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What’s this, what’s this!

20 Dic

Il Natale è bello quando sei piccola, terrificante quando sei in delirio adolescenziale e assolutamente fantastico quando te ne vai di casa… perchè quando torni ti trattano da ospite. L’altro vantaggio di vivere a duecento sanissimi chilometri di luoghi della propria infanzia è che ti fai degli amici che sono conciati come te, con lo stendino di traverso in mezzo al soggiorno, padelle che agonizzano nel lavandino e una poltrona dove non ci si siede perchè è piena di panni, palle di stoffa e pupazzi che avevi perso un mese prima.
In realtà non è vero.
Accurate osservazioni empiriche mi hanno permesso di stabilire che solo a casa mia si fa teatro dell’assurdo, mentre le case degli altri sono addirittura adatte ad ospitare feste di Natale per 39-106 persone, che si presentano con vassoi di sfogliette appena sfornate e scodelloni di orecchiette con le cime di rapa della campagna natia. Quanto a me, ecco che cosa ho confusamente imparato dalle celebrazioni di questi giorni.

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Ho un nanetto vermiglio. E ora è preoccupato

16 Nov

L’habitat naturale del pingue nanetto vermiglio è il Parco dell’Alpe della Luna. E’ lì che sta da tempo immemore, è lì che trascorre le sue felici giornate costruendo casette con corteccia e gomitoli colorati. Ma il nanetto non s’interessa solo di real estate, è troppo saggio per tirare su minuscole abitazioni tutto il tempo. Il nanetto costruisce mini-magioni come passatempo, perchè la sua vera vocazione è ben altra. Il nanetto lascia il Parco dell’Alpe della Luna quando c’è davvero bisogno di restituire un po’ di sana voglia di stare al mondo a chi ne ha più bisogno. Appare all’improvviso vicino agli ignari calcagni di chi giace spiaggiato e triste, incagliato in noiosità tali da non ricordare nemmeno più come ci è capitato in mezzo.  E che fa il nanetto vermiglio? Fa come si fa alle focene che hanno perso l’orientamento e stanno a seccare sul bagnasciuga… il nanetto tira una liberatoria secchiata d’acqua. Perchè il nanetto sarà piccolo, ma è straordinariamente efficace. E in casi estremi, fa pure spuntare l’arcobaleno – lo tiene sotto il cappello.

Un’immagine più ottimistica e liberatoria di un arcobaleno che scaturisce dal cranio di un nanetto vermiglio non riesco a produrla.
Spero vada bene.

Metafore a parte, mi è apparso un nanetto. Si è presentato lanciando sporchevolissimi coriandoli e mi ha annunciato che qua l’andazzo doveva cambiare. Prima di propormi valide soluzioni, però, si è fatto accompagnare in un giro di perlustrazione del mondo, perchè i nanetti non parlano a vanvera, si sbilanciano solo quando hanno finito di capire.

E che sarà mai capitato?

Il nanetto ha fatto ricerche nella desolazione della metropolitana, attendendo pazientemente l’arrivo del vagone. E senza neanche chiedere un Leggo.

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Contest! I vostri Tegamini – il meta-tegamino del Bandiera

31 Ott

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In Lanterne rosse, Gong Li è una ragazza di campagna di 19 anni, con le trecce e i capelli un po’ unti. Figlia di commercianti di tè, riesce a frequentare l’università per ben sei mesi, finchè la morte del padre la costringe a tornare a casa e ad arrendersi ad un matrimonio di convenienza con un uomo ricco, collezionista di concubine. Invece di usufruire della confortevole portantina nuziale, Gong Li decide di essere originale e di farsi tutta la strada a piedi, iniziando subito con un clamoroso errore. Accolta nella sua nuova dimora come Quarta Signora, Gong Li subirà un numero infinito di pediluvi e massaggi (alcuni con sonaglietti, altri no), combatterà per aver servito a tavola il suo piatto vegetariano preferito e cercherà di difendersi come meglio può dargli intrighi delle altre tre mogli del mai inquadrato signor Chen. C’è la Prima Signora, vecchia come il cucco e sempre acconciata come una torta a più piani, la Seconda Signora, falsa come l’anima di Giuda e ancor meno simpatica e la Terza Signora, cantante lirica capricciosetta e fru-fru che per la metà del tempo miagola arie cinesi e per l’altra metà cerca di attirare il Padrone nel suo letto. Cosa che, in realtà, è l’unica attività svolta con caparbia convinzione da tutte e quattro le madame. Perchè dove il padrone passerà la notte ci saranno anche le lanterne accese (e il pediluvio con massaggio a sonaglietti).
Insomma, capita di tutto.
Gong Li per poco non mozza un orecchio alla Seconda Signora, poi scopre che la Terza Signora fa piedino al medico di famiglia sotto al tavolo, arriva il figlio della Prima Signora e si mette a suonare il piffero su una terrazza, facendo sussultare i cuori.  Per riconquistare i favori del Padrone, Gong Li finge di essere incinta, ma viene clamorosamente sputtanata e tutte le sue lanterne coperte con drappi neri. E via così, sempre peggio, tra sbronze, omicidi e serve traditrici che muoiono di cocciutaggine, finchè alla fine assistiamo all’arrivo della Quinta Signora, una povera anima buona che non sa che cosa l’aspetta. Il film termina con Gong Li – con gli stessi vestiti che indossava in campagna – che si aggira catatonica e ormai pazza per un cortile pieno zeppo di lanterne rosse accese.
Ecco. Un capolavoro del cinema, ma di certo non un capolavoro di ilare spensieratezza.
Stavo giusto sprofondando in un gorgo di malinconia e sentita mestizia per la grama sorte di Gong Li, quando è arrivato il primo contributo al contest-festa per i ventimila lettori di Tegamini. E il sole è tornato a splendere. La gioia ha ricominciato ad irrorare il mio cuore, perchè c’è un pretendente al Paccozzo del Mistero! È come quando Lancillotto si offre volontario per fare da campione alla regina Ginevra, che nessuno voleva difendere. Ecco, Rudy Bandiera sarà il nostro Lancillotto.

Per chi volesse capire che cosa sta succedendo, rispondere alla domanda “ma voi che ci mettete nei vostri Tegamini?” e partecipare allegramente al contest, c’è tutto un post che spiega come si fa, con tutti i dove, i quando e i perchè.
E ora, mi accingo a presentare  il primo amico del Paccozzo del Mistero, tentando pure un’esegesi di quanto ci ha mandato.

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RUDY BANDIERA
from www.rudybandiera.com
in  “Orgya di 7 Tegaminy” (o così dice lui)


L’intento del Bandiera è chiaro. Al momento di esternare che cosa ci fosse nel suo Tegamini – ovvero, che cosa lo colma di sfrigolante gioia e felicità, perchè nei Tegamini ci deve finire solo qualcosa di bello – il Bandiera ha creato una meta-struttura di moltiplicazione della gioia. Perchè se, concettualmente, in ogni Tegamino c’è quello che più ci scalda il cuore, mettere un Tegamino dentro a un altro Tegamino non può che accrescere e mandare in risonanza tutta la meraviglia dell’universo.

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Ringrazio di cuore Rudy per essersi cimentato per primo e vi incoraggio ad imitarlo prontamente. Il Paccozzo ha bisogno di un padrone che lo accolga. Un po’ come ha fatto ZIA – sorella di MADRE – con la gallina che le è entrata l’altro giorno in giardino.

San Gennaro!

10 Ott

ITSALIVEEEEEEEEEE! (tuoni e fulmini in sottofondo)
Nessuno al mondo ci avrebbe scommesso un euro – o almeno, nessuno dotato di un minimo di senso della realtà -, ma il prato-stella VIVE!
Contro ogni pronostico, contro ogni legge della fisica e della fotosintesi clorofilliana, il prato-stella STA GERMOGLIANDO!
Timidi fili d’erba sono spuntati dall’orrido ammasso di semi e non ho dovuto fare un bel niente, a parte buttarci su dell’acqua ogni tanto.
Sono sopraffatta dalla fierezza e dalla commozione.

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Per chi non avesse capito che diamine sta succedendo, la prima puntata dell’epopea del prato-stella: Incanti nella valle

 

‘La granda in mezzo al pane’ mi coccola e sfama

22 Lug

Se fossi una mucca che si mangia, vorrei essere cucinata da quelli della Granda in mezzo al pane.
Perchè sì, farebbero di me un hamburger succulento e sbruffone e sarebbero capaci di mettermi in un bel sacchettone di carta con le patatine fritte, fatte con le patate vere. E poi, sarei una mucca in un panino che va a spasso con la birra Baladin artigianale, che è sempre un’ottima notizia. E non sto dicendo tutte queste carinerie perchè mi hanno invitata e coccolata l’altra sera, insieme a un adorabile gruppo di blogger torinesi ben più illustri di me (TorinoStyle, Tuzi Fashion Tips, Un tocco di zenzero e il prode Davide Licordari), ma perchè me n’ero accorta già in aprile, quando avevano aperto in piazza Solferino con la benedizione di Eataly. Insomma, ero già immersa nel sacchetto di carta fino ai gomiti in tempi non sospetti. Quella volta, avevo mangiato un Panciotto, l’hamburger con la pancettazza prelibata… questa volta, ho mangiato tutto: Giotto, Kebabun e Hot Dog, più un bue, un porcellino e un tirannosauro.
Avevo pure una limitata autonomia di masticazione, ma nulla è riuscito a fermarmi.
Insomma, fatevi un favore e nutritevi con un bel paninone con i super ingredienti. Fate del serio bene a voi stessi.
Fatto?
Bravissimi.
E ora, andate e moltiplicatevi.

