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What’s this, what’s this!

20 Dic

Il Natale è bello quando sei piccola, terrificante quando sei in delirio adolescenziale e assolutamente fantastico quando te ne vai di casa… perchè quando torni ti trattano da ospite. L’altro vantaggio di vivere a duecento sanissimi chilometri di luoghi della propria infanzia è che ti fai degli amici che sono conciati come te, con lo stendino di traverso in mezzo al soggiorno, padelle che agonizzano nel lavandino e una poltrona dove non ci si siede perchè è piena di panni, palle di stoffa e pupazzi che avevi perso un mese prima.
In realtà non è vero.
Accurate osservazioni empiriche mi hanno permesso di stabilire che solo a casa mia si fa teatro dell’assurdo, mentre le case degli altri sono addirittura adatte ad ospitare feste di Natale per 39-106 persone, che si presentano con vassoi di sfogliette appena sfornate e scodelloni di orecchiette con le cime di rapa della campagna natia. Quanto a me, ecco che cosa ho confusamente imparato dalle celebrazioni di questi giorni.

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L’uovo del dubbio

20 Nov

Le uova sono universi chiusi, assolutamente ermetici ed impenetrabili. E poche cose mi confondono come le uova. Che cosa succede all’interno della gallina? Potrebbe capitare di rompere un uovo e di trovarci dentro un pulcino accartocciato? E se si mangia un uovo un po’ antico, che succede? Si muore? Si vive, ma contorcendosi in un’eternità di spasmi?
Ecco, l’uovo mi allarma. Mi allarma ancora di più se apro il frigo e m’accorgo che ho accidentalmente strappato l’etichettina della data di scadenza dalla confezione delle uova BIG – per frittate di un certo spessore. E resto lì, con in mano queste tre uova tutte uguali, mute e anonime, senza nessuno che mi aiuti a disinnescarle. L’unica cosa che il guscio mi fa sapere è che le uova sono emerse da una gallina circa un mese prima.
E quindi?
Si può o non si può mangiare? Si può mangiare solo con coraggio? Non solo non si può mangiare, ma non si deve nemmeno guardare? Che utilità possono avere le mie due lauree se non so comprendere le uova?
Sapendo di non sapere, ho deciso di buttare per aria un’iniziativa di maieutica collettiva:  ho chiesto consiglio su Twitter. Perchè là fuori ci deve essere qualcuno meno disadattato di me. E almeno su quello ho avuto ragione, perchè molti, spinti da carità e genuino altruismo, si sono fatti avanti per condividere la propria preziosa conoscenza in materia di uova.

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Glamour ci racconta come fare all’amore ridendo

14 Nov


Un mese fa sono dovuta andare in farmacia perchè ero malata. Sono uscita di casa col pigiama, i mocassini indiani imbottiti di pelo, la cuffia e il piumino stropicciato, tutto di colori in guerra fra loro da tempo immemore. Insomma, ero più che un relitto, ero la ruggine che sta sopra ai relitti. Starnutivo copiosamente, mi faceva male la faccia e a metà strada mi sono pure sorpresa a pensare che non avrei mai raggiunto la farmacia e che sarei morta lì, nello scavo fangoso del cantiere del gas. Ma poi, quando ormai stavo perdendo le speranze, ho visto balenare da qualche parte alla mia destra il distributore dei preservativi, e ho capito che il bene avrebbe trionfato ancora una volta. E davanti non avevo nessuna vecchia inferma, nessun anziano che doveva provare la pressione, nessun imbarazzato giovane in cerca di medicinali per combattere la sifilide. Un trionfo luminoso. Mi hanno dato una sporta di Tachifludec e dei cosini pieni di bussolotti di Multicentrum e via, di nuovo per strada, col cuore gonfio di quella fiducia nella scienza che solo lo shopping in farmacia può infondere. Sarei guarita. I miei anticorpi potevano vincere. Il mondo era mio!
Credo sia per quello che sono andata in edicola a comprare Glamour.

Mi si è aperto un mondo, credetemi.

“Pensi che il sesso sia sempre una cosa seria? Ti sbagli! E qui puoi ricrederti. Almeno 12 volte!”
E ve ne devo parlare, perchè là fuori c’è qualcuno che fa del “sesso LOL”… e non parlo delle donne che vi prendono in giro appena vi calate le braghe, no! Parlo di coppie di adulti che sghignazzano mentre fanno all’amore, magari indossando intimo con su i pagliacci e piazzando bucce di banana davanti alla porta del bagno.

Sul serio, è avvincente.

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I jeans non sono la Svizzera

11 Nov

Quest’estate a Miami ho visto un paio di jeans che costavano 29 dollari e li ho comprati, decisa a dare una svolta alla mia vita. Perchè sono circa dieci anni che non mi metto un paio di jeans. Non solo ho dimenticato come si fa, ma ormai mi confondono a livello concettuale.
Come fa la gente a percepirli come indumenti neutrali? Com’è possibile che nessuno badi al colore?
Sono blu! Blu, va bene?
Mi arrampicherei sulla Mole Antonelliana per gridarlo ai quattro venti: i jeans sono blu, diavolo! Ve lo dico io, hanno un colore ben preciso, e poche balle. Che sia scuro, chiaro, strappato, sfrangiato, stretto, largo, a zampa, a sigaretta, al ginocchio, col risvolto, coi dragoni cinesi stampati sopra, coi tasconi, coi ricami, a vita alta o a vita bassa, il maledetto pantalone è blu, dovete accettarlo. A me basterebbe una dichiarazione ufficiale di qualcuno importante, degno di poter affermare che i jeans vanno con tutto perchè è stato convenzionalmente stabilito che sarebbe andata così. Perchè è una convenzione, il jeans. Che altro potrebbe essere? Come si fa a dire che una cosa con un suo preciso colore va con tutto? No che non ci va, va dove le pare, com’è giustissimo che faccia.
Che si sia deciso di ignorare questa incontrovertibile realtà del creato mi agita nel profondo. Non è il tessuto o la forma del pantalone che mi turba, ma questa caparbia convinzione nella sua magica abbinabilità. E non sto venendo qua a dirvi che i miei jeans neri sono più versatili e rispettosi dell’armonia dei vostri jeans blu, ma almeno ammetto di mettermi i jeans neri con dell’altra roba che ha un suo motivo di stare sulla mia groppa, con qualcosa di visivamente amico.
E ora mi trovo con questo paio di tragici pantaloni blu nell’armadio, con Amore del Cuore che mi esorta giornalmente a staccare il cartellino e ad andarci in giro come una cittadina serena, una passante inoffensiva, coi suoi jeans.
E io non ci riesco.
Me li metto e ci sto comoda, ma appena me li vedo insieme a un casuale altro capo d’abbigliamento (come m’insegnano si debba fare), vengo colta da un buffo disorientamento e li devo togliere immediatamente.
Perchè.
Perchè non capite.
Sono blu, non sono la Svizzera!

San Gennaro!

10 Ott

ITSALIVEEEEEEEEEE! (tuoni e fulmini in sottofondo)
Nessuno al mondo ci avrebbe scommesso un euro – o almeno, nessuno dotato di un minimo di senso della realtà -, ma il prato-stella VIVE!
Contro ogni pronostico, contro ogni legge della fisica e della fotosintesi clorofilliana, il prato-stella STA GERMOGLIANDO!
Timidi fili d’erba sono spuntati dall’orrido ammasso di semi e non ho dovuto fare un bel niente, a parte buttarci su dell’acqua ogni tanto.
Sono sopraffatta dalla fierezza e dalla commozione.

