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È una palese menzogna

16 Dic

Anche la meno immaginativa delle persone riuscirà a farsi venire in mente almeno un migliaio di cose più allegre di quest’edicola. Un pozzo senza fondo è più allegro dell’Edicola Allegra. I manichini di Zara che somigliano a Hitler sono più allegri dell’Edicola Allegra. Ma pure una torbiera falciata dal maestrale o un gatto con tredici chili di petardi legati alla coda.  Soffitte infestate da spettri e tarantole grosse come palette. Mucche zoppe che allattano vitellini orbi. Intossicazioni da muffa e parrucchini spazzati via dal vento. Sacchetti dell’aspirapolvere che scoppiano e cordate di alpinisti che precipitano giù per un crinale ghiacciato. Lo schiocco di una tibia che si spezza. Una capra legata a un palo in mezzo a una pianura deserta. La sabbia negli occhi. Un’epidemia virulentissima che sbarca sul continente coi ratti di una nave. I cani che escono dal veterinario con quell’imbuto parabolico al collo. I piedi tutti attorcigliati delle vecchiette coi capelli blu. Il singhiozzo perenne. Gambe ingessate e morbillo, in contemporanea. Il Natale quando si odia il Natale. Insomma, a questo mondo tutto è più allegro dell’Edicola Allegra. E anche un bel po’ più sincero.

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Cose imparate all’improvviso

4 Ott

Sono un po’ come quelle bambole con le palpebre che ad un certo punto smettono di muoversi in maniera sincronizzata. Lo so perchè una mia amica mi ha cucinato il pranzo e poi mi ha fatto una foto. E fa paura avere una persona che ti scatta un primissimo piano per il suo progetto bello, pieno di persone che hanno quel nonsochè di interessante nei lineamenti. Insomma, mentre Marina faceva risplendere il fascino naturale di tutti gli altri avventori del buffet vegetariano, io ho scoperto di avere un occhio leggermente più chiuso dell’altro.
È il mio occhio pigro. Non si prende la briga di spalancarsi bene perchè tanto sa che non può competere con l’altro. E che competizione, -5.50 diottrie contro -3.0, una lotta tra determinatissimi bambini bendati che cercano di randellare la pentolaccia. Per consolarmi, mi hanno detto che soffro di astigmatismo di Venere.
Sono stati tutti molto gentili.

Portarsi in bagno un libro di poesie è davvero da persone poco sensibili.

Ogni volta che scelgo un film, Amore del Cuore si addormenta. È successo con The Darjeeling Limited, Ponyo, Super 8 e A Dangerous Method. Non è più una coincidenza. Non s’è mai addormentato con i supereroi e con Nicolas Cage, però, quindi sono contenta che ci sia ancora un qualche tipo di speranza in una serena comunione cinematografica, fondata sulle cazzate.
Pensateci, ci sono un mucchio di amici che non vedete da tanto tempo, magari i vostri compagni di banco delle elementari, quelli che vi tiravano il cancellino in faccia al cambio dell’ora, quelli che vi chiedevano sempre la focaccia e voi, brutti taccagni bastardi, voi vi mettevate lì davanti e la leccavate centimetro per centimetro, con scrupolo. Poi allungavate la focaccia sbavata all’altro bambino e gli domandavate se la voleva ancora. Ecco, c’è un genere di amico perduto che sarà in grado di rivolervi bene in modo istantaneo proprio grazie all’affascinante potere cementifico delle cazzate. Dopo dieci anni che non vi vedete, vi rimetterete lì a riesumare ogni puttanata che vi accomuna (dalla cena di classe di quinta elementare – interrotta dalla polizia perchè avevate buttato centinaia di bucce di limone e di arancia, che contenevano gelato dell’Antica Gelateria del Corso, nel balcone dei vicini – alla lavagnetta che avevate messo in camera in Inghilterra per segnare con delle pratiche X tutte le volte che la vostra compagna di stanza con le Timberland si metteva davanti allo specchio a phonarsi la frangetta) e cazzata dopo cazzata capirete che gli oceani del tempo non possono scalfire il vostro legame.
Ecco. Coi supereroi e Nicolas Cage spero funzioni così, nel complesso triangolo Tegamini-Amore del Cuore-settima arte.

Posso stare in ufficio fino alle nove di sera perchè mi stanno ingrassando le braccia.
Visto che sono davvero vicine alla testa e molto più capienti di zigomi e guance, l’energia necessaria al cervello per continuare a funzionare viene prelevata dalle braccia e dalla ciccetta che immagazzinano.

