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I viaggi dei vecchi

10 Gen

Da piccola mi leggevano racconti edificanti. Uno dei preferiti di MADRE era quello di San Francesco che va a Gubbio per ingiungere al lupo locale di redimersi e diventare un grosso cagnone domestico. Il titolo era ben poco evocativo – San Francesco e il lupo di Gubbio – e mi riempiva d’indignazione. Che c’entrava San Francesco in tutta quella storia? Perchè mai doveva andare dal lupo di Gubbio e dirgli quel che doveva fare? Non ce l’aveva già un padrone? Non poteva pensarci Gubbio, a educare il suo benedetto lupo? Che aveva di meglio San Francesco, i superpoteri? Per anni ho cercato d’immaginare che tipo fosse Gubbio, che lavoro facesse e cosa l’avesse spinto a farsi carico di una bestia selvaggia e pericolosa, una creatura che mangiava i ragazzini e poteva essere blandita solo dai santi. Una vita infame, povero Gubbio. E adesso non è che gli vada meglio.

MADRE – La parrocchia si è messa a mandarmi i volantini dei viaggi, come ai rincoglioniti.
TEGAMINI – Che emozione, i viaggi dei vecchi!
MADRE – Lascia perdere, senti qua che roba. Viaggio di primavera a Gubbio, città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Cristo santo!
MADRE – E sul foglio c’è la foto della città con di fianco Don Matteo che va in bicicletta, con la tonaca che sventola.
TEGAMINI – In discesa, scommetto. Don Matteo non ha mai fatto una salita.
MADRE – Certo, va in discesa. Ma ti sembra? Città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Eh, è imbarazzante, hai ragione.
MADRE – Ma con tutte le cose belle che ci sono a Gubbio, che bisogno c’era di tirare a mano Don Babbeo?
TEGAMINI – …eh, sarà per le pecorine del Signore.
MADRE – …ma Francesca!

Che diavolo è capitato ai Minipony

5 Dic

Allora, al professore avevo proposto due argomenti. Uno era da personcina posata – e non me lo ricordo, purtroppo -, l’altro era un trattato sul collezionismo transgenerazionale di giocattoli coi Minipony come caso di studio. Una roba di immane solidità. Giustamente esasperato da stuoli di miei serissimi coetanei che arrivavano lì con scalette d’immane dettaglio sul più tetro periodo dell’espressionismo tedesco, il buon docente mi ordinò di fare “quella coi giocattoli” e poche balle. Fu così che, al secondo anno di specialistica nell’università che continua ad avere Mario Monti come presidente – uno che fa piangere le donne con la sua mera presenza -, conquistai uno strambo trenta e lode parlando di cavallini colorati. E pure l’unico del corso, mica pan di stelle e miniciccioli. A pagina due, sotto l’indice, avevo piazzato un intricatissimo fregio fatto di Minipony che si rincorrevano festanti, tanto per mettere subito le cose in chiaro.
Più o meno contemporaneamente, MADRE aveva rinvenuto in cantina uno scatolone di Minipony che credevo perduti per sempre. Tutti quelli della mia infanzia. C’erano i primi degli anni Ottanta, quelli bombatissimi, che sembravano un po’ delle teiere, i Pegasi, con le ali e il cornino, quelli mignon, che avevano più capelli che massa corporea, quelli con il terrazzino sulla chiappa, una specie di conchiglia dove poteva comodamente alloggiare un altro amico animale – il mio aveva un’ape gialla – e via così. È che lo scatolone era finito nel pezzo di cantina che s’era allagata un dieci anni prima e tutti i Minipony erano lerci da far spavento, mezzi radioattivi.
Finì che c’ero io che scrivevo la tesina, con MADRE nella stanza di fianco che metteva a bagno cavalli vintage in tinozze d’Amuchina. E li pettinavamo a turno, col balsamo e le spazzoline apposta. Perchè ogni Minipony ha la sua spazzolina. E non vi dico a farli sgocciolare, perchè il Minipony è cavo, dentro. L’unico posto da dove l’acqua può defluire è il culo del ronzino, quindi creammo una struttura apposita che tenesse dritti i cavallini e li lasciammo lì, mezzi seduti sul bordo della vasca da bagno, col sedere che zampillava acqua.
Pochi mesi dopo, mi perquisirono con grande sospetto al JFK perchè andavo in giro con un gigantesco Pinkie Pie di pezza sotto il braccio. E dove dovevo metterlo, nella valigia, come un criminale? Giammai! Urlando a tutti che il Minipony era con me e che nessuno gli avrebbe messo le mani addosso, m’imbarcai sull’aereo più triste del mondo. Visto che sono fortunata, Pinkie Pie usufruì del sedile vuoto di fianco al mio, con tanto di cintura di sicurezza e copertina. Le hostess mi guardavano con quella gentilezza titubante che si tiene da parte per gli scemi del villaggio, che non si sa mai, bisogna essere cauti, metti che diventano aggressivi.

Insomma, la mia storia romantica coi Minipony è lunga e appassionata. Non ne avevo tantissimi – perchè MADRE era in qualche modo riuscita a farmi credere che i giocattoli costassero come le automobili -, ma quelli che avevo erano spettacolari. Mi avevano anche regalato la STALLETTA, ad un certo punto. Più che a una stalla, quell’affare somigliava a una pasticceria, ma mi faceva immensamente felice. Perchè c’è tutta una magia, nel mondo fatato dei Minipony… e non aveva niente a che vedere coi cartoni animati, che erano cretinissimi, ma proprio coi cavallini in quanto oggetti adorabili, d’infinite forme e colori. Erano proporzionati, allegri, teneramente tozzi… e non facevano un bel niente. Stavano lì, ad aspettare che qualcuno li facesse galoppare. Ce n’erano un paio con le ali che si potevano far frullare, va bene, e c’erano un casino di mezzi di trasporto per Pony – lo scooter, il carretto, la bici con rimorchio… che mi chiedo adesso se fosse un modello di biga, almeno a livello concettuale -, ma i cavallini erano semplici. Cavallini semplici per immaginazioni complesse.

E sarò una vecchia rincoglionita, piena di pregiudizi e devastata da reumatismi invalidanti, ma non venitemi a dire che questo abominio è un Minipony.

Dunque, Princess Celestia fa tutto e ha tutto. Sbatte le ali – non sono neanche delle ali, sono dei paracadute cangianti color coda-di-sirena -, parla, ha la corona, la pettorina e la criniera di sei colori – che tocca terra -, è alto tipo trenta centimetri, ha le gambe ricamate e un corno glitterato. Probabilmente se gli si ficca uno spinotto su per il naso si mette anche a lampeggiare. Avrà degli scomparti segreti sotto agli zoccoli. Gli si potrà dare da mangiare della roba, che uscirà dall’altra parte in palline d’oro a forma di cuore, cuori d’oro che levitano. Brilla al buio, di sicuro. Avrà bestie e codini per adornare il già pesantissimo crine. E poi? Che altro vogliamo aggiungere? Ma mettiamogli pure un DolceForno nel cranio, facciamogli sparare dei laser dalle pupille.

L’orrore.
Non è un Minipony, è una passeggiatrice super-accessoriata.

Il mio cuore è spezzatissimo.
Ecco, adesso mi sono agitata.

Contest! I vostri Tegamini – Gaia e il “tegamino da comodino”