*


*

Per chi non avesse capito che diamine sta succedendo, la prima puntata dell’epopea del prato-stella: Incanti nella valle

 

Mangia una mela

6 Ott

Il fatto che nessuno sia indipensabile è tutto da verificare.
Facciamo che quasi tutti non sono indispensabili.
E non è che si salvano solo quelli che la mattina si tolgono il pigiama e corrono coi capelli al vento nella luce dell’alba per seguire il loro cuore. Gente con sogni molto ben strutturati, con lauree a Stanford, con un laboratorio da inventori nel garage di casa. Perchè è molto pericoloso seguire alla lettera un consiglio che ti arriva da un genio. È quasi disonesto che un genio ti venga a dire che non solo puoi fare tutto quello che vuoi per essere davvero libero e felice, ma che lo devi fare. È scorretto, è come incoraggiare un panda al pattinaggio artistico, a fare un non-so-che di totalmente scollato dalla reale possibilità di raggiungere un risultato che non finisca per essere frustrante e orribile. I consigli dei geni andrebbero interpretati… ed è per quello che diffido dei mantra da scatola di cioccolatini. Stay hungry stay foolish. Moriremo in ogni caso, quindi vai da qualche parte e vivi ogni istante come se fosse l’ultimo. Siamo strutturati per sapere queste cose. Anche i nostri malleoli sono consapevoli dell’esistenza di un momento in cui non saranno più malleoli, ma tessuti decomposti. E ai malleoli viene da correre, quando se lo ricordano. E corrono praticamente da soli, senza bisogno che il cervello elabori continuamente questa informazione. Perchè si, passiamo ogni secondo del nostro tempo a cercare di essere più felici, meno soli, o ad agitarci quando capiamo che non siamo nè allegri nè stazionati nel posto giusto. Lì davvero che sentiamo già, forte e chiaro, che cosa ci sta capitando… e non ci vuole un genio. Ci vuole un genio a incastrare i pezzi, a far funzionare l’improbabile, a creare qualcosa che non c’era. Perchè lì, per fortuna, i malleoli che corrono da soli verso un’idea lontana di felicità si trascinano dietro anche uno sciame di neuroni grossi come gattini. E allora succede che quello che si immagina diventi vero.
E lì ci vuole un genio… e tutti i panda coi pattini da ghiaccio sanno capire la differenza. E si accorgono che ogni genio che scompare dal mondo era davvero indispensabile.

Il mio feticismo per le vetrine è ormai noto. Questa è una vetrina di Berlino. Ci siamo finiti davanti mentre cercavamo una metropolitana che era segnata sulla mappa ma non era ancora del tutto ricostruita. Vicino a una metropolitana-fantasma, in mezzo alla neve, qualcuno col dono della sintesi ha messo insieme il rassunto tecnologico di una serie di ottime idee. Ma proprio idee spettacolari.

Cose imparate all’improvviso

4 Ott

Sono un po’ come quelle bambole con le palpebre che ad un certo punto smettono di muoversi in maniera sincronizzata. Lo so perchè una mia amica mi ha cucinato il pranzo e poi mi ha fatto una foto. E fa paura avere una persona che ti scatta un primissimo piano per il suo progetto bello, pieno di persone che hanno quel nonsochè di interessante nei lineamenti. Insomma, mentre Marina faceva risplendere il fascino naturale di tutti gli altri avventori del buffet vegetariano, io ho scoperto di avere un occhio leggermente più chiuso dell’altro.
È il mio occhio pigro. Non si prende la briga di spalancarsi bene perchè tanto sa che non può competere con l’altro. E che competizione, -5.50 diottrie contro -3.0, una lotta tra determinatissimi bambini bendati che cercano di randellare la pentolaccia. Per consolarmi, mi hanno detto che soffro di astigmatismo di Venere.
Sono stati tutti molto gentili.

Portarsi in bagno un libro di poesie è davvero da persone poco sensibili.

