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Contest! I vostri Tegamini – Lacritica e il gatto sudato

8 Nov

Visto che sono in ritardo su un’inesistente tabella di marcia e che il vincitore sarà proclamato solo a notte inoltrata – come nella migliore tradizione sanremese -, c’è tempo per un benvenutissimo Tegamino ritardatario.

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LACRITICA
from http://twitter.com/lacritica
e che ci dice? 

Da bambina volevo fare la veterinaria. Ho cominciato a studiare il grande libro dei gatti imparandone, come Rain Man, tutte le caratteristiche.
Tra quei gatti pretenziosi, l’unico davvero snob è il gatto sfinge.  Doveva essere annoverato nella zoologia tegamina.
All’inizio sospettavo fosse un po’ sfigato. Ha quell’espressione lì perché ha freddo, pensavo. Invece adesso so: “è l’unico gatto che suda”.
Non posso che metterlo nel tegamino! Uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino ed è fatta.


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Quando ero piccola, un gatto-sfinge mi ha preso la mano.
MADRE mi aveva portata a una di quelle tristissime esposizioni feline, con tutti i gatti nelle gabbie, pettinati e spazzolati come degli attempati gigolò, ricoperti di coccarde e sovranamente esasperati da tutto quel trambusto. Bene. Mi ero fermata davanti alla gabbia del gatto-sfinge e lo osservavo con grande curiosità. Non l’avevo mai visto un gatto glabro. Doveva avere un freddo esagerato, perchè era appallottolato in un angolo e tremava un po’, ma mi aveva vista bene. Anche a lui dovevo sembrare stramba, perchè mi guardava con quella serietà pietrificante che hanno i bambini molto intelligenti o i quadrupedi totalmente cretini. Ad un certo punto si è alzato, è venuto verso le sbarre della gabbia, ha tirato fuori una zampa e l’ha appoggiata sulla mia mano.
Il gatto-sfinge è sicuramente un bambino molto intelligente.

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Nudi alla meta, ma con le unghie smaltate

7 Set

So che è un momento difficile per l’Italia.
I giovani si sconfortano.
I vecchi si sconfortano.
I piacenti uomini brizzolati di mezza età si sconfortano.
Le MILF lampadate si sconfortano.
Perfino le meretrici minorenni mettono il broncio e si ritrovano col mascara pieno di grumi.
Continuando a ruzzolare giù per questa splendida china, poi, potremmo addirittura svegliarci un mattino e leggere sul giornale che Renzo Bossi ha preso un phD in Ingegneria Biomedica, in canottiera bianca e sputazzando per terra. Dico così, tanto per non ricordare che Renzo Bossi ha lo stipendio più alto del mio e del vostro.
Insomma, unghie rachitiche che stridono sulla lavagna… nei secoli.
Ora però non ho tempo di pensarci. Scusate tanto, ma c’è qualcosa di più pressante. Di tutte queste bazzecole ci preoccuperemo in un secondo momento, perchè c’è qualcosa che dovete aiutarmi a comprendere. Subito! Non posso perdere un minuto di più a sperare, un giorno, di andare alla posta a ritirare la pensione, no! Che ce ne importa, in qualche modo si farà.
Ora no, devo dedicare tutte le mie energie e le mie scoppiettanti sinapsi all’esegesi di un video.
In questo video, che il Signore ci fulmini tutti quanti, troviamo un alpaca con le unghie smaltate di rosa.
Anzi, un alpaca nudo e tosato, con le unghie smaltate di rosa.
Un alpaca che risponde al nome di Lacey.
Che gioca con dei gattini.

 

Ci meritiamo ogni male.

Gatti grassi antigravità

12 Lug

Quando ero piccola, credevo che le persone grasse fossero capaci di volare.
Se ci pensiamo un secondo, è tutto piuttosto logico: la forma standard di un grasso è molto simile alla forma di un palloncino. Il palloncino vola. I grassi volano.
Sciambala!
…dopo aver raccontato questa brillante teoria a Madre – flagello dei mondi e unica creatura dotata di uno scheletro di adamantio non artificiale – si decise di licenziare Aristotele e di mandarmi alla scuola pubblica con tutti gli altri bambini normali, sperando nel benefico influsso della loro compagnia. Gente che sa che una persona non può essere ripiena d’elio. Gente che a matematica, quando la maestra chiede di disegnare un insieme con dentro nove elementi, disegna nove cubetti e non nove sirenette super-accessoriate multicolor. Gente che non ha la fissa dei pic-nic a base di saccottino all’albicocca e thermos di tè, da trasportare rigorosamente in un lunch-box fatto a cuccia di Snoopy.
Credo sia superfluo dire che non funzionò.
Certo, ci fu qualche lieve miglioramento, ma ho continue ricadute. Mi sorprendo a pensare che il Bancomat regali i soldi, chiedo scusa ai pupazzi se li faccio cadere e dialogo coi piatti, cercando di convincerli a lavarsi da soli.
Se scrivessi, tutto questo sarebbe un fulgido papocchione di realismo-magico, con le dimensioni parallele, gli animali parlanti, i flashback a occhi aperti, ascensori che viaggiano nella tua anima e via così.
E invece no.
Invece, è un insieme di circostanze onirco-strambe che mi porta ad acquistare articoli di questo tipo:

Lo vedo.
Lo so.
Ho comprato un pallogatto areostatico.
Una collana che smentisce i miei antichi principi – non importa se sei un umano grasso o un gatto grasso, volerai – ma che, allo stesso tempo, riesce a ricordarmeli continuamente – nonostante la sua visibile pinguedine, questo gatto grasso ha bisogno del palloncino perchè non è in grado di volare davvero.
Sul pallogatto areostatico si potrebbe fondare un impero del pensiero. E poi, è adorabile.
E non escludo che, una volta indossato con l’orgoglio che merita, mi farà decollare.

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Per chi volesse esplorare gli angoli più reconditi della sua psiche, il pallogatto areostatico arriva da Hey Chickadee – e no, non mi hanno pagato per dirlo.

Libri e insalate di pasta

5 Lug

Sono afflitta da una sterminata collezione di manie. E non tutte sono adorabili… anzi. La mia preferita, però, quella più avvincente e articolata, si annida nel luminoso punto d’incontro tra lettura e alimentazione.
Tutto nasce dall’andare a vivere da sola, senza la tv. Non so voi, ma sono cresciuta pranzando e cenando insieme al telegiornale. Ce li sparavamo tutti, dal notiziario di Telelibertà – il glorioso canale locale di Piacenza – alla mezz’ora di tg da rete ammiraglia e, non contenti, alla fine di tutto giravamo pure sulle news regionali, così non si beveva il caffè disinformati. La cosa divertente è che in cucina prendevamo il Tg Regione della Lombardia, mentre sulla tv del salotto si vedeva quello dell’Emilia Romagna. Insomma, continuo a non sentirmi a casa da nessuna parte, e temo dipenda un po’ anche dalla dissociazione dei tg regionali che mi ha afflitta dai cinque ai vent’anni.
Comunque.

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