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Borges, Ocampo, Bioy Casares – Antologia della letteratura fantastica

12 Dic

Un altro racconto, ritrovato nel ducato di Holstein, vicino ad Oldenburg, parla di una gran signora che mangiava e beveva allegramente e aveva tutto ciò che il cuore può bramare, e che desiderò vivere per sempre. Nei primi cento anni tutto andò bene, ma poi cominciò a restringersi ed aggrinzirsi, fino a che non potè più camminare, nè reggersi in piedi, nè mangiare, nè bere. Ma nemmeno poteva morire.
All’inizio la alimentavano come se fosse una bambina, ma finì col diventare tanto minuta che la misero in una bottiglia di vetro e la appesero nella chiesa. Sta ancora lì, nella chiesa di Santa Maria e Lubeck. Ha le dimensioni di un topolino e una volta l’anno si muove.

James George Frazer, Vivere per sempre
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Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Aldolfo Bioy Casares
Antologia della letteratura fantastica
Einaudi (ET Biblioteca)

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Diego De Silva, Da un’altra carne

28 Nov

– E’ colpa mia?
Guido fu sul punto di perdere il pedale dell’acceleratore.
– Ma che dici, – rispose, sorridendo penosamente. Arrossì pure; ma Salvino stava già guardando nel cruscotto.
Un cane marrone si fermò sul ciglio della strada e aspettò che lo superassero prima di attraversare. Guido finse d’interessarsi al suo contegno da bravo cittadino (lo seguì nello specchietto retrovisore finchè non fu arrivato dall’altra parte della strada) per giustificare il silenzio in cui affondò fino alla vita.
– Come ti è venuto?
– Salvino ficcò le mani sotto le cosce. Poi guardò sparire un altro ombrellone di angurie piazzato accanto al camioncino, con le fette già tagliate, in bella mostra.

Diego De Silva
Da un’altra carne
Einaudi – Arcipelago

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Murakami Haruki, 1Q84

4 Nov

– No, non do nomi alle farfalle. Ma anche senza nomi, le distinguo l’una dall’altra dal disegno e dalla forma. Inoltre, quando si dà loro un nome, chissà perchè muoiono subito. Queste creature non hanno nome e vivono per un tempo molto breve. Ogni giorno vengo qui, le incontro, le saluto e faccio con loro vari discorsi. Ma, quando il tempo è giunto, le farfalle scompaiono da qualche parte, in silenzio. Penso siano morte, ma sebbene le cerchi, non ne trovo mai i resti. Svaniscono senza lasciare traccia, come se si fossero dissolte nell’aria. Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono anche le creature più effimere che esistano. Nate chissà dove, cercano dolcemente solo poche cose limitate, e poi scompaiono silenziosamente da qualche parte. Forse in un mondo diverso da questo.

Murakami Haruki
1Q84
Libro 1 e 2, aprile-settembre

Einaudi – Supercoralli

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Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero, Manuale di zoologia fantastica

29 Ott

Come il borametz, la mandragora confina col regno animale, perchè grida quando la svellono; questo grido può far impazzire chi lo sente (Romeo e Giulietta, IV, 3). Pitagora la chiamò antropomorfa; l’agronomo latino Lucio Columella, semiuomo; e Alberto Magno potè scrivere che le mandragore figurano l’umanità, con la distinzione dei sessi. Prima, Plinio aveva detto che la mandragora bianca è il maschio e la nera è la femmina. Quelli che la colgono, aveva anche detto, le tracciano intorno tre cerchi con la spada, e guardano a ponente; l’odore delle foglie è così forte da lasciare ammutoliti. Sradicarla, era mettersi a rischio di spaventose calamità; nell’ultimo libro delle sue Antichità Giudaiche, Flavio Giuseppe consiglia di ricorrere a un cane addestrato. Sdradicata la pianta, l’animale muore; ma le foglie servono a usi narcotici, magici ed emollienti.
La presunta forma umana delle mandragore ha suggerito alla superstizione l’idea che crescano al piede dei patiboli.