1 Nov
In questa mattina di festa sono stata svegliata all’alba e costretta a vestirmi bene perchè c’era da andare in chiesa a sentire MADRE che cantava col coro. Un coro che si sposta su e giù per il Piacenzashire (ovunque ci sia una parrocchia con l’organo e una degna acustica) allietando i fedeli con nobili canti di illustri compositori – il che, va detto, gioca a loro favore… perchè di gente che sbraita GRAZIESIGNOREGRAZIEGRAAAAZIE con la chitarrina e i tamburelli a sonagli non se ne può onestamente più. A livello concettuale, dico, perchè non è che frequenti molto. Comunque, MADRE è nei contralti… insieme a Wolverine, al Dr Manhattan, alla guardia scelta di Re Leonida e ai veri duri, perchè solo le fighette e gli eunuchi vanno a finire nei soprani.
Insomma, dopo essermi sorbita la messa e la sorprendente performance canora del coro – sono bravissimi, nonostante la presenza di MADRE – mi è stata inflitta una sessione di pulizie delle tombe di famiglia, seguita da un caffè al bar dei vecchi del paese, dove ho anche avuto il piacere di sfogliare il quotidiano La Padania, così, come esperimento antropologico. Dovete sapere che lì sopra, ad esempio, le previsioni del tempo sono iconograficamente secessioniste: c’è solo mezza cartina dell’Italia. Che dovrebbe fare, mi chiedo, un buon padano con qualche consanguineo in spedizione lavorativa (coatta, sia chiaro) in terronia? Se volesse sapere che tempo fa laggiù, tanto per sincerarsi delle probabilità di sopravvivenza del proprio valoroso congiunto, esiliato in una landa inospitale? È anche vero che c’è ben poco da scoprire, con le previsioni del tempo del sud Italia: i terroni han sempre il sole e sono in spiaggia tutto il giorno, tanto mica devono andare in ufficio, loro.
Ma evitiamo di guardare dentro l’abisso più a lungo del necessario.
A farmi ritrovare il sorriso arriva Gaia, con un Tegamino davvero splendido e pieno di buone intenzioni dal punto di vista recensorio.

***
GAIA
from Giramenti
ci manda un “tegamino da comodino”, così dicendo:

Trattasi di “tegamino da comodino”, fu scatola per beoni – giuro d’averla ricevuta vuota – ora ricettacolo per libri da recensire. Quelli lì sono i primi in lista, poi vengono gli altri, a quel punto il tegamino si estende al resto della casa. Un tegamino in espansione, come l’universo.Vorrei rassicurare gli autori – soprattutto quelli dei tomi usciti postumi – sulla mia effettiva capacità di recensire tutto e tutti entro questa vita. Ho comunque lasciato detto ai miei eredi di continuare la mia nobile opera, soprattutto se si tratta di stroncature… ché le recensioni buoniste riescono bene anche agli stupidi.


***

Non solo veniamo a sapere che ogni gentiluomo che si rispetti utilizza, nei momenti di acuta ebbrezza, una scatola per beoni e non, badate bene, una volgare e poco ergonomica bacinella di plastica, no, veniamo anche a sapere che c’è speranza per ogni oggetto. Anche una scatola per beoni può, un giorno, essere destinata a un’occupazione più nobile e dignitosa, può camminare a testa alta, sicura e fiera del proprio futuro, un momento magico in cui non dovrà più contenere succhi gastrici e obbrobri mal digeriti. Perchè anche una scatola per beoni può trasformarsi in un Tegamino pieno di felicità.
Gaia ci parlava di libri… e guarda dove siamo andati a finire.
In ogni caso, grazie davvero per la spavalda partecipazione… un abbraccio e un sonoro in bocca al lupo per la conquista del Paccozzo del Mistero!

Per capire di che diavolo stiamo parlando, il post con le istruzioni per partecipare al contest, perchè vi vorrei fare un regalo. Santi numi, c’è tempo fino a venerdì.

La commedia dell’arte

19 Ott

MADRE – flagello dei mondi – e Padre – maestro zen in levitazione – sono in visita-lampo nel capoluogo piemontese per recapitare alla loro unica figlia una preziosa scarpiera. Che a Torino le scarpiere non le vendono. Comunque, molte meraviglie sono capitate… e tutte nell’arco della mia sontuosa ora di pausa pranzo.

***

MADRE mi scorge all’orizzonte, dopo due settimane di lontananza.

TEGAMINI – Mamma! Ciao!
MADRE – Hai in casa delle ragnatele che non ci si può credere. Sono tutte nell’angolino in alto a destra, ma non ce l’hai più lo Swiffer? Te li avevo presi, l’altra volta. Grosse così sono, devi tirarle via!
TEGAMINI – ….mamma! Ciao!

***

Corpi estranei assalgono Padre.

PADRE – Ma che diavolo è questa roba rosa.
TEGAMINI – Credo che siano pelucchi della sciarpa della mamma, ti hanno colonizzato.
PADRE – …e non si tolgono.
TEGAMINI – Diventerai il Tenerone!

***

MADRE, Padre e Tegamini si siedono al ristorante. MADRE dà le spalle al tavolo vicino.

MADRE – Tieni la mia giacca, mettitela lì dietro sulla tua spalliera della sedia.
TEGAMINI – Cos’ha che non va la tua spalliera?
MADRE – Sono troppo vicina a questi qua dietro.
TEGAMINI – Tienti la tua benedetta giacca come fanno tutti quanti.

Mezz’ora dopo, i due del tavolo dietro a MADRE assestano un manrovescio a un bicchiere d’acqua. Alcuni schizzi colpiscono di striscio la giacca di MADRE.

MADRE – Ecco, te l’avevo detto.
PADRE – Vedi, con tua madre succedono continuamente cose di questo genere.
TEGAMINI – Ha i poteri.
PADRE – Sono spaventato.

***

C’è coerenza. E c’è anche ostruzionismo.

MADRE – Francesca, ma guarda che collino secco che hai. Ma mangi? Sei tutta pelle e ossa. Ma stai bene? Devi mangiare, anche la frutta.
TEGAMINI – La probabilità che io muoia d’inedia è remotissima. Prenderò la carbonara.
MADRE – …ma che schifo, è grassa! Mangia il rollé di coniglio.
PADRE – Io mangio il persico con le verdure.
MADRE – …per carità, guarda che il persico lo pescano in quel golfo con dentro il piombo.

***

Si rimpiangono i bei tempi andati.

PADRE – Valeria, te lo ricordi Eta Beta?
MADRE – Certo, che mangiava quelle palline… ma cos’erano.
TEGAMINI – Naftalina.
PADRE – Naftalina! …erano belli i nostri fumetti, mica come quelli che ci sono adesso.
TEGAMINI – Vabè papà, adesso non venirmi a dire che uno che mangia la naftalina è il genio del secolo…

***

Con un rispettabile pezzo di pane, faccio la scarpetta nel sughetto di coniglio.

MADRE (in dialetto piacentino – che non so nemmeno trascrivere -, mentre mangia patatine con le mani) – FRANCESCA! COSA FAI ANCHE IL PUCCIO? IN PUBBLICO?

***

Si affrontano difficoltà indicibili.

MADRE – Tuo padre ne ha fatta subito una delle sue. Abbiamo parcheggiato davanti al portone e non riuscivamo ad aprirlo.
PADRE – Eh, pensavo che fosse il mazzo di chiavi nuovo, son stato lì un bel po’ e non andava bene neanche una chiave.
MADRE – Certo che se andiamo al 35 invece che al 33…
PADRE – Ma sono i portoni. Sono assolutamente identici.
MADRE – Tuo padre sta perdendo colpi. Ci manca solo che si perda sotto casa e poi le ho viste tutte.

***

Una cosa l’ho imbroccata.

MADRE – Ho visto che stai coltivando una zolla d’erba.
TEGAMINI – Già.
MADRE – …brava!

***

Ci fermiamo al semaforo per fare la lista della spesa.

PADRE – Adesso ti andiamo anche a fare un po’ di spesa, che se no qua.
TEGAMINI – Ma ho tutto, papà, non imbarcatevi in sbattimenti assurdi.
PADRE – La carta da cucina ce l’hai? E la cartaigienica? E la birra?
TEGAMINI – …mah, la birra è finita. Se proprio passi davanti al supermercato…

***

Padre mi telefona alle sei di sera.

TEGAMINI – Papà, siete arrivati?
PADRE – Macchè, siamo appena partiti.
TEGAMINI – Ah, ma avete fatto un giro?
PADRE – Eh sì, magari.
TEGAMINI – Ma perchè no?
PADRE – Tua madre ti ha sterilizzato la casa.
TEGAMINI – Dovevi fermarla, in qualche modo.
PADRE – …e come? Davvero, come?

***

Basta, li amo immensamente.