Ogni volta che scelgo un film, Amore del Cuore si addormenta. È successo con The Darjeeling Limited, Ponyo, Super 8 e A Dangerous Method. Non è più una coincidenza. Non s’è mai addormentato con i supereroi e con Nicolas Cage, però, quindi sono contenta che ci sia ancora un qualche tipo di speranza in una serena comunione cinematografica, fondata sulle cazzate.
Pensateci, ci sono un mucchio di amici che non vedete da tanto tempo, magari i vostri compagni di banco delle elementari, quelli che vi tiravano il cancellino in faccia al cambio dell’ora, quelli che vi chiedevano sempre la focaccia e voi, brutti taccagni bastardi, voi vi mettevate lì davanti e la leccavate centimetro per centimetro, con scrupolo. Poi allungavate la focaccia sbavata all’altro bambino e gli domandavate se la voleva ancora. Ecco, c’è un genere di amico perduto che sarà in grado di rivolervi bene in modo istantaneo proprio grazie all’affascinante potere cementifico delle cazzate. Dopo dieci anni che non vi vedete, vi rimetterete lì a riesumare ogni puttanata che vi accomuna (dalla cena di classe di quinta elementare – interrotta dalla polizia perchè avevate buttato centinaia di bucce di limone e di arancia, che contenevano gelato dell’Antica Gelateria del Corso, nel balcone dei vicini – alla lavagnetta che avevate messo in camera in Inghilterra per segnare con delle pratiche X tutte le volte che la vostra compagna di stanza con le Timberland si metteva davanti allo specchio a phonarsi la frangetta) e cazzata dopo cazzata capirete che gli oceani del tempo non possono scalfire il vostro legame.
Ecco. Coi supereroi e Nicolas Cage spero funzioni così, nel complesso triangolo Tegamini-Amore del Cuore-settima arte.

Posso stare in ufficio fino alle nove di sera perchè mi stanno ingrassando le braccia.
Visto che sono davvero vicine alla testa e molto più capienti di zigomi e guance, l’energia necessaria al cervello per continuare a funzionare viene prelevata dalle braccia e dalla ciccetta che immagazzinano.

Le dita dei camerieri possono essere scambiate per involtini.
C’è questo tipo di vassoio, molto di design,  che somiglia alla prole di una rotella di ingranaggio e di una tavolozza da pittore. E’ un vassoio con degli scavetti al bordo – grandi abbastanza da ospitare un bicchiere col piede ben ancorato – e con in mezzo un buco per il pollice del cameriere.
Ecco, può capitare che – da lontano e soprattutto se alla festa c’è l’open bar e tu hai mangiato solo tre tartine – che il dito del cameriere ti sembri un involtino, l’ultimo rimasto in mezzo al vassoio.

I barman acrobatici possono essere osservati con attenzione solo se i cocktail ingeriti durante la serata sono meno di quattro. Se sono di più, è possibile che il vorticare di bottiglie e bicchieri che vi finisce davanti mentre attendete pazienti il vostro prossimo mojito vi farà sprofondare nella più fastidiosa delle nausee. E poi diciamolo, non me ne frega niente di guardarti per dieci minuti mentre tieni in equilibrio sul naso una boccia di gin, o barman acrobatico. Spicciati e poche scene, che se volevo vedere gente che fa ballare i birilli andavo al circo.

 

Trottole e distintivo

14 Set

Non ci si annoia.
Anzi.
Ci si annoia così poco che un po’ di tedio sarebbe salutare. Che ne so, uno sbadiglio qua e là. Una giornata da panda, con tutti che si prodigano per salvarti dall’estinzione. Con la gente che ti fa la pasta col pesto di bambù e ti mette il balsamo nella pelliccia. Con uno che ti spara le vitamine con la cerbottana e viene nel tuo recinto per potare tutti i cespugli a forma di divano.
Ma non è di panda che serve parlare, perchè c’è tutto un turbinare di eventi che travolgono e intrattengono. Quindi, farò uno sforzo per ricordarmi com’è che si faceva alle elementari coi pensierini, ma col grande sollievo di non doverli più scrivere con la penna cancellabile, che non so voi, ma io sono mancina e da piccola facevo le macchie e vivevo ricoperta di inchiostro blu appiccicoso.
Bene.
Pensierini, liste della spesa, osservazioni e vastità del mondo.

