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Sono il ninja del gas

2 Dic

…epic win!

 

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C’è rigogliosità

24 Ott

Dimostrando poca lungimiranza e ancor meno buonsenso, la natura mi ama. Ma che dico, la natura mi vuole bene a tal punto da germogliare e verdeggiare, in cinque centimetri quadri di vasino di ceramica a forma di stella. In casa mia, dove le persiane impediscono alla luce di entrare e le palle di polvere peregrina sfrecciano avanti e indietro, ormai dotate di vita propria. E pure di favella.
Insomma, è un prodigio. Lo sterile terriccio – che si sospettava fosse composto al 98% di merda, ma ora che l’erba è davvero cresciuta ne abbiamo la matematica certezza – è pieno zeppo di vegetazione, non è più un inutile prato-in-potenza, è una vera e conclamata zolla lussureggiante!
Non so come sia capitato, ma suono trombette a festa.

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Per chi si fosse perso le precedenti puntate della fondamentale epopea del prato-stella ci sono Incanti nella valle – con l’acquisto del prato-stella e la conseguente riflessione sulle motivazioni che spingono la gente a parlare con le piante – e San Gennaro! – celebrazione dei primi coraggiosi germogli.

Perchè c’è speranza per tutti, anche per la figlia di una Distruttrice di Mondi.

San Gennaro!

10 Ott

ITSALIVEEEEEEEEEE! (tuoni e fulmini in sottofondo)
Nessuno al mondo ci avrebbe scommesso un euro – o almeno, nessuno dotato di un minimo di senso della realtà -, ma il prato-stella VIVE!
Contro ogni pronostico, contro ogni legge della fisica e della fotosintesi clorofilliana, il prato-stella STA GERMOGLIANDO!
Timidi fili d’erba sono spuntati dall’orrido ammasso di semi e non ho dovuto fare un bel niente, a parte buttarci su dell’acqua ogni tanto.
Sono sopraffatta dalla fierezza e dalla commozione.

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Per chi non avesse capito che diamine sta succedendo, la prima puntata dell’epopea del prato-stella: Incanti nella valle

 

Incanti nella valle

7 Ott

Con le piante non ci ho mai parlato. Parlo da sola, parlo coi piccoli animali, parlo con la gente e pure con le macchinette che iniziano una conversazione con me, tipo quella dei biglietti del treno e il casello meccanico dell’autostrada, ma non ho mai detto un bel niente a un fiore o a una pianta. Amore del Cuore aveva moltissime piante secche e desolate, ma salutarle quando ci si passava davanti sul ballatoio non è che aiutasse poi molto: sono rimaste secche, e basta. E anche da piccola, quando Madre s’era presa bene con l’orto in campagna, venivo utilizzata solo tangenzialmente nella grandiosa opera di crescita delle verdure. Non mi facevano innaffiare o legare i pomodori storti agli stecchini di legno, mi facevano strappare le erbacce infestanti… che va bene, era un’attività benefica per le nostre zucchine e la nostra lattuga, ma nociva per l’erbaccia che dovevo estirpare. Facevo del male a un gruppo di vegetali per farne prosperare degli altri, insomma, le mie caparbie manine erano strumenti di devastazione, anche se lo scopo finale – mangiare l’insalata super biologica – non era oggettivamente malvagio.
Visto che non strappo un’erbaccia da una quindicina d’anni e che mi sento di aver espiato ogni tipo di crimine contro il regno vegetale, mi sento pronta alla riabilitazione e, con grande risolutezza, ho deciso di schierarmi impettita tra le fila dei coltivatori di flora. Combatterò in silenzio, perchè continuo a pensare che sia cretinissimo parlare con della roba che vive in un vaso, ma cercherò di fare del mio meglio.
E dove sfogare tutti questi buoni propositi? Dove verificare il potere del mio pollice, che non si sa ancora se sia verde o cosa?
Per tutto questo, ci sono i prati a stella.