Fattucchiere piromani

26 Set

Le mie vacanze al mare sono sempre state molto avvincenti. Madre mi portava a seimila mercatini dell’antiquariato, ci si inerpicava sulle alture liguri a cercare paesi composti unicamente da sassi e salite, si mangiavano grissini molto lunghi mentre si tornava a casa dalla spiaggia su delle orride Grazielle cigolanti, si andava in libreria tutte le sere a comprare un Istrice nuovo e capitava pure che sulla passeggiata si incontrassero persone con un leoncino da compagnia. Una foto spettacolare documenta lo storico incontro. Ci siamo io, il leoncino e il mio pannolone. Con una mano tengo il guinzaglio della belva neonata mentre con l’altra faccio l’artiglio. E ho pure l’espressione del ruggito.
Insomma, capitavano cose di questo tenore… e non stupiamoci, dunque, se una sera siamo finite alla mostra dell’occultismo e degli strumenti di tortura e abbiamo comprato una sfera di cristallo.
Abbiamo scelto la sfera perchè la vergine di ferro poi era un casino da riportare a Piacenza.

Con la palla di vetro abbiamo felicemente convissuto per anni, senza paura, senza prevedere il futuro e senza invocare gli spiriti. Una coabitazione pacifica, basata sul sano tedio che ogni soprammobile ha il dovere di ispirare. Noia, rassicurante e ovattata noia.
O almeno così pensavo.

———-

MADRE (flagello dei mondi) – …pronto?
TEGAMINI – Ciao Madre!
M – Oh, ciao. Sei arrivata bene?
T – Sì, sì, ho preso il treno stamattina, tutto a posto. Che fate oggi?
M – Mah, andiamo a giocare a tennis, che c’è ancora bel tempo.
T – Bravi. Ma giochi te col papà?
M – Eh, se ha voglia… te lo passo?
T – E passami il papà.
PADRE (maestro zen in levitazione) – Ciao Bimba, come va? Hai preso il treno? Tutto a posto?
T – Sì, sì, sono arrivata, niente di strano. Adesso vado a mangiare.
P – Brava, anche noi siamo a tavola.
T – Eh bene allora, ci sentiamo dopo…
P – Ah no aspetta, ti passo tua madre…
Tegamini gesticola disperata in mezzo alla strada.
M – Francesca! Oggi ho quasi dato fuoco alla casa!
T – ……..EH?!?!
M – Guarda, abbiamo riso un sacco con il papà!
T – …mamma, non va bene così. Ma che roba è, divertirsi nel dare fuoco alla casa, ma cosa vi è preso, non potete rincoglionire in modo pacifico, senza farvi del male.
M – Ma no, poi non è successo niente. Si ma insomma non vuoi sapere come ho fatto?
T – …non lo so, forse no.
M – Niente, stavo spolverando in salotto, sai dove abbiamo tutte le foto, no? Ecco. Spolveravo le cornici e le mettevo sul tappeto, che poi dovevo pulire il tavolino e alla fine ho spolverato anche la palla e l’ho messa sul tappeto, te la ricordi la sfera di cristallo, no?
T – Eh, come no. Io volevo le piramidine magiche, ma poi non me le hai prese.
M – Facevano schifo, quelle piramidi. Comunque, ho pulito il tavolo e mi sono girata per prendere la roba e rimettercela su e ho visto che c’era tutto del fumo intorno alla palla…
T – Oh Signore.
M – …e allora ero lì che pensavo “ma guarda che fenomeno strano, che c’è tutto del fumo lì, incredibile, ma viene dalla palla” e allora ho chiamato tuo padre… “MIMMO MIMMO VIENI CHE LA SFERA STA FACENDO DEL FUMO!”
T – Cristo santo.
M – No ma te lo passo che ti spiega lui perchè. Guarda, mai avrei pensato, aspetta, eh… MIMMO!
Tegamini allontana il telefono dall’orecchio.
P – Pronto. Tua madre ha quasi incendiato il soggiorno.
T – Ti prego, dimmi che c’è una spiegazione razionale a tutto questo.
P – Ha appoggiato la palla sul tappeto, al sole. Il cristallo ha concentrato tutta la luce in un punto e il tappeto ha preso fuoco.
T – …solo alla mamma può capitare una roba del genere.
P – Solo a tua madre.
T – Però mi piace questo tuo approccio scientifico all’accaduto. Sobrio e scientifico.
P – E che altro dovrei fare, tua madre scatena combustioni spontanee in salotto.
T – Bisogna avere pazienza.
P – Bisogna avere pazienza.

Sono figlia di una fattucchiera piromane.
…ma la amo moltissimo.


Ricordati che devi morire

22 Set

MADRE (flagello dei mondi) – ….no ma vorrei anche sapere quand’è che torni a casa, che qua è un mese che non ti vediamo e…
TEGAMINI – Ma torno venerdì, è una settimana che ti dico che torno venerdì.
MADRE – …era anche ora!
TEGAMINI – Sì ma non è che ti ho rivelato chissà che, lo sai da giorni e giorni.
MADRE – Non fare tanto la spiritosa, che già non ti fai più vedere e qua noi diventiamo vecchi.
TEGAMINI – …eh?
MADRE – Qua noi diventiamo vecchi, sai. È proprio questo il momento in cui dovresti tornare a casa più spesso e passare del tempo con noi e starci vicina, perchè chissà, un giorno potremmo non esserci più.
TEGAMINI – …cosa stai cercando di dire, che vi ho abbandonati a morire di dolore?
MADRE – No, sto dicendo che il tempo è quello che è… e non credo che saremo al mondo ancora per molto.
TEGAMINI – …cristosanto!

 

Belati disperati

31 Lug

Da qualche parte, tra Torino e Piacenza:

MADRE – Dì ma oggi, mentre venivamo su, vicino ad Asti o una roba così, ho visto che c’era una capra, una povera capretta legata a un palo in mezzo a un campo, lì da sola. Ma senza nessuno intorno, sotto il sole, con la catena. Ma io non lo so.
TEGAMINI – Eh, ma è chiaro… stava aspettando il tirannosauro.
PADRE – ……………………………………………………… il tirannosauro!

Non ho autorità

25 Lug

Ore 09:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buongiorno signora Tegamini sono Priscilla dei supermercati Famila stiamo conducendo un’indagine di mercato sui soci di carta fedeltà posso farle qualche domanda grazie?
T – Salve. Guardi, sono al lavoro e non ho davvero tempo in questo momento, mi spiace.
PRISCILLA DEL FAMILA – macomesignoracivorràpochissimoèun’intervistarapidasolopochepochedomande…
T – Davvero, grazie mille ma non ho tempo in questo momento. Arrivederci.
PRISCILLA DEL FAMILA – …arrivederci.

***

Ore 18:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buonasera Francesca?
T – Si, buonasera. Chi parla?
SCONOSCIUTO – Sono Priscilla dei supermercati Famila mi puoi passare la tua mamma?
T – ….la mia mamma?
PRISCILLA DEL FAMILA – sì c’è?
T – …guardi Priscilla, la mia mamma è in un’altra città. In generale,  non augurerei a nessuno di farle dei sondaggi… non è saggio nemmeno avvicinarla, se è per quello. Quindi, grazie e buonasera.
TU-TU-TU-TUUUUU

***

Non so voi, ma spero che mi richiamino domani.

Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere

20 Lug

Alle sette di sera, i poteri di Leviatan cambiarono in meglio. Superudito e vista a raggi X lasciarono il posto a volo e telecinesi, due classici poteri da ronda notturna.
Ci voleva, una ronda notturna sopra la città. Lo avrebbe aiutato a rilassarsi.
Con il calare della notte, allietato dai latrati del cane Paglia, Daniel lasciò la camicia a quadrettoni e jeans sulla sponda del letto. Indossò il costume. Cambiò faccia. Aprì il lucernaio sul soffitto.
E volò via.

Gianluca Morozzi
Colui che gli dei vogliono distruggere
TEA

***

Lo so. Dovrei spolverare le mensole. Mia madre – flagello dei mondi -, le avrebbe già spolverate da un pezzo. Avrebbe anche lavato i vetri e capito perchè tutte le volte che faccio la doccia si allaga un angolino del bagno. Uno e basta, pure un po’ lontano dalla vasca. Mia madre saprebbe sbrinare il frigo e, di certo, non accetterebbe mai di sconfiggere lo stropicciamento post-lavatrice col solo ausilio della forza di gravità sui panni stesi. Lei, che stira anche le mutande, che e mi tormenta per sapere se ho lavato il piumone dell’inverno e messo tutti i cappotti nei CELLOFAN.
La cruda verità è questa.
So a malapena fare la spesa e rimango sovente senza cartaigienica. A metà di un mobile IKEA mi accorgo sempre che c’è della roba al contrario, ma ormai ho perso una qualche vite fondamentale. I miei sughi per la pasta sono rudimentali e l’unica spezia che conosco è il pepe. Cerco di darmi un tono con la pasta integrale, ma poi non cucino perchè è sbatti… e comunque, chi me lo fa fare, ogni tanto mi ritrovo con dei buoni-pasto in più e finisce che li investo in chili di uramaki al salmone e sesamo, fingendo con la commessa che a mangiare siamo in due. Non ho ancora tinteggiato il bucato, ma è solo questione di tempo. Tutte le volte che tiro fuori i surgelati dal freezer, spacco in due la molletta chiudi-sacchetto. Ho un’idea molto vaga di come si quantifichi il riso da buttare in pentola. Compro la verdura, ma mi muore.
E le scarpe.
Le scarpe sono in ogni dove.

È un disastro conclamato.

Ma è molto bello abitare da soli.

Gatti grassi antigravità

12 Lug

Quando ero piccola, credevo che le persone grasse fossero capaci di volare.
Se ci pensiamo un secondo, è tutto piuttosto logico: la forma standard di un grasso è molto simile alla forma di un palloncino. Il palloncino vola. I grassi volano.
Sciambala!
…dopo aver raccontato questa brillante teoria a Madre – flagello dei mondi e unica creatura dotata di uno scheletro di adamantio non artificiale – si decise di licenziare Aristotele e di mandarmi alla scuola pubblica con tutti gli altri bambini normali, sperando nel benefico influsso della loro compagnia. Gente che sa che una persona non può essere ripiena d’elio. Gente che a matematica, quando la maestra chiede di disegnare un insieme con dentro nove elementi, disegna nove cubetti e non nove sirenette super-accessoriate multicolor. Gente che non ha la fissa dei pic-nic a base di saccottino all’albicocca e thermos di tè, da trasportare rigorosamente in un lunch-box fatto a cuccia di Snoopy.
Credo sia superfluo dire che non funzionò.
Certo, ci fu qualche lieve miglioramento, ma ho continue ricadute. Mi sorprendo a pensare che il Bancomat regali i soldi, chiedo scusa ai pupazzi se li faccio cadere e dialogo coi piatti, cercando di convincerli a lavarsi da soli.
Se scrivessi, tutto questo sarebbe un fulgido papocchione di realismo-magico, con le dimensioni parallele, gli animali parlanti, i flashback a occhi aperti, ascensori che viaggiano nella tua anima e via così.
E invece no.
Invece, è un insieme di circostanze onirco-strambe che mi porta ad acquistare articoli di questo tipo:

Lo vedo.
Lo so.
Ho comprato un pallogatto areostatico.
Una collana che smentisce i miei antichi principi – non importa se sei un umano grasso o un gatto grasso, volerai – ma che, allo stesso tempo, riesce a ricordarmeli continuamente – nonostante la sua visibile pinguedine, questo gatto grasso ha bisogno del palloncino perchè non è in grado di volare davvero.
Sul pallogatto areostatico si potrebbe fondare un impero del pensiero. E poi, è adorabile.
E non escludo che, una volta indossato con l’orgoglio che merita, mi farà decollare.

***

Per chi volesse esplorare gli angoli più reconditi della sua psiche, il pallogatto areostatico arriva da Hey Chickadee – e no, non mi hanno pagato per dirlo.

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