Archivio | vetrine dal mondo RSS feed for this section

Mangia una mela

6 Ott

Il fatto che nessuno sia indipensabile è tutto da verificare.
Facciamo che quasi tutti non sono indispensabili.
E non è che si salvano solo quelli che la mattina si tolgono il pigiama e corrono coi capelli al vento nella luce dell’alba per seguire il loro cuore. Gente con sogni molto ben strutturati, con lauree a Stanford, con un laboratorio da inventori nel garage di casa. Perchè è molto pericoloso seguire alla lettera un consiglio che ti arriva da un genio. È quasi disonesto che un genio ti venga a dire che non solo puoi fare tutto quello che vuoi per essere davvero libero e felice, ma che lo devi fare. È scorretto, è come incoraggiare un panda al pattinaggio artistico, a fare un non-so-che di totalmente scollato dalla reale possibilità di raggiungere un risultato che non finisca per essere frustrante e orribile. I consigli dei geni andrebbero interpretati… ed è per quello che diffido dei mantra da scatola di cioccolatini. Stay hungry stay foolish. Moriremo in ogni caso, quindi vai da qualche parte e vivi ogni istante come se fosse l’ultimo. Siamo strutturati per sapere queste cose. Anche i nostri malleoli sono consapevoli dell’esistenza di un momento in cui non saranno più malleoli, ma tessuti decomposti. E ai malleoli viene da correre, quando se lo ricordano. E corrono praticamente da soli, senza bisogno che il cervello elabori continuamente questa informazione. Perchè si, passiamo ogni secondo del nostro tempo a cercare di essere più felici, meno soli, o ad agitarci quando capiamo che non siamo nè allegri nè stazionati nel posto giusto. Lì davvero che sentiamo già, forte e chiaro, che cosa ci sta capitando… e non ci vuole un genio. Ci vuole un genio a incastrare i pezzi, a far funzionare l’improbabile, a creare qualcosa che non c’era. Perchè lì, per fortuna, i malleoli che corrono da soli verso un’idea lontana di felicità si trascinano dietro anche uno sciame di neuroni grossi come gattini. E allora succede che quello che si immagina diventi vero.
E lì ci vuole un genio… e tutti i panda coi pattini da ghiaccio sanno capire la differenza. E si accorgono che ogni genio che scompare dal mondo era davvero indispensabile.

Il mio feticismo per le vetrine è ormai noto. Questa è una vetrina di Berlino. Ci siamo finiti davanti mentre cercavamo una metropolitana che era segnata sulla mappa ma non era ancora del tutto ricostruita. Vicino a una metropolitana-fantasma, in mezzo alla neve, qualcuno col dono della sintesi ha messo insieme il rassunto tecnologico di una serie di ottime idee. Ma proprio idee spettacolari.

Annunci

Parigi: pezzi di mostro

21 Set

Provo un interesse di difficile interpretazione per le vetrine.
Mi piacciono tantissimo.
Le vetrine sono davvero avvincenti. Sia visivamente che antropologicamente. E anche un po’ per l’organizzazione dello spazio. Se vai in un posto sconosciuto e guardi le vetrine, è come dover aprire uova di Pasqua ogni cinque metri. E non sto parlando della fascinazione consumistica da acquisto, è proprio l’idea di avere davanti accozzaglie di oggetti che si siedono lì e ti vedono passare.
Col tempo, sono diventata un’accanita fotografatrice di vetrine, perchè se c’è una cosa che non serve a niente, non produce alcun beneficio per l’umanità ed è pure un po’ frivola, stai sicuro che mi ci dedicherò con passione e grande perizia.  Bene, le vetrine sono un classico esempio della mia dedizione all’inutilità.
Per dire, sono andata a Berlino e ho fatto due foto alla Porta di Brandeburgo e quarantasei foto ai negozi di Prenzlauer Berg. A New York ho un Chrysler Building e trentadue interni del fruttivendolo del Chelsea Market. Perchè avevano delle mele gigantesche, lucidissime, da far cadere morta la più vigorosa delle principesse, mele così belle che ti dispiaceva comprarne una perchè gli rovinavi la composizione.
Insomma, vorrei avere in casa un’area per le vetrine, da riempire di cose buffe trovate in giro, un po’ come facevano secoli e secoli fa coi cabinets of curiosities, tutti pieni di scheletri di animali inesistenti, uova giganti, gabbiette, stampe, coralli e stelle marine secche. Una volta che c’era tutta quella roba, ben ordinata e ammucchiata con l’aria chic del finto disordine, ci passeggiavano in mezzo con una tazza di tè. E ciao.

Visto che non ne posso più di essere isolata nella mia stranezza, ho deciso di farci qualcosa, con le mie benedette foto di vetrine. E se qua si parla di sule dai piedi azzurri, si può anche parlare di vetrine.
La vetrina di oggi, per esempio, mi ha fatto una paura blu.
È una vetrina di Parigi… ed è piena zeppa di mostri, pezzi di mostri e amici di mostri a pezzi. C’è pure una tetta di legno. Mai avrei creduto di imbattermi in una tetta di legno.

***

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: