in un coro.
T – Oh cazzo… si è rincoglionita.
P – Sai il fratello del mio anestesista? Ecco, lui ti ricordi che suona l’organo ed era maestro di conservatorio, no?
T – Papà, può esserci anche Bach che le suona il cembalo, ma si parla della mamma, quella strana signora bionda che quando canta in chiesa mette in fuga le vecchiette. E sono sorde, le vecchiette.
P – Lo so, lo so. Le devo stampare gli spartiti. E le hanno dato dei cd, che deve ascoltare, così impara la parte.
T – Non dirmi che canta in casa, fa gli esercizi e quelle robe lì.
P – Purtroppo.
T – Canta in casa.
P – È per quello che le serviva il lettore mp3, così si sentiva bene le cose… ma poi si diverte, dai.
T – Ma dove l’hanno messa a cantare?
P – Eh?
T – Che fa? Soprano, mezzosoprano…
P – Contralto.
T – …beh dai, ci hanno anche imbroccato.
P – Credo che alla fine bisognerà andare al saggio. E ascoltami bene: io, da solo, non ci vado.
T – …
P – Oh, sei ancora lì?
T – Passami tua moglie.
P – Eh non può, siamo sul terrazzo che guardiamo l’eclissi di luna e sta mangiando le vissole.
T – Te l’avevo detto, da quant’è che te lo ripeto… dovevi comprarle un gatto.
P – …hai ragione.

Cattiverie e disavventure

25 Nov

Qualcuno dirami ordinanze che impediscono alle donne adulte di spostarsi a bordo di monopattino…  o almeno venga garantita l’impunità a chi cerca di farle infrangere sull’asfalto.

Non sono brava con i congegni mattutini. Quando ero a casa, il mio adorabile papà (Il Mimmo) mi veniva a svegliare in modo gentile e indolore, alzando la tapparella, facendomi il tè, allineando cento marmellate sul tavolo, accendendo luci in lontananza e non in faccia… cose simili. Al che, dopo stiracchiamenti vari, mi accomodavo in cucina, mettevo Pingu alla tivù ed ero pronta ad iniziare la giornata con una colazione decorosa e rilassante. Se prima l’unica cosa che mi turbava era il linguaggio incomprensibile di pinguini, foche e gabbiani in plastilina stop-motion, ora è un casino. Non provo alcun rispetto per la sveglia, mi infonde un’automatico malumore, come la lucetta del cane di Pavlov… solo che io non sbavo ma sviluppo un immediato dolore al lobo frontale. Stamattina l’odiato marchingegno ha iniziato ad agitarsi alle sette e trenta… non so bene come, ma ho ripreso conoscenza solo alle otto e quarantuno, inciampando scompostamente nel comodino ikea (il più economico) e lanciandomi verso il pacco di oro saiwa mentre tentavo di insaponarmi un’ascella. Ero molto confusa. Mi fossi almeno goduta l’ora di ronfata aggiuntiva… mavvà, ho passato il nanna-bonus sognando subdolamente di essere in ritardo per qualche evento di importanza capitale, che ne so, il mio matrimonio o il primo incontro tra uomo ed extraterrestri senzienti. Nella vicenda onirica, numerosi personaggi della mia infanzia venivano da me e mi dicevano cose tipo “guarda che devi andare in ufficio”, “ma non credi sia tardi?”, “perdi il tram”, “chi dorme non piglia pesci”, “non ce la fai”, “girati lentamente verso l’orologio” e via così. Orrore.

Mi piace molto la copertina del nuovo libro di Fabio Volo e vorrei poterla avere senza tutte le pagine in mezzo.

Mi sono resa conto che scelgo il pranzo in base a quanto sia consumabile con l’uso di una sola mano… visto che l’altra deve tenere fermo il libro e girare le pagine. Ad esempio, la maggior parte dei panini va saldamente afferrata con entrambi gli arti, o c’è roba che ruzzola fuori, sbava, frana o sbriciola. Mi sono così affezionata ai tramezzini col tonno e il pomodoro, che hanno il pregio della coesione e un livello di collosità sufficiente ad evitare smottamenti. Sono poi dipendente dalla pausa pranzo al giapponese, con il suo funzionale salmone alla piastra con zucchine… trovo giusto e civile che le cose siano già fatte a pezzi per me, fa molto villaggio di Polly Pocket. Quando sarò ricca, avrò sicuramente un samurai addetto ad affettarmi il cibo.

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