La mandragora

Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero
Manuale di zoologia fantastica
Einaudi – ET Scrittori

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Non so da dove cominciare, con questo libro, “un’opera, come altre di Borges – scrive Glauco Felici nella prefazione – difficile da collocare all’interno di un genere determinato e concluso: un compendio di nozioni mitologiche, paragonabile a uno scolastico Dizionario delle favole per uso de’ fanciulli; o il dotto divertissement d’un appassionato di creature (e scritture) fantastiche; o, semplicemente, l’ennesima occasione per praticare la letteratura”.
Ma in fondo, che ce ne importa.
Quel che importa davvero è scoprire che l’anfesibena “è serpente con due teste, una al suo luogo e l’altra sulla coda; e con le due può mordere, e corre via con leggerezza, e i suoi occhi brillano come candele”. Ma anche che sia Keplero che Giordano Bruno pensavano ai pianeti come a grandi animali tranquilli, animali sferici dal sangue caldo e dalle abitudini regolari, dotati di ragione. Scopriamo pure che le antilopi dell’alba dei tempi avevano sei zampe invece di quattro e che, grazie a tutte quelle estremità, erano quasi impossibili da raggiungere. Per ripristinare un po’ di giustizia, il dio Tunk-poj decise di mettercisi d’impegno e, dopo aver costruito dei super pattini col legno di un albero sacro che scricchiolava molto, ne catturò una e le mozzò un paio zampe, perchè “gli uomini diventano ogni giorno più piccoli e deboli. Come potrebbero cacciare le antilopi a sei zampe, se io stesso appena ci riesco?”. Impariamo che le arpie sono schifose e pallide di fame, che l’ambra in realtà è la cacca dell’asino a tre zampe e che il Baldanders è un mostro “successivo”, perchè si trasforma continuamente in qualcos’altro. Al nutrito sottoinsieme delle creaturone appartiene il Bahamut, immenso e splendente, che regge il mondo sul suo dorso di pesce. E con discreta fatica, se pensiamo che sopra al pesce c’è un toro, e sopra il toro una montagna di rubino, e sopra la montagna un angelo, e sopra l’angelo sei inferni, e sopra gl’inferni la terra e sopra la terra sette cieli. Il basilisco del Medioevo era un gallo dalle piume gialle, con le ali coperte di spine e la coda di serpente. Quel che rimane costante nei secoli è però lo sguardo che pietrifica – ogni serpente che si rispetti è nato dal sangue di Medusa – e la capacità di rendere deserto e sterile ogni luogo stupido abbastanza da ospitarlo. Il borametz è un ibrido tra il vegetale e l’animale, una pianta con quattro o cinque radici e le fronde ricoperte di lana, è un albero-agnello, che i lupi divorano con grande passione. Il Cerbero ipotizzato da Esiodo aveva cinquanta teste, ma il numero fu ridotto a tre “per maggiore comodità delle arti plastiche”. Una roba che non mi ricordavo è che l’ultima fatica di Ercole consisteva nel cavare il Cerbero dall’Inferno e portarlo in superficie, alla luce del sole. Lucrezio argomentò l’impossibilità dell’esistenza del centauro osservando che un cavallo di tre anni è un cavallo adulto, mentre un bambino di tre anni è solo un “fantolino balbettante”. A mettere insieme due creature con tale disparità di ritmi di sviluppo, il pezzo di sotto del centauro morirebbe circa cinquant’anni prima del pezzo di sopra.

E via così, creatura dopo creatura, ripescando tradizioni mitologiche occidentali e orientali, richiamando testi classici e strampalate testimonianze di viaggiatori.
Insomma, fate un favore alla vostra immaginazione e leggetele questo libro.

Paolo Sortino, Elisabeth

30 Set

Anni prima, dopo l’ennesima sfuriata di  Josef, le aveva fatto quello strano discorso. L’aveva chiamata da parte dicendole che per colpa di nessuno – né sua, di Elisabeth, ma nemmeno di suo padre – possedeva poteri che nell’impazienza di farsi adulta andavano scontrandosi con quelli del vecchio, facendolo impazzire. Le aveva spiegato che sarebbe occorso tempo per imparare a controllare quei poteri, e finchè fosse stata impegnata a tenerli a bada sarebbe stato più che naturale aspettarsi di vedere il genitore farne una tragedia. Da allora Elisabeth prese a credere davvero che tutto sfociasse dalla sua persona a causa di quelle maledette virtù magiche che le ragazze possiedono già nella fanciullezza e che in lei, come un’ostinazione del destino, agivano all’improvviso.
Avrebbe dovuto affinare quei poteri, prima di tutto. Se solo fosse riuscita a dare a Josef coscienza dei suoi peccati, a trasferirla da lei a lui, non ci sarebbe stata per il padre condanna peggiore. Capì la fatica che quella scelta comportava, ma giurò a se stessa di riuscirci.