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Affilate bene i coltelli

5 Set

C’è un problema di tristezza, in diversi recipienti.
Tristezza a pozzanghere. O a salti di cascatelle. Fatta a lago fermo. Oppure a ondine di mare. Tristezza in bicchieri, brocche, bacinelle o vasi con dentro i sassi bianchi. Volendo, anche a gavettoni.
Indipendentemente da dove la si trovi a galleggiare, succedono dei naufragi tristi.
E non è che te la vai a cercare.
A volte sei per strada, ti soffiano addosso delle bolle di sapone e sei improvvisamente un po’ accigliato. Ti accigli, torni a casa, ti accorgi che ti è marcito un limone in frigo e non ti capaciti del tempo che passa. Anzi, non ti spieghi nemmeno come ci sia arrivato quel limone in frigo, non sei uno che compra i limoni perchè non hai modo di spremerli su niente. Marciscono delle cose che neanche sapevi di avere. Si decide che Plutone non è più un pianeta, perchè ha un’orbita ellittica troppo irregolare e sbalestrata rispetto alle orbite degli altri. E anche le comete, che ti sembrano belle se le vedi da lontano, poi se le guardi un po’ meglio vedi che sono solo delle rocce giganti piene di ghiaccio che gorgoglia via e si stacca, friggendo per la velocità. Pensi che stai ammucchiando delle cose per vedere se alla fine esce fuori la sensazione corretta di casa. Poi entri e sai che non ti è riuscita bene. Passano delle settimane. Passano dei mesi. Passa il treno e passa pure qualche uccellaccio migratore, che sarà piccolo e nevrastenico, ma ha una vaga idea di dove va. In ogni caso, lamentarsi è disdicevole, perchè da qualche parte qualcuno sarà sempre impegnatissimo a morire di fame, in mezzo a delle mucche che sarebbero magre anche se mangiassero interi girasoli. Fai delle costruzioni tondeggianti con le occhiaie. Però si dorme moltissimo, con una super sensazione di sollievo. Va bene anche senza sogni, che stancano. I miei sogni sono impegnativi, hanno la trama. E se non c’è una particolare storia, sono sogni di movimento. Si fluttua parecchio, si corre come razzi. Non sogno mai le facce precise delle persone. Ci sono delle sagome un po’ sfocate, un po’ come vedo la gente quando non ho gli occhiali. Anche se la faccia è indistinta, nei sogni so sempre chi è che incontro. Molto spesso, per capire che cosa si prova ad essere miopi, amore del cuore mi domanda se somigli a guardare sott’acqua con gli occhi aperti. Io non so mai cosa dire, perchè quando guardo sott’acqua uso i miei occhi miopi mentre lui usa i suoi occhi che ci vedono tantissimo. Una volta mi ero scordata di togliere le lenti a contatto e la mattina da sveglia ci vedevo, poi mi sono resa conto che non era successo un miracolo. Ecco, quella sì che è una cosa che ti fa arrivare una secchiata di tristezza. Ci sono le illusioni minuscole e gli interi film. Per fortuna, tutte le volte che compravo l’ovetto kinder non mi aspettavo di trovarci dentro la ranoplà. Perchè su tanto e parecchio sono piena di stelle filanti, ma poi mi ricordo che devo andare a pagare la luce e il gas e sono davvero puntuale. Non mi piace mettermi l’orologio perchè lo guardo solo quando sto facendo le cose degli altri. E’ anche vero che ci sono degli ottimi momenti in cui te ne potresti mettere sei e non ti accorgeresti di averli.
Ci vuole del tempo, ma serve anche che lo spazio in mezzo non sia così vasto.
L’altro giorno sono scesa dal treno e non mi ricordavo più la strada. Ho poco senso dell’orientamento anche quando tiro fuori la mappa e vedo che sono il puntino blu. Non va bene nemmeno nelle città a pianta ortogonale, con le strade numerate da sinistra a destra, cascasse il mondo. Ma davvero, la cosa che mi preoccupa sono i momenti in cui arrivo a destinazione. Perchè può capitare di tirarsi dietro un po’ di zavorra, magari una briciola. La volta dopo puó essere un sasso piccolo. Poi hai un sacchetto di sassetti. Parti e riparti, ed è un trolley pieno di rocce. E finisce in una montagnetta che ti segue, tutta da sola, attaccata con una catenella al tuo orecchio.
Ecco.
Vorrei capire se devo tagliare l’orecchio.

