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Puffungà, i Puffi in 3D

19 Set

I Puffi sono una di quelle cose dell’infanzia che non smetteranno mai di perseguitarti. Un po’ come il compito in classe degli articoli e delle preposizioni, con la maestra che si aspettava di vedere un cerchiolino rosso intorno agli articoli e un cerchiolino blu intorno alle preposizioni, una roba semplice e lineare, assolutamente diversa dalla pagina piena di tragedia che avevi consegnato tu, zeppa di cerchiolini verde pisello intorno a tutte le piccole parole di due o tre lettere. I Puffi sono anche un po’ come quei ricordi che sono imbarazzanti di riflesso, perchè se stai scavando fossili dalla riva limacciosa dell’Arda e ti rendi conto che un tuo compagno si è fatto la cacca addosso, là in mezzo, con un secchiello pieno di conchiglie del periodo Devoniano in mano, non serve che la cacca sia tua, ti senti tremendamente male lo stesso. E una volta, in seconda elementare, avevo pure scritto “dorata” con l’apostrofo, come se l’universo fosse interamente composto di minuscoli mattoncini fatti con le orate.
Ma insomma, chi se ne importa.
Era per dire che i Puffi sono pericolosi. Ti fanno ricordare un tempo lontano in cui potevi stupidare senza tante preoccupazioni, perchè pomeriggi trascorsi ad ascoltare un cane rosa di nome UAN o un dodo di pezza domiciliato in un albero azzurro non possono che trasformarti in una persona piuttosto ridicola. A mia discolpa dirò che non ero poi così fissata coi Puffi. I cartoni li guardavo quando capitava, ma la sigla mi piaceva moltissimo e la ballavo senza sosta sul tappeto del salotto. L’altra cosa che avevo era il camper Puffi… che non usavo per i Puffi ma per trasportare un fantasmino di tulle che avevo chiamato L’ANIMA DANNATA.

MADRE (flagello dei mondi) – Tata, cos’hai lì nel camioncino dei Puffi?
MINI-TEGAMINI – ….L’ANIMA DANNATA!


Comunque. Visto che mi regalavano il biglietto, la settimana scorsa sono andata all’anteprima dei Puffi. C’eravamo io, Amore del Cuore e un centinaio di bambini sadici. Che i bambini siano sadici un po’ lo sospetti… ma lo scopri con assoluta certezza solo quando nei film iniziano a capitare cose cruente, rigorosamente non funzionali alla trama. Gargamella viene travolto da un autobus? Puffetta conficca le sue scarpine col tacco nelle cornee di Birba? Tontolone inciampa e scivola, provocando una devastante reazione a catena che distrugge mezza Pufflandia? Ecco, bambini in visibilio. Bambini che saltano sulle poltrone, che si spellano le manine d’applausi sbilenchi con un entusiasmo che neanche gli antichi romani al Colosseo. I bambini vogliono vedere fratture esposte, tombini aperti, carriolate di viscere, maledizioni infrangibili, teste mozzate e fiamme di drago, altrochè principesse coi pettirossi in testa.
Ma cerchiamo di capire che cosa succede in questo benedetto film.

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Georges Perec, Le cose

29 Ago

Continuavano la vita caotica: corrispondeva alla loro inclinazione naturale. In un mondo pieno di imperfezioni, non era, se ne rendevano bene conto, la più imperfetta. Vivevano alla giornata, spendevano senza badarci, spendevano in sei ore quel che avevano guadagnato i tre giorni; spesso si facevano prestare denaro; mangiavano infami patate fritte, fumavano insieme la loro ultima sigaretta, a volte cercavano per due ore un biglietto di métro, portavano camicie sformate, ascoltavano dischi logori, viaggiavano in autostop, e rimanevano, ancora abbastanza spesso, cinque o sei settimane senza cambiare le lenziola. Erano piuttosto inclini a pensare che, tutto sommato, una vita del genere avesse il suo fascino.

Georges Perec
Le cose. Una storia degli anni Sessanta
Einaudi
(Letture)

***

Vorrei anche dire che in treno c’è del rumore. Il rumore dei bambini.

AMORE DEL CUORE – Eh figurati, c’è un bambino che piange. Coniglietto*!
* per convenzione, le imprecazioni blasfeme vengono riportate con l’ausilio dell’innocua parola CONIGLIETTO.
TEGAMINI – …siamo quasi arrivati, possiamo farcela.
ADC – Possiamo farcela un corno.
T – …massì dai, alla fine è la prima volta che piange, in questo viaggio.
ADC – Ho capito, ma nemmeno tu o io abbiamo mai pianto, in questo viaggio, e nessuno ci è venuto a dire che siamo stati bravi.

T’infuoco!

16 Dic

Sei sul balcone che ramazzi foglie secche con scarso entusiasmo quando di sotto passano due bambini in grado di ridarti fiducia nel futuro dell’umanità… con il seguente dialogo:

Bimbo A: Sono il sole… sono FRATE SOLE!
Bimbo B: E io, io sono FRATE FRANZ!
Bimbo A: Eh vabbè, non copiarmi coi frati… io, solo io sono FRATE SOLE!
Bimbo B: Allora io sono il DIAVOLO!
Bimbo A: Come il diavolo?
Bimbo B: Sono il DEMONIO!
Bimbo A: Allora T’INFUOCO, DIAVOLO!!!

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