È una palese menzogna

16 Dic

Anche la meno immaginativa delle persone riuscirà a farsi venire in mente almeno un migliaio di cose più allegre di quest’edicola. Un pozzo senza fondo è più allegro dell’Edicola Allegra. I manichini di Zara che somigliano a Hitler sono più allegri dell’Edicola Allegra. Ma pure una torbiera falciata dal maestrale o un gatto con tredici chili di petardi legati alla coda.  Soffitte infestate da spettri e tarantole grosse come palette. Mucche zoppe che allattano vitellini orbi. Intossicazioni da muffa e parrucchini spazzati via dal vento. Sacchetti dell’aspirapolvere che scoppiano e cordate di alpinisti che precipitano giù per un crinale ghiacciato. Lo schiocco di una tibia che si spezza. Una capra legata a un palo in mezzo a una pianura deserta. La sabbia negli occhi. Un’epidemia virulentissima che sbarca sul continente coi ratti di una nave. I cani che escono dal veterinario con quell’imbuto parabolico al collo. I piedi tutti attorcigliati delle vecchiette coi capelli blu. Il singhiozzo perenne. Gambe ingessate e morbillo, in contemporanea. Il Natale quando si odia il Natale. Insomma, a questo mondo tutto è più allegro dell’Edicola Allegra. E anche un bel po’ più sincero.

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Borges, Ocampo, Bioy Casares – Antologia della letteratura fantastica

12 Dic

Un altro racconto, ritrovato nel ducato di Holstein, vicino ad Oldenburg, parla di una gran signora che mangiava e beveva allegramente e aveva tutto ciò che il cuore può bramare, e che desiderò vivere per sempre. Nei primi cento anni tutto andò bene, ma poi cominciò a restringersi ed aggrinzirsi, fino a che non potè più camminare, nè reggersi in piedi, nè mangiare, nè bere. Ma nemmeno poteva morire.
All’inizio la alimentavano come se fosse una bambina, ma finì col diventare tanto minuta che la misero in una bottiglia di vetro e la appesero nella chiesa. Sta ancora lì, nella chiesa di Santa Maria e Lubeck. Ha le dimensioni di un topolino e una volta l’anno si muove.

James George Frazer, Vivere per sempre
*
Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Aldolfo Bioy Casares
Antologia della letteratura fantastica
Einaudi (ET Biblioteca)

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Lunga vita e prosperità

6 Dic

Che diavolo è capitato ai Minipony

5 Dic

Allora, al professore avevo proposto due argomenti. Uno era da personcina posata – e non me lo ricordo, purtroppo -, l’altro era un trattato sul collezionismo transgenerazionale di giocattoli coi Minipony come caso di studio. Una roba di immane solidità. Giustamente esasperato da stuoli di miei serissimi coetanei che arrivavano lì con scalette d’immane dettaglio sul più tetro periodo dell’espressionismo tedesco, il buon docente mi ordinò di fare “quella coi giocattoli” e poche balle. Fu così che, al secondo anno di specialistica nell’università che continua ad avere Mario Monti come presidente – uno che fa piangere le donne con la sua mera presenza -, conquistai uno strambo trenta e lode parlando di cavallini colorati. E pure l’unico del corso, mica pan di stelle e miniciccioli. A pagina due, sotto l’indice, avevo piazzato un intricatissimo fregio fatto di Minipony che si rincorrevano festanti, tanto per mettere subito le cose in chiaro.
Più o meno contemporaneamente, MADRE aveva rinvenuto in cantina uno scatolone di Minipony che credevo perduti per sempre. Tutti quelli della mia infanzia. C’erano i primi degli anni Ottanta, quelli bombatissimi, che sembravano un po’ delle teiere, i Pegasi, con le ali e il cornino, quelli mignon, che avevano più capelli che massa corporea, quelli con il terrazzino sulla chiappa, una specie di conchiglia dove poteva comodamente alloggiare un altro amico animale – il mio aveva un’ape gialla – e via così. È che lo scatolone era finito nel pezzo di cantina che s’era allagata un dieci anni prima e tutti i Minipony erano lerci da far spavento, mezzi radioattivi.
Finì che c’ero io che scrivevo la tesina, con MADRE nella stanza di fianco che metteva a bagno cavalli vintage in tinozze d’Amuchina. E li pettinavamo a turno, col balsamo e le spazzoline apposta. Perchè ogni Minipony ha la sua spazzolina. E non vi dico a farli sgocciolare, perchè il Minipony è cavo, dentro. L’unico posto da dove l’acqua può defluire è il culo del ronzino, quindi creammo una struttura apposita che tenesse dritti i cavallini e li lasciammo lì, mezzi seduti sul bordo della vasca da bagno, col sedere che zampillava acqua.
Pochi mesi dopo, mi perquisirono con grande sospetto al JFK perchè andavo in giro con un gigantesco Pinkie Pie di pezza sotto il braccio. E dove dovevo metterlo, nella valigia, come un criminale? Giammai! Urlando a tutti che il Minipony era con me e che nessuno gli avrebbe messo le mani addosso, m’imbarcai sull’aereo più triste del mondo. Visto che sono fortunata, Pinkie Pie usufruì del sedile vuoto di fianco al mio, con tanto di cintura di sicurezza e copertina. Le hostess mi guardavano con quella gentilezza titubante che si tiene da parte per gli scemi del villaggio, che non si sa mai, bisogna essere cauti, metti che diventano aggressivi.

Insomma, la mia storia romantica coi Minipony è lunga e appassionata. Non ne avevo tantissimi – perchè MADRE era in qualche modo riuscita a farmi credere che i giocattoli costassero come le automobili -, ma quelli che avevo erano spettacolari. Mi avevano anche regalato la STALLETTA, ad un certo punto. Più che a una stalla, quell’affare somigliava a una pasticceria, ma mi faceva immensamente felice. Perchè c’è tutta una magia, nel mondo fatato dei Minipony… e non aveva niente a che vedere coi cartoni animati, che erano cretinissimi, ma proprio coi cavallini in quanto oggetti adorabili, d’infinite forme e colori. Erano proporzionati, allegri, teneramente tozzi… e non facevano un bel niente. Stavano lì, ad aspettare che qualcuno li facesse galoppare. Ce n’erano un paio con le ali che si potevano far frullare, va bene, e c’erano un casino di mezzi di trasporto per Pony – lo scooter, il carretto, la bici con rimorchio… che mi chiedo adesso se fosse un modello di biga, almeno a livello concettuale -, ma i cavallini erano semplici. Cavallini semplici per immaginazioni complesse.

E sarò una vecchia rincoglionita, piena di pregiudizi e devastata da reumatismi invalidanti, ma non venitemi a dire che questo abominio è un Minipony.

Dunque, Princess Celestia fa tutto e ha tutto. Sbatte le ali – non sono neanche delle ali, sono dei paracadute cangianti color coda-di-sirena -, parla, ha la corona, la pettorina e la criniera di sei colori – che tocca terra -, è alto tipo trenta centimetri, ha le gambe ricamate e un corno glitterato. Probabilmente se gli si ficca uno spinotto su per il naso si mette anche a lampeggiare. Avrà degli scomparti segreti sotto agli zoccoli. Gli si potrà dare da mangiare della roba, che uscirà dall’altra parte in palline d’oro a forma di cuore, cuori d’oro che levitano. Brilla al buio, di sicuro. Avrà bestie e codini per adornare il già pesantissimo crine. E poi? Che altro vogliamo aggiungere? Ma mettiamogli pure un DolceForno nel cranio, facciamogli sparare dei laser dalle pupille.

L’orrore.
Non è un Minipony, è una passeggiatrice super-accessoriata.

Il mio cuore è spezzatissimo.
Ecco, adesso mi sono agitata.

Sono il ninja del gas

2 Dic

…epic win!

 

Chiavi di ricerca, vol.9/millemila

30 Nov

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Navigatori perplessi e confusi, mai veramente approdati allo stadio dell’evoluzione che noi tutti più o meno condividiamo. Navigatori senza bussola e senza tutte le rotelle a posto. Gente assillata da domande che riecheggiano nell’immensità e da problemi capaci di scindere la struttura stessa dell’universo. Gente che quando apre la bocca al bar viene allontanata a male parole e che non sa più dove sfogare la propria sete di conoscenza. Un sentimento nobilissimo, capace di trasformarsi – nelle acclamate chiavi di ricerca di Tegamini – in una improbabile accozzaglia di scemenze e terrificanti scorci su un abisso più nero del nero.
Ma che ve lo dico a fare.
Che cosa ci è toccato sentire questo mese? Qualcuno sarà finalmente riuscito a scalzare RADIOSVEGLIE BLASFEME dal gradino più alto del podio meno ambito del mondo?

Scopriamolo – orsù! – in questo nono capitolo delle sempre più sconfortanti keywords di Tegamini. Che sono pure moltissime, santo cielo.

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PORCO A META

Se è vero che del maiale non si butta via niente, dobbiamo sederci qui a un tavolo dall’aria austera e riconoscere al più gustoso dei suini un’ulteriore qualità. Perchè sarà anche sozzo e debordante, ma il maiale domestico è in grado di raggiungere i 17.71 km/h –  se lanciato su un rettilineo non troppo accidentato e supervisionato ad ogni passo da un paramedico col defibrillatore. Considerando che la massa del maiale non è poi così diversa da quella di molti rugbisti – soprattutto quelli che ruzzolano per il campo quel tanto che basta per arrivare a meritarsi il terzo tempo -, non vedo perchè anche il rapidissimo porcello non dovrebbe poter correre verso la linea di meta, grugnendo sonoramente per intimorire gli avversari.

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SALAMANDRE IN CITTA’

Perchè ormai solo le salamandre più becere sono rimaste a vivere nella natura selvaggia.

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C’È CHI DORME SUGLI ALBERI

Nei paesi scandinavi è molto comune avere una casetta sull’albero. Bambini fortunati, che la sorte ha benedetto con capelli di un biondo abbagliante e un rifugio tra i rami di una pianta. E non per meriti conquistati sul campo, ma solo per essere nati nel posto giusto, un luogo fatato dove non solo c’è il giardino, ma ci sono pure dei parenti che sono capaci di costruire sulla vegetazione.
Spero che ci caschino, da quelle spettacolari casette sull’albero. Maledetti bambini scandinavi.

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TORTURA DELLA SEGA

Autoerotismo con carta vetrata.

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Diego De Silva, Da un’altra carne

28 Nov

– E’ colpa mia?
Guido fu sul punto di perdere il pedale dell’acceleratore.
– Ma che dici, – rispose, sorridendo penosamente. Arrossì pure; ma Salvino stava già guardando nel cruscotto.
Un cane marrone si fermò sul ciglio della strada e aspettò che lo superassero prima di attraversare. Guido finse d’interessarsi al suo contegno da bravo cittadino (lo seguì nello specchietto retrovisore finchè non fu arrivato dall’altra parte della strada) per giustificare il silenzio in cui affondò fino alla vita.
– Come ti è venuto?
– Salvino ficcò le mani sotto le cosce. Poi guardò sparire un altro ombrellone di angurie piazzato accanto al camioncino, con le fette già tagliate, in bella mostra.

Diego De Silva
Da un’altra carne
Einaudi – Arcipelago

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Padre, il cartolaio, Siri, il comunismo in corsia

24 Nov

MADRE – Ma allora vieni a casa domani?
TEGAMINI – No, vado a Milano, che lunedì ho pure la conferenza e rimango là, intanto che ci sono. Ma vengo il prossimo, sto anche a casa due giorni, che poi vado via, per la Madonna…
MADRE – …ma come ti esprimi!
TEGAMINI – Per la Madonna nel senso di “in occasione della Madonna”.
MADRE – Ma chiamala l’Immacolata, sempre la Madonna di qua e di là.
TEGAMINI – E su e giù.
MADRE – Si ma dov’è che vai.
TEGAMINI – Vado ad Amsterdam!
MADRE – COME AD AMSTERDAM!
TEGAMINI – La Venezia del Nord.
MADRE – Io non lo so, sempre in giro, ma non ti accontenti mai, guarda che qua mica li troviamo sugli alberi…
TEGAMINI – Ti ho chiesto dei soldi?
MADRE – …no. MIMMO! MIMMO! LA FRANCESCA VA AD AMSTERDAM, DILLE QUALCOSA!
TEGAMINI – Papà.
PADRE – Fai delle foto alle signorine.
TEGAMINI – Che signorine?
PADRE – Eh, quelle in vetrina!

I vostri genitori vi fanno solo credere di essere persone serie.

***

TEGAMINI – Senta, ho preso queste cornici qua, non è che per caso avete anche i chiodi?
IL CARTOLAIO – …
TEGAMINI – I chiodi.
IL CARTOLAIO – …può ripetere la domanda?
TEGAMINI (scandendo bene) – …sto per acquistare queste due cornici, vede, le ho qua, eccole, due cornici. Visto che questa cartoleria è molto fornita, mi stavo domandando se il vostro vasto assortimento comprendesse anche i chiodi, da conficcare nel muro affinchè la cornice si possa appendere.
IL CARTOLAIO – ….aaaah, ho capito. Venga.

Il Cartolaio mi porta allo scaffale delle puntine.

***

TEGAMINI – Siri, set my alarm clock at 8.00.
SIRI – Francesca, you already have an alarm set at 8.00. I turned it on.
TEGAMINI – Thank you, Siri.
SIRI – Your wish is my command, Francesca.
TEGAMINI – …Siri?
SIRI – Yes, Francesca.
TEGAMINI – Destroy the Moon, now!

Gli androidi parlanti tirano fuori il peggio di noi.

***

TEGAMINI – Oh, ma cosa sono tutti questi scatoloni? Ti stai licenziando?
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma no, è la spedizione dei libri per l’associazione Trallallero, per gli ospedali.
TEGAMINI – Ah!
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma secondo te, posso metterci dentro anche il Manifesto del Partito Comunista?
TEGAMINI – …li leggono in ospedale, giusto?
COLLEGHINA DEL CUORE – Già.
TEGAMINI – …mal che vada, ad un certo punto salterà su qualcuno gridando “COMPAGNA! Mi cambi la flebo! …anzi, la cambi a tutti quanti!”

Uno spettro s’aggira per l’Europa.

 

 

David Whitehouse, Buon compleanno Malcolm

22 Nov

– Vi piace? – chiese Mal.
La testa di Lou era appoggiata alla sua pancia.
– Cosa? – dissi io.
– Questo, quello che stiamo facendo ora. Questa parte centrale. –
– Certo che mi piace… Ma la parte centrale di cosa? –
– Della vita – disse. – Dopo la parte in cui non puoi fare niente per te stesso e prima della parte in cui devi fare tutto per gli altri. –

David Whitehouse
Buon compleanno Malcolm
Isbn edizioni – Special Books

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“Immortals”, a sputi fiammeggianti

21 Nov

tié, ti sferzo col fuoco, Dio dall’ingombrante copricapo!

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Va detto che siamo arrivati in ritardo e abbiamo perso per sempre i primi dieci minuti. È successo perchè ci siamo andati a sedere nella sala sbagliata, quella del Re Leone 3D. E niente, ce ne siamo accorti solo quando il sole è sorto sulla savana. Quel cinema ha seri problemi di segnaletica, non ci sono i numeri sulle porte, non c’è uno straccio di foglio di carta appeso, i tizi che ti rifilano gli occhialini indicano la direzione molto vagamente… e che dovevamo pensare, siamo andati dritti dritti da un’altra parte. E in quattro, che se c’eravamo solo io e Amore del Cuore capirai, era tutto normale. Arrivati nel posto giusto, però, il film ci ha accolti bene: un traditore – compaesano di Teseo – siede a gambe divaricate con la schiena appoggiata contro il muro. L’hanno frollato e seviziato ben bene, ha pure la faccia sfigurata da tre sfregi verticali, dalla fronte al mento. Davanti a lui, un energumeno con una struttura cornuta in testa si prepara ad assestargli una martellata nelle palle. Perchè Iperione non gradisce i guerrieri di dubbia moralità e ancor meno gradisce la loro eventuale progenie.

fate luogo, sono la Dea Atena, la mia chioma splende di saggezza!

***

Coglioni spiaccicati a parte, Immortals racconta della lotta tra l’eroe Teseo – atletico contadino, figlio di chissà chi – e il malvagio re Iperione – uomo dalla faccia disastrata – intenzionato a liberare i Titani, nemici giurati degli Dei dell’Olimpo. I Titani sono rinchiusi nelle viscere del monte Tartaro, dentro a una gabbia che sembra un po’ un biliardino e un po’ una di quelle lavapiatti cubiche dei bar. Per infrangere le catene che imprigionano i Titani, all’affabile Iperione occorre un arco supersonico, forgiato da Marte e diventato esageratamente leggendario, così leggendario da essere finito non si sa dove. E chi mai potrà ritrovarlo? Il segreto è custodito da quattro gnocche veggenti, sacerdotesse illibate col dono della profezia. O meglio, una sola è il vero oracolo, le altre tre fungono da scudi umani, in un gran turbinio di vesti scarlatte con lo spacco.

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