Le dita dei camerieri possono essere scambiate per involtini.
C’è questo tipo di vassoio, molto di design,  che somiglia alla prole di una rotella di ingranaggio e di una tavolozza da pittore. E’ un vassoio con degli scavetti al bordo – grandi abbastanza da ospitare un bicchiere col piede ben ancorato – e con in mezzo un buco per il pollice del cameriere.
Ecco, può capitare che – da lontano e soprattutto se alla festa c’è l’open bar e tu hai mangiato solo tre tartine – che il dito del cameriere ti sembri un involtino, l’ultimo rimasto in mezzo al vassoio.

I barman acrobatici possono essere osservati con attenzione solo se i cocktail ingeriti durante la serata sono meno di quattro. Se sono di più, è possibile che il vorticare di bottiglie e bicchieri che vi finisce davanti mentre attendete pazienti il vostro prossimo mojito vi farà sprofondare nella più fastidiosa delle nausee. E poi diciamolo, non me ne frega niente di guardarti per dieci minuti mentre tieni in equilibrio sul naso una boccia di gin, o barman acrobatico. Spicciati e poche scene, che se volevo vedere gente che fa ballare i birilli andavo al circo.

 

Parigi: pezzi di mostro

21 Set

Provo un interesse di difficile interpretazione per le vetrine.
Mi piacciono tantissimo.
Le vetrine sono davvero avvincenti. Sia visivamente che antropologicamente. E anche un po’ per l’organizzazione dello spazio. Se vai in un posto sconosciuto e guardi le vetrine, è come dover aprire uova di Pasqua ogni cinque metri. E non sto parlando della fascinazione consumistica da acquisto, è proprio l’idea di avere davanti accozzaglie di oggetti che si siedono lì e ti vedono passare.
Col tempo, sono diventata un’accanita fotografatrice di vetrine, perchè se c’è una cosa che non serve a niente, non produce alcun beneficio per l’umanità ed è pure un po’ frivola, stai sicuro che mi ci dedicherò con passione e grande perizia.  Bene, le vetrine sono un classico esempio della mia dedizione all’inutilità.
Per dire, sono andata a Berlino e ho fatto due foto alla Porta di Brandeburgo e quarantasei foto ai negozi di Prenzlauer Berg. A New York ho un Chrysler Building e trentadue interni del fruttivendolo del Chelsea Market. Perchè avevano delle mele gigantesche, lucidissime, da far cadere morta la più vigorosa delle principesse, mele così belle che ti dispiaceva comprarne una perchè gli rovinavi la composizione.
Insomma, vorrei avere in casa un’area per le vetrine, da riempire di cose buffe trovate in giro, un po’ come facevano secoli e secoli fa coi cabinets of curiosities, tutti pieni di scheletri di animali inesistenti, uova giganti, gabbiette, stampe, coralli e stelle marine secche. Una volta che c’era tutta quella roba, ben ordinata e ammucchiata con l’aria chic del finto disordine, ci passeggiavano in mezzo con una tazza di tè. E ciao.

Visto che non ne posso più di essere isolata nella mia stranezza, ho deciso di farci qualcosa, con le mie benedette foto di vetrine. E se qua si parla di sule dai piedi azzurri, si può anche parlare di vetrine.
La vetrina di oggi, per esempio, mi ha fatto una paura blu.
È una vetrina di Parigi… ed è piena zeppa di mostri, pezzi di mostri e amici di mostri a pezzi. C’è pure una tetta di legno. Mai avrei creduto di imbattermi in una tetta di legno.

***

Il condominio del demonio

26 Lug

Una volta, il palazzo di Amore del Cuore aveva un citofono.
Una volta.
Perchè ora non c’è più. Si è dissolto, forse è stato divelto, o è caduto.
Insomma, temo proprio che non scopriremo mai la verità.  Quel che è certo, è che il citofono è scomparso, risucchiato dal mistero e dal dubbio.

In compenso, al posto del citofono è apparso un demonio-mignon.


Ma da dove viene.
E poi, che vuole?

The dead van

15 Lug

Continuo ad imbattermi in assurdità. Vago serena per strada e all’improvviso, tanto per citare uno degli ultimi mirabili avvistamenti, mi passa davanti uno con una moka da sei tatuata sul polpaccio. Due volte, l’ho incontrato, il tizio con la moka tatuata, e non abito in un villaggio di pescatori in Papuasia.
Ora, i casi sono due. Potrebbe essere colpa mia, perchè magari sono io, in qualche modo non chiaro, a calamitare le cazzate urbane. Vado in un posto e tutto quello che di scemo sta esistendo nel raggio di un chilometro si sposta sul mio percorso. Oppure, siete voi che non vi accorgete di niente e, imperturbabili come giumente, andate dove dovete andare, mentre un’idra sventra a craniate il palazzo che avete di fronte.
Onestamente, non so. Ma non lo sa neanche il tizio del furgoncino. Non lo sa e nemmeno gli interessa, perchè lui ha una missione.