Libri e insalate di pasta

5 Lug

Sono afflitta da una sterminata collezione di manie. E non tutte sono adorabili… anzi. La mia preferita, però, quella più avvincente e articolata, si annida nel luminoso punto d’incontro tra lettura e alimentazione.
Tutto nasce dall’andare a vivere da sola, senza la tv. Non so voi, ma sono cresciuta pranzando e cenando insieme al telegiornale. Ce li sparavamo tutti, dal notiziario di Telelibertà – il glorioso canale locale di Piacenza – alla mezz’ora di tg da rete ammiraglia e, non contenti, alla fine di tutto giravamo pure sulle news regionali, così non si beveva il caffè disinformati. La cosa divertente è che in cucina prendevamo il Tg Regione della Lombardia, mentre sulla tv del salotto si vedeva quello dell’Emilia Romagna. Insomma, continuo a non sentirmi a casa da nessuna parte, e temo dipenda un po’ anche dalla dissociazione dei tg regionali che mi ha afflitta dai cinque ai vent’anni.
Comunque.

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Il dilemma del minibar

11 Giu

Se vai al bar e chiedi una birra in bottiglia, la pagherai un casino piú cara rispetto alla medesima birra comprata al supermercato. Se poi apri il minibar della tua sontuosa camera d’albergo, la solita bottiglia ti costerà ancora e ancora di piú, diciamo quanto un cucciolo di koala di contrabbando, col pelo ancora un po’ appiccicato d’eucalipto. Il fenomeno sarebbe facilmente spiegabile facendo appello alle piú elementari teorie economiche, ma non sarebbe per nulla divertente. Quello che si potrebbe invece dire è qualcosa tipo “piú piccolo è il bar, piú la birra è cara”. È un problema di contenitore.
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Vicini rumori

8 Mar

Al piano di sopra sta succedendo qualcosa. Rumori indefinibili turbano la mia pubblica quiete. E no, non è la moto a scurreggetta di Supergiovane… E allora cos’è.
Sto elaborando delle ipotesi, perchè questo rombo inframezzato da esclamazioni, botti, beccheggi e sciabordii non puó generarsi così, dal niente.

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Vive le tègamin!

3 Mar

Mai avrei pensato di dire una cosa del genere… ma proferirò senza indugi la seguente frase: oggi vado a Parigi per lavoro.

Sono la nuova Emily.

L’amico delle bollicine zuccherose

21 Feb

Che dire, la Pepsi soffre di un antico complesso d’inferiorità nei confronti della Coca Cola. E come potrebbe essere altrimenti? La Coca Cola ha l’ingrediente segreto (uuuuu mistero), la Coca Cola ha creato il moderno distributore automatico, la Coca Cola ha la bottiglietta più iconica e riconoscibile del mondo, la Coca Cola ha inventato Babbo Natale. Come fai a competere con l’invenzione di Babbo Natale, nemmeno Gesù è riuscito a superare la popolarità di Babbo Natale, figurati la Pepsi, che non fa nemmeno parte di un qualche genere di trio trino. La cosa triste è che quando la Pepsi è lì lì per risollevare il capo e passeggiare spedita verso il frigo di qualcuno, la Coca Cola è irrimediabilmente in agguato, cinica e spietata. Ma facciamo un esempio, trasportiamo la disputa nel mondo reale, anzi, facciamoci trasportare dalla disputa sull’Intercity Lecce-Torino, un treno che è stato maledetto nei secoli da generazioni di viaggiatori, e soprattutto da te, che sei a Piacenza e ci sali dopo che un’umanità molto varia ci ha passato su ore e ore, stringendo amicizie che dureranno per tutta la vita. Perchè è verissimo, sali su un treno simile e dopo due scompartimenti ti accorgi senza possibilità d’errore che sono diventati tutti amici, tutti si vogliono bene, si incoraggiano, si nutrono vicendevolmente a pane e salame, urlano IN BOCCA AL LUPO al vicino che si alza per andare in bagno e nemmeno aprono il finestrino, tanto arrivano ad adorare i compagni di viaggio e i loro affettuosi effluvi.
Insomma, è un treno che fa paura di spavento.
Ma sul Lecce-Torino ci sali lo stesso perchè non hai alternative, vai al tuo posto e di fronte, in tutta la sua confusa gloria, trovi il paladino delle bollicine zuccherose.

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