La geometria non è inutile

29 Ago

Là fuori c’è qualcosa che merita una seria riflessione. Ma più dei glutei di Pippa Middleton, del centesimo figlio di Jennifer Garner o della faccia di Leonardo di Caprio – sempre più larga, se ci fate caso. Qualcosa di più grottesco degli effetti speciali di Lanterna Verde o del volume di Valeria Marini.
Macchè. Qualcosa di serio ci minaccia.

Di angoli, dobbiamo parlare.
C’è un problema con la curvatura dello spazio.
E dobbiamo risolvere questa cosa, ma con urgenza.

Dobbiamo permettere alla geometria solida di tornare a governare la materia con il pugno di ferro di un architetto rinascimentale. Perchè il mondo è già abbastanza cattivo. Ci sono brutti libri. Cose orrende capitano alle persone buone. I gattini vengono trasformati in bonsai – o meglio, c’è chi per un po’ ci ha creduto, che è pure peggio. Gli squali azzannano chi si è appena sposato. Non avete i soldi per una donna delle pulizie… e nemmeno le adeguate capacità per farvi le pulizie da soli. Nemmeno gli uragani di livello cinque riescono a conservare la propria potenza, una volta toccato il Financial District. Le scarpe rosse del Papa costano più della vostra istruzione universitaria, ma poi vi dicono che i ricchi finiranno tutti incastrati in qualche fantomatica cruna dell’ago. Le manicure si deteriorano. Gli adolescenti puzzano. Le donne non sanno guidare e anche se sanno guidare è quasi impossibile che sappiano parcheggiare. Ci si affanna per salvare i panda, che vogliono solo essere lasciati in pace a morire – perchè altrimenti cercherebbero di accoppiarsi con un po’ più di entusiasmo. Le navi zappano la barriera corallina. I turisti tedeschi si mettono i calzettoni bianchi di spugna coi sandali. Le mozzarelle ogni tanto sono blu cobalto. Terry Pratchett non ha ancora vinto il Nobel. Il parquet scricchiola – e se non scricchiola, si macchia. Certi cuscini fanno venire male al collo. I canguri ci vogliono prendere a pedate nella pancia. Piedi puzzolenti finiscono sui sedili dei treni. Vi rubano la bici, di continuo. Le femmine pensano che i maschi non telefonano perchè hanno avuto dei contrattempi. Le caffettiere vengono dimenticate sul fuoco. I bambini non hanno mai visto una gallina viva. Il curling è uno sport olimpico. Il calcare vi infesta i rubinetti. Tutto quello che vi piace mangiare finirà per uccidervi. La persona che più amate è anche quella che avete sentito russare più forte, in assoluto. I motorini si spaccano con le buche. Gli uccellini precipitano dal nido. Dovete andare in vacanza, proprio quando erutta un vulcano in Islanda. Andate a votare da una vita, ma non riuscite mai a far succedere niente. Qualcuno va in giro a dire che la macchina del pane fa il pane buono come quello del fornaio. Avete delle buone idee, ma non avete i soldi. C’è chi paga mille euro per un tavolo in discoteca, magari anche un po’ di strada per i cessi. In certi posti non si mangia. I fratelli minori hanno la vita troppo facile. La capra vi ha sgranocchiato la camicia. Ci sono i Gormiti, la miopia, i tamarri, le zanzare tigre e i terminali delle poste.
Ma insomma, che ve lo dico a fare.
E’ vero, ci sono obbrobri e schifezze, ma la vita è meravigliosa, se affrontata con il giusto spirito, ascoltando e comprendendo l’immensa saggezza dell’universo. E già è difficile così, figuriamoci dopo aver visto le ginocchia di Katie Holmes.

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