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Ricordati che devi morire

22 Set

MADRE (flagello dei mondi) – ….no ma vorrei anche sapere quand’è che torni a casa, che qua è un mese che non ti vediamo e…
TEGAMINI – Ma torno venerdì, è una settimana che ti dico che torno venerdì.
MADRE – …era anche ora!
TEGAMINI – Sì ma non è che ti ho rivelato chissà che, lo sai da giorni e giorni.
MADRE – Non fare tanto la spiritosa, che già non ti fai più vedere e qua noi diventiamo vecchi.
TEGAMINI – …eh?
MADRE – Qua noi diventiamo vecchi, sai. È proprio questo il momento in cui dovresti tornare a casa più spesso e passare del tempo con noi e starci vicina, perchè chissà, un giorno potremmo non esserci più.
TEGAMINI – …cosa stai cercando di dire, che vi ho abbandonati a morire di dolore?
MADRE – No, sto dicendo che il tempo è quello che è… e non credo che saremo al mondo ancora per molto.
TEGAMINI – …cristosanto!

 

Quindici piccoli svedesi

4 Set

HemsJo, YngsJo, Rationnell 1, Rationnell 2, Billy reggilibri 1, Bumerang, NyttiJa 1, NyttiJa 2, NyttiJa 3, Lustifik, Ingolf, Lerberg, Laiva, Billy reggilibri 2 e Frakta sono quello che ti succede quando partecipi al pellegrinaggio all’Ikea di chi deve arredare casa. Una casa che non è la tua in una città che è solo la tua vice-città, non la città principale. Vai all’Ikea e compri dei mobili come fanno tutti gli altri, perchè sei una persona comprensiva.

SBIRRO DEGLI SCONTRINI – Buonasera signorina, posso fare un controllo del suo scontrino?
TEGAMINI (che ama i poliziotti, quando è innocente) – CERTO!!!
AMORE DEL CUORE (innocente pure lui, ma refrattario all’autorità) – Ah, questi ladri, sempre fermi davanti alle casse…
SBIRRO DEGLI SCONTRINI – …si, mi dia anche il suo, per cortesia.

Grazie allo sbrirro degli scontrini – probabilmente uno degli uomini più ingannati del mondo – siamo però riusciti a svelare l’orrida dimenticanza della giornata Ikea. Come quando torni da supermercato, schianti le borse di plastichina puzzolente per terra e ti accorgi con raccapriccio che non hai comprato l’olio. E senza olio non puoi fare niente, in pratica. Ecco, ieri si sono scordati il mobile che ti serve avere vicino all’ingresso per buttarci su le chiavi quando entri. Amore del cuore è ossessionato dal mobile delle chiavi. Da quello e dalle mensole. Metteranno mensole da tutte le parti.
Comunque, senza mobile delle chiavi sarà durissima. Entreranno in casa e rimarranno lì sulla soglia, con le chiavi in mano e l’occhio perso e galleggiante, alla ricerca di qualcosa che non esiste. Dove appoggiare le benedette chiavi, come rinunciare al più elementare dei gesti automatici? Una cosa del genere può disgregare una mente, insinuare il tarlo del caos dove prima regnavano ordine e armonia.
Perchè ci vuole, un mobile delle chiavi.
Per dire, a casa Tegamini si usa una panchetta con su uno scolapasta. E bene che si sta.

Il condominio del demonio

26 Lug

Una volta, il palazzo di Amore del Cuore aveva un citofono.
Una volta.
Perchè ora non c’è più. Si è dissolto, forse è stato divelto, o è caduto.
Insomma, temo proprio che non scopriremo mai la verità.  Quel che è certo, è che il citofono è scomparso, risucchiato dal mistero e dal dubbio.

In compenso, al posto del citofono è apparso un demonio-mignon.


Ma da dove viene.
E poi, che vuole?

Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere

20 Lug

Alle sette di sera, i poteri di Leviatan cambiarono in meglio. Superudito e vista a raggi X lasciarono il posto a volo e telecinesi, due classici poteri da ronda notturna.
Ci voleva, una ronda notturna sopra la città. Lo avrebbe aiutato a rilassarsi.
Con il calare della notte, allietato dai latrati del cane Paglia, Daniel lasciò la camicia a quadrettoni e jeans sulla sponda del letto. Indossò il costume. Cambiò faccia. Aprì il lucernaio sul soffitto.
E volò via.

Gianluca Morozzi
Colui che gli dei vogliono distruggere
TEA

***

Lo so. Dovrei spolverare le mensole. Mia madre – flagello dei mondi -, le avrebbe già spolverate da un pezzo. Avrebbe anche lavato i vetri e capito perchè tutte le volte che faccio la doccia si allaga un angolino del bagno. Uno e basta, pure un po’ lontano dalla vasca. Mia madre saprebbe sbrinare il frigo e, di certo, non accetterebbe mai di sconfiggere lo stropicciamento post-lavatrice col solo ausilio della forza di gravità sui panni stesi. Lei, che stira anche le mutande, che e mi tormenta per sapere se ho lavato il piumone dell’inverno e messo tutti i cappotti nei CELLOFAN.
La cruda verità è questa.
So a malapena fare la spesa e rimango sovente senza cartaigienica. A metà di un mobile IKEA mi accorgo sempre che c’è della roba al contrario, ma ormai ho perso una qualche vite fondamentale. I miei sughi per la pasta sono rudimentali e l’unica spezia che conosco è il pepe. Cerco di darmi un tono con la pasta integrale, ma poi non cucino perchè è sbatti… e comunque, chi me lo fa fare, ogni tanto mi ritrovo con dei buoni-pasto in più e finisce che li investo in chili di uramaki al salmone e sesamo, fingendo con la commessa che a mangiare siamo in due. Non ho ancora tinteggiato il bucato, ma è solo questione di tempo. Tutte le volte che tiro fuori i surgelati dal freezer, spacco in due la molletta chiudi-sacchetto. Ho un’idea molto vaga di come si quantifichi il riso da buttare in pentola. Compro la verdura, ma mi muore.
E le scarpe.
Le scarpe sono in ogni dove.

È un disastro conclamato.

Ma è molto bello abitare da soli.

Chiacchiere e distintivo

13 Lug

Sono le 8.30 del mattino, a casa Tegamini. Visto che quattro mesi fa ha traslocato praticamente nell’ufficio, alle 8.30 Tegamini ancora se la dorme con una certa pesantezza, facendo pappappero.
Ma questa mattina no, questa mattina il campanello suona…

DRINNNNN
TEGAMINI – ….aaaaachecos’è.
DRINNNNNNN
T – Vattene!
DRINNNNNNNN
T – AAAAAAAA.
DRINNNNNNNNN
T – Si buongiorno.
UFFICIALE GIUDIZIARIO (con distintivo in mano) – Buongiorno signorina, sono l’ufficiale giudiziario, mi sa dire se “Leopardi Giacomo” abita qui?
T – Scusi?
UG – “Leopardi Giacomo”. Abita qui?
T – …eh, no?
UG – …ne è sicura?
T – Guardi, sono trentacinque metri quadri, se “Leopardi Giacomo” abitasse qui penso che me ne sarei accorta.
UG – Grazie.
T – Grazie a lei.
UG – Buona giornata.
T – Arrivederci.

Super Mario ti prende in giro

29 Mar

TEGAMINI: Tutto a posto allora?
IDRAULICO: Si si, adesso proviamo a vedere cosa succede.
T: …
I: …ma esce sempre così poca acqua?
T: Guardi, non ho una risposta precisa. Ne esce più di prima, comunque. Prima ne usciva zero.
I: Vediamo qua. Ecco, c’è un sacco di calcare. Lo deve mettere a bagno, nell’aceto. Lo metta a bagno.
T: Mettere a bagno nell’aceto il cosino a gratina.
I: Filtro, si chiama filtro.
T: Mettere a bagno il filtro nell’aceto. Va bene.
I: Qua non esce l’acqua, però. Vediamo il tubo della doccia. C’è dentro qualcosa di sicuro.
T: Non ne è mai uscita molta, in effetti. Adesso, so che non è la canna per annaffiare l’orto, ma neanche una pisciatina del genere…
I: …come prego?
T: Niente.
I: …ecco. Vede, ecco perchè non usciva l’acqua.
T: OGGESU’!
I: Ma lei da quant’è che è qui?
T: Tre settimane.
I: …no, non può essere colpa sua.
T: Ben detto!
I: Ma mi tolga una curiosità.
T: Mi dica.
I: Chi è che ha cercato di aggiustare il miscelatore, lì, il rubinetto?
T: …io.
I: …immaginavo.

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