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Torinoshire

13 Lug

In centro a Torino, le persone camminano per strada. Tutto è normale, tutto scorre con l’ineluttabilità degli eventi comuni e noiosi. Ad un certo punto, però, qualcosa accade: il pedone standard capisce chi è veramente. Non gli è molto chiaro come sia successo, ma semplicemente SA… o è riuscito a ripescare un ricordo sepolto. Il pedone capisce di essere un hobbit, sicuro come l’oro. E un hobbit ha subito una cosa importante da fare… deve levarsi le scarpe.
E buonanotte.
Consapevole della propria natura più autentica, il nuovo hobbit smette di ciabattare e zoccolare su qualche tipo di calzatura, e se ne va. Forse se ne va in cerca di erba pipa. O del modo per distruggere l’Unico Anello. Che ne so. Quel che è davvero importante è che se ne va a bordo dei propri piedi corazzati, villosi e scalzi.

…bello schifo.

Caduta massi

12 Lug


Sto pensando di lasciare aperta la finestra solo per vedere come mai può essere, un wc intasato dai calcinacci.

L’amore decolla a dorso d’alpaca

15 Feb

Non tutti sanno che San Valentino fu decapitato. Anzi, decollato, come dicono quelli con un lessico rispettabile. Personalmente, sentir dire che San Valentino fu “decollato” scatena in me una serie di immagini di una blasfemia unica e rarissima. Tipo, San Valentino che vola, con l’ausilio di un’armatura come quella di Iron Man, solo un po’ meno cromata e un po’ più tardo-romana. O San Valentino con quei cappelli-elicottero che solo l’Ispettore Gadget riusciva a far funzionare. Anzi, che solo il cane dell’Ispettore Gadget sapeva far funzionare, visto che quello che mandava avanti la baracca era lui, non di sicuro Penny o quel babbeo di suo zio. Insomma, già non sono predisposta alla fede, figurati poi alla devozione festiva nei confronti di un santo volante a cui è stato accidentalmente appioppato il ruolo di protettore e custode degli innamorati.
Insomma, San Valentino non è che mi intrighi più di tanto. Non mi irrita, ma tendo a fottermene con eleganza. O almeno, così facevo, prima di scoprire un fatto in grado di convertirmi per l’eternità. Perchè le bestie ci salvano dal cinismo. Le bestie vengono in nostro soccorso, trottano, nuotano e strisciano verso di noi, per salvarci da questo gorgo di spocchiosa superbia e allergia da Baci Perugina. Un sapiente segnalatore e paladino dell’amore (viva Matteo) ci fa sapere che agli animali fotografati dal National Geographic San Valentino piace di brutto. È un tripudio di nasi che si toccano, baci, muflonate e smancerie. La cosa susciterebbe in me una sovrana indifferenza, velata da una punta d’incazzatura, se non fosse per l’inaspettata presenza, tra questi romantici rappresentati della fauna terrestre, dell’indiscusso eroe dell’universo: il benamato alpaca.

Poco importa che questa sia una tritissima foto mamma-cucciolo, foto che sicuramente l’esimia rivista naturalistica ha riciclato da qualche altro coccoloso slideshow sulle famiglie animali più tenere del globo, non è questo il punto,  checcefrega, c’è l’alpaca! Qui ci sono degli alpaca che si vogliono un casino di bene. Ed è subito prodigio. Una sensazione liquida e corroborante mi inonda il cuore. Mi pento. Mi dispiaccio. Rimpiango di non aver celebrato San Valentino con devozione e trasporto, di non aver rotto i coglioni al fidanzato perchè mi portasse a cena, a mangiare delle pietanzine di strane forme, impiattate in recipienti dall’aspetto ancor più bizzarro, in mezzo ad altre coppiette con i ragazzi in giacca e le ragazze coi capelli ingessati di lacca dell’Esselunga e un bastardo che va in giro a suonarti il violino nelle orecchie e i cingalesi fiorai che cercano di ficcarti le rose anche negli occhi. Ecco, mi pento, perchè se fossi una brava persona, dovrei fare come l’alpaca, dovrei credere anch’io in San Valentino e vagare per la città con un lucchetto, dei PELUSC con un cuore ricamato sul culo e un cuscino di Lupo Alberto che guarda adorante la sua gallina. Ma per fortuna ho compreso i miei sbagli e ho la possibilità di rimediare. Perchè sbagliavo, a vederla in quel modo. Ero miope e ignorante, ma ora sono salva, perchè l’alpaca sa il vero.
Ed è quindi con convinzione e fervore che vi esorto a convertirvi, perchè l’alpaca sa quel che è meglio per tutti. E dovremmo ascoltarlo.

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