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Sono il ninja del gas

2 Dic

…epic win!

 

Ventimila Tegamini – festeggiamenti e un contest surreale

25 Ott

Amici, mostri del mare e creature mitologiche, qua c’è allegria… grande Giove!
Un anno di Tegamini – aggiornato con rigore e svizzera puntualità dal mese di novembre del 2010 – ed eccoci qua a fare festa e a buttare coriandoli, perchè il saputellissimo conta-lettori ha superato proprio oggi il numero ventimila. Che non sarà millemila, va bene, ma per una che parla di narvali tristi, borse a forma di gallina, libri e zolle d’erba è un risultato talmente rispettabile da far sentire in colpa. E mi sento giustamente in dovere di ringraziare, in qualche maniera. L’unico modo degno di esprimervi la mia gratitudine sarebbe una laboriosa impresa di sferruzzamento di sciarpine d’alpaca, da avvolgere a pioggia intorno ai vostri gentili colli… ma, come mi ricorda immancabilmente MADRE, non so nemmeno come si prenda in mano, un ferro da calza. Lo brandirei come un’arma, magari, ma non aiuterebbe con le sciarpette. E non ho nè un forno nè le capacità necessarie a produrre biscotti per tutti quanti. Per ovviare a questi disdicevoli deficit – sia a livello di skill-massaia che di elettrodomestici a mia disposizione – ho deciso di comprare dei regali strampalati, perchè fare i regali mi piace immensamente, soprattutto a chi se lo merita.
I regali – belli belli in modo assurdo – stanno in quella busta lì, sulla sedia:


E che ce ne facciamo?
Ci facciamo un contest – UAU! –, perchè non ho la statura intellettuale per decidere arbitrariamente a chi toccherà il Paccozzo del Mistero.

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VINCI, DUNQUE, IL PACCOZZO DEL MISTERO DI TEGAMINI!
E fatti fare un regalo, santo cielo, che ormai ti compri la roba solo ai saldi.

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L’ambizioso motto di Tegamini è un pezzettino de La strada di Cormac McCarthy: just remember that the things you put into your head are there forever. Nel libro, l’uomo cercava di tenere vivo il suo bambino, di salvarlo, di portarlo vicino al mare – dove sperava ci fosse più caldo -, ma soprattutto, l’uomo combatteva per  impedire che la testa del suo bambino si riempisse di qualcosa che l’avrebbe terrorizzato per sempre, facendolo diventare vuoto, tagliente e pieno di cenere come il mondo che cercavano di attraversare. Perchè un bambino che porta il fuoco deve continuare a portare il fuoco, anche se è difficile.
Qua c’è un po’ meno dramma e manca ogni tipo di riferimento al cannibalismo, ma l’idea rimane una luminosa meraviglia, anche se la si butta dentro a un Tegamini. E’ una cosa che t’incoraggia a cacciarti nella testa il più possibile… e a scegliere che cosa cacciarci. Dentro a Tegamini ci finisce un sacco di roba strana, ma è tutta roba che mi fa felice.
E quindi?

Che ci cacciate, nei vostri Tegamini?

Rispondetemi, orsù!
Mandatemi una foto e un mini-commento, ditemi come vi chiamate e dove vi trovo (un blog, Twitter, un centro di riabilitazione). Avete ben dieci giorni, fino a venerdì 7 novembre.
Ogni stramberia che riceverò sarà giustamente celebrata in un post, quindi non siate timidi… che faccio pure brutta figura, se qua partecipano solo Amore del Cuore e i parenti stretti. E non vi dico che dovete fare di preciso, perchè il Tegamini è un luogo della mente… e magari il vostro è una cassapanca o cesto di vimini. O un panda.
Tra tutti i Tegamini pervenuti verrà sorteggiato il vincitore del Paccozzo del Mistero, che sarà recapitato dove più vi aggrada. Per il grande annuncio – e se ci sarà giubilo e partecipazione oceanica – pensavo di fare un video, visto che sogno di infilare dei pezzi di carta dentro alla borsa a forma di gallina e di estrarre a mo’ di tombola dopo averla agitata con veemenza… e una cosa del genere va condivisa con qualcuno. Com’è giusto e sano, nel fantomatico video si svelerà anche il contenuto dell’ambito Paccozzo del Mistero, che se no il notaio mi redarguisce.

E dove li mandate, i vostri Tegamini pieni? Ma a questo saltellante indirizzo.

Insomma, divertitevi e in bocca al lupo per la conquista del Paccozzo.
Ma soprattutto grazie, amici, mostri del mare e creature mitologiche.

E perdonatemi tantissimo per “il Tegamini è un luogo della mente”, mi è uscita così.


C’è rigogliosità

24 Ott

Dimostrando poca lungimiranza e ancor meno buonsenso, la natura mi ama. Ma che dico, la natura mi vuole bene a tal punto da germogliare e verdeggiare, in cinque centimetri quadri di vasino di ceramica a forma di stella. In casa mia, dove le persiane impediscono alla luce di entrare e le palle di polvere peregrina sfrecciano avanti e indietro, ormai dotate di vita propria. E pure di favella.
Insomma, è un prodigio. Lo sterile terriccio – che si sospettava fosse composto al 98% di merda, ma ora che l’erba è davvero cresciuta ne abbiamo la matematica certezza – è pieno zeppo di vegetazione, non è più un inutile prato-in-potenza, è una vera e conclamata zolla lussureggiante!
Non so come sia capitato, ma suono trombette a festa.

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Per chi si fosse perso le precedenti puntate della fondamentale epopea del prato-stella ci sono Incanti nella valle – con l’acquisto del prato-stella e la conseguente riflessione sulle motivazioni che spingono la gente a parlare con le piante – e San Gennaro! – celebrazione dei primi coraggiosi germogli.

Perchè c’è speranza per tutti, anche per la figlia di una Distruttrice di Mondi.

Incanti nella valle

7 Ott

Con le piante non ci ho mai parlato. Parlo da sola, parlo coi piccoli animali, parlo con la gente e pure con le macchinette che iniziano una conversazione con me, tipo quella dei biglietti del treno e il casello meccanico dell’autostrada, ma non ho mai detto un bel niente a un fiore o a una pianta. Amore del Cuore aveva moltissime piante secche e desolate, ma salutarle quando ci si passava davanti sul ballatoio non è che aiutasse poi molto: sono rimaste secche, e basta. E anche da piccola, quando Madre s’era presa bene con l’orto in campagna, venivo utilizzata solo tangenzialmente nella grandiosa opera di crescita delle verdure. Non mi facevano innaffiare o legare i pomodori storti agli stecchini di legno, mi facevano strappare le erbacce infestanti… che va bene, era un’attività benefica per le nostre zucchine e la nostra lattuga, ma nociva per l’erbaccia che dovevo estirpare. Facevo del male a un gruppo di vegetali per farne prosperare degli altri, insomma, le mie caparbie manine erano strumenti di devastazione, anche se lo scopo finale – mangiare l’insalata super biologica – non era oggettivamente malvagio.
Visto che non strappo un’erbaccia da una quindicina d’anni e che mi sento di aver espiato ogni tipo di crimine contro il regno vegetale, mi sento pronta alla riabilitazione e, con grande risolutezza, ho deciso di schierarmi impettita tra le fila dei coltivatori di flora. Combatterò in silenzio, perchè continuo a pensare che sia cretinissimo parlare con della roba che vive in un vaso, ma cercherò di fare del mio meglio.
E dove sfogare tutti questi buoni propositi? Dove verificare il potere del mio pollice, che non si sa ancora se sia verde o cosa?
Per tutto questo, ci sono i prati a stella.

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Buon Natale, anche alle vostre papere

24 Dic

Coccole e sostanziosi auguri a tutti… soprattutto a quelli che offrono rifugio e un pasto caldo ad anatre e papere di Central Park quando arriva l’inverno.

T’infuoco!

16 Dic

Sei sul balcone che ramazzi foglie secche con scarso entusiasmo quando di sotto passano due bambini in grado di ridarti fiducia nel futuro dell’umanità… con il seguente dialogo:

Bimbo A: Sono il sole… sono FRATE SOLE!
Bimbo B: E io, io sono FRATE FRANZ!
Bimbo A: Eh vabbè, non copiarmi coi frati… io, solo io sono FRATE SOLE!
Bimbo B: Allora io sono il DIAVOLO!
Bimbo A: Come il diavolo?
Bimbo B: Sono il DEMONIO!
Bimbo A: Allora T’INFUOCO, DIAVOLO!!!

Comprami, fallo per il tuo deretano

18 Nov

Non bisognerebbe considerare la spesa al supermercato come un’attività tediosa, intricata e stancante. Fare la spesa può essere avvincente, soprattutto quando ci si imbatte in perle immortali tipo la carta igienica COMPRAMI.
Nuove mirabolanti frontiere del packaging, a uso e consumo dei nostri baldi deretani.

Cattiverie e disavventure

25 Nov

Qualcuno dirami ordinanze che impediscono alle donne adulte di spostarsi a bordo di monopattino…  o almeno venga garantita l’impunità a chi cerca di farle infrangere sull’asfalto.

Non sono brava con i congegni mattutini. Quando ero a casa, il mio adorabile papà (Il Mimmo) mi veniva a svegliare in modo gentile e indolore, alzando la tapparella, facendomi il tè, allineando cento marmellate sul tavolo, accendendo luci in lontananza e non in faccia… cose simili. Al che, dopo stiracchiamenti vari, mi accomodavo in cucina, mettevo Pingu alla tivù ed ero pronta ad iniziare la giornata con una colazione decorosa e rilassante. Se prima l’unica cosa che mi turbava era il linguaggio incomprensibile di pinguini, foche e gabbiani in plastilina stop-motion, ora è un casino. Non provo alcun rispetto per la sveglia, mi infonde un’automatico malumore, come la lucetta del cane di Pavlov… solo che io non sbavo ma sviluppo un immediato dolore al lobo frontale. Stamattina l’odiato marchingegno ha iniziato ad agitarsi alle sette e trenta… non so bene come, ma ho ripreso conoscenza solo alle otto e quarantuno, inciampando scompostamente nel comodino ikea (il più economico) e lanciandomi verso il pacco di oro saiwa mentre tentavo di insaponarmi un’ascella. Ero molto confusa. Mi fossi almeno goduta l’ora di ronfata aggiuntiva… mavvà, ho passato il nanna-bonus sognando subdolamente di essere in ritardo per qualche evento di importanza capitale, che ne so, il mio matrimonio o il primo incontro tra uomo ed extraterrestri senzienti. Nella vicenda onirica, numerosi personaggi della mia infanzia venivano da me e mi dicevano cose tipo “guarda che devi andare in ufficio”, “ma non credi sia tardi?”, “perdi il tram”, “chi dorme non piglia pesci”, “non ce la fai”, “girati lentamente verso l’orologio” e via così. Orrore.

Mi piace molto la copertina del nuovo libro di Fabio Volo e vorrei poterla avere senza tutte le pagine in mezzo.

Mi sono resa conto che scelgo il pranzo in base a quanto sia consumabile con l’uso di una sola mano… visto che l’altra deve tenere fermo il libro e girare le pagine. Ad esempio, la maggior parte dei panini va saldamente afferrata con entrambi gli arti, o c’è roba che ruzzola fuori, sbava, frana o sbriciola. Mi sono così affezionata ai tramezzini col tonno e il pomodoro, che hanno il pregio della coesione e un livello di collosità sufficiente ad evitare smottamenti. Sono poi dipendente dalla pausa pranzo al giapponese, con il suo funzionale salmone alla piastra con zucchine… trovo giusto e civile che le cose siano già fatte a pezzi per me, fa molto villaggio di Polly Pocket. Quando sarò ricca, avrò sicuramente un samurai addetto ad affettarmi il cibo.

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