Paolo Sortino
Elisabeth
Einaudi

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Magda Szabó – Via Katalin

8 Set

Mio padre a quei tempi osseravava costernato gli eventi, non riusciva ad accettare gli ideali del fascismo né come cristiano né tanto meno come uomo che aveva scelto la professione di insegnare i principî morali alla società, ma il fatto che bisognasse obbedire all’autorità, ai superiori, in qualcunque circostanza restava un imperativo categorico, per quanto penoso. Ci vollero la morte degli Held e il massacro di Henriett per far crollare a pezzi le sue rigide norme, e ancora oggi mio padre non riesce a perdonarsi che questo sia avvenuto troppo tardi, quando ormai non poteva più aiutare nessuno.

Magda Szabó
Via Katalin
Einaudi – SuperET

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E si leggeva la venerabile Szabó anche un po’ di tempo fa, con La ballata di Iza.

E il fantasma vicino al libro credo sia Henriett, anche se non era una ragazzina appariscente.

 

Georges Perec, Le cose

29 Ago

Continuavano la vita caotica: corrispondeva alla loro inclinazione naturale. In un mondo pieno di imperfezioni, non era, se ne rendevano bene conto, la più imperfetta. Vivevano alla giornata, spendevano senza badarci, spendevano in sei ore quel che avevano guadagnato i tre giorni; spesso si facevano prestare denaro; mangiavano infami patate fritte, fumavano insieme la loro ultima sigaretta, a volte cercavano per due ore un biglietto di métro, portavano camicie sformate, ascoltavano dischi logori, viaggiavano in autostop, e rimanevano, ancora abbastanza spesso, cinque o sei settimane senza cambiare le lenziola. Erano piuttosto inclini a pensare che, tutto sommato, una vita del genere avesse il suo fascino.

Georges Perec
Le cose. Una storia degli anni Sessanta
Einaudi
(Letture)

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Vorrei anche dire che in treno c’è del rumore. Il rumore dei bambini.

AMORE DEL CUORE – Eh figurati, c’è un bambino che piange. Coniglietto*!
* per convenzione, le imprecazioni blasfeme vengono riportate con l’ausilio dell’innocua parola CONIGLIETTO.
TEGAMINI – …siamo quasi arrivati, possiamo farcela.
ADC – Possiamo farcela un corno.
T – …massì dai, alla fine è la prima volta che piange, in questo viaggio.
ADC – Ho capito, ma nemmeno tu o io abbiamo mai pianto, in questo viaggio, e nessuno ci è venuto a dire che siamo stati bravi.

Ernesto Sábato, Sopra eroi e tombe

15 Ago

Alejandra non si faceva viva e Martín si rifugiava nel suo lavoro e nella compagnia di Bruno. Furono tempi di tristezza meditativa: ancora non erano arrivati quelli della tristezza caotica e tenebrosa. Sembrava l’umore adatto a quell’autunno di Buenos Aires, non soltanto autunno di foglie secche, di cieli grigi e di piogge, ma anche di disordine, di nebulosa scontentezza.

Ernesto Sábato
Sopra eroi e tombe
Einaudi (Letture)

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Questo libro è quasi caduto in una piscina, perchè ad un certo punto avevo troppo caldo per stare sulla sdraio e mi pareva piú funzionale leggere sul sedilozzo di pietra pieno di palme e fogliame che spuntava dal mezzo dell’acqua.
Questo libro è stato quasi divorato dal malvagio gabbiano-testa-bianca di Key West, la bestia piú irascibile e territoriale dell’arcipelago, un uccello che smascella, intimidisce e terrorizza, soprattutto per la quantità di tic nervosi da bullo di periferia che gli tocca tenere a bada.
Solo le patatine fritte possono placare la furia del gabbiano-testa-bianca.
Questo libro non è nemmeno lontanamente passato vicino a casa di Hemingway, perchè non l’abbiamo trovata. Per strada, peró, c’erano molte galline coi pulcini. Galline con le zampe lunghe. Mi hanno detto che casa di Hemingway è piena di gatti. E di cespugli di menta, penso io.
Questo libro é stato incastrato in mezzo a bicchieri da caffè e carte di pretzel nella tasca del sedile di ben quattro voli: Milano-Londra, Londra-Miami (con stop a sorpresa a Boston, perchè c’era da caricare un pilota in piú), Miami-Atlanta, Atlanta-Milano. I sacchettini per vomitare ora hanno anche una banda adesiva, da incollare alla faccia in modo da non sommergere il vicino di detriti.
Questo libro ha eseguito alcuni timidi passi di danza mentre i culoni delle afroamericane di South Beach provocavano tornadi di sabbia bianca con il loro vorticoso sussultare danzerino. Un po’ piú in là, giovani virgulti sotto un gazebo inghiottivano birra light, visibilmente fieri di bere una cosa che in pratica non esiste. Come il Molise.
Ora, questo libro si sta appiccicando di cera squagliata.

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In futuro, questo libro si riposerà dalle sue numerose fatiche e peregrinazioni – e da tutto l’amore faticoso che scatena – solo pochi scaffali piú in alto rispetto a dove abiteranno questi altri libri, comprati nell’unica libreria che siamo stati capaci di trovare in quindici giorni di vagheggiamenti nella Florida meridionale.

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Diego De Silva, La donna di scorta

22 Lug

La vita con lei era stata un unico susseguirsi naturale e ordinato. Perfino il parto. Le vennero le doglie che era sola in casa, e se ne andò in ospedale senza dire niente a nessuno. Livio non fece in tempo ad arrivare che Martina era già nata.
– Perchè non mi hai chiamato, – le chiese appena lo fecero entrare.
– O ti chiamavo o facevo la bambina, – gli rispose lei.

Diego De Silva
La donna di scorta
Einaudi (ET Scrittori)

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Cormac McBirthday

20 Lug

Oggi è il compleanno di Cormac McCarthy e io, per fortuna, sono ancora indietro. Devo leggere la Trilogia della frontiera, vedermi Sunset Limited recitato da Samuel L. Jackson e Tommy Lee Jones, sedermi su una bella duna, mentre il mondo si sbriciola e diventa di cenere, magari con i piedi dentro a un paio di stivali seri. Rossi, se ci sono.
Probabilmente, dovrei spicciarmi a fare tutte queste cose… nel frattempo, però, è il caso di attaccare eventuali cavalli stanchi a qualche albero scheletrico in mezzo a desertoni gialli e fare gli auguri. Non ce lo vedo tanto, a saltellare con un cappellino di carta e cantare le canzoncine. Mi sembra più plausibile una serata a base di brodo di tartaruga. In ogni caso, è comunque una festa.

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L’uomo si era portato dietro il libro del bambino, ma il bambino era troppo stanco per ascoltarlo leggere. Possiamo lasciare la lampada accesa finché non mi addormento?, disse. Sí. Certo che possiamo.

Prima di prendere sonno rimase sveglio a lungo. Dopo un po’ si girò a guardare l’uomo. Il suo volto rigato di nero dalla pioggia alla debole luce della lampada, come certi teatranti del vecchio mondo.
Ti posso chiedere una cosa?, disse.
Sí. Certo.
Noi moriremo?
Prima o poi sí. Ma non adesso.
E stiamo sempre andando a sud.
Sí.
Per stare piú caldi.
Sí.
Ok.
Ok cosa?
Niente. Cosí.
Adesso dormi.
Ok.
Ora spengo la lampada. Va bene?
Sí. Va bene.
E dopo un altro po’, nel buio: Ti posso chiedere una cosa?
Sí, certo che puoi.
Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter stare con me?
Sí. Per poter stare con te.
Ok.

Cormac McCarthy, La strada

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Il giudice sedeva da solo nella cantina. Guardava anche lui la pioggia, con gli occhi piccoli nella grande faccia nuda. Si era riempito le tasche di dolcetti a testa di morto e se ne stava vicino alla porta e li offriva ai bambini che passavano sul marciapiede sotto il portico, ma i piccoli si allontanavano scartando come puledrini.

Cormac McCarthy, Meridiano di sangue

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Suttree si alzò a sedere nella sua cuccetta e guardò fuori.
Vide una mano che sporgeva dal fiume ad aggrapparsi al ponte di casa sua. Rotolò giù dal letto e andò alla porta, girò l’angolo e rimase lì in mutande con gli occhi sul ratto di città.
Fico, eh?, disse Harrogate.
Sai nuotare?
Domani a quest’ora starai parlando con un uomo ricco.
O annegato. Dove diavolo hai trovato quell’affare?
L’ho costruito. Io e quel vecchio ubriacone di Harvey.
Cristo santo, disse Suttree.
Che te ne pare?
Mi pare che sei completamente fuori di testa.
Vuoi farti un giro?
No.
Eddài, ti porto io.
Gene, non salirei su quell’affare neanche sulla terraferma.

Cormac McCarthy, Suttree

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