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I viaggi dei vecchi

10 Gen

Da piccola mi leggevano racconti edificanti. Uno dei preferiti di MADRE era quello di San Francesco che va a Gubbio per ingiungere al lupo locale di redimersi e diventare un grosso cagnone domestico. Il titolo era ben poco evocativo – San Francesco e il lupo di Gubbio – e mi riempiva d’indignazione. Che c’entrava San Francesco in tutta quella storia? Perchè mai doveva andare dal lupo di Gubbio e dirgli quel che doveva fare? Non ce l’aveva già un padrone? Non poteva pensarci Gubbio, a educare il suo benedetto lupo? Che aveva di meglio San Francesco, i superpoteri? Per anni ho cercato d’immaginare che tipo fosse Gubbio, che lavoro facesse e cosa l’avesse spinto a farsi carico di una bestia selvaggia e pericolosa, una creatura che mangiava i ragazzini e poteva essere blandita solo dai santi. Una vita infame, povero Gubbio. E adesso non è che gli vada meglio.

MADRE – La parrocchia si è messa a mandarmi i volantini dei viaggi, come ai rincoglioniti.
TEGAMINI – Che emozione, i viaggi dei vecchi!
MADRE – Lascia perdere, senti qua che roba. Viaggio di primavera a Gubbio, città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Cristo santo!
MADRE – E sul foglio c’è la foto della città con di fianco Don Matteo che va in bicicletta, con la tonaca che sventola.
TEGAMINI – In discesa, scommetto. Don Matteo non ha mai fatto una salita.
MADRE – Certo, va in discesa. Ma ti sembra? Città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Eh, è imbarazzante, hai ragione.
MADRE – Ma con tutte le cose belle che ci sono a Gubbio, che bisogno c’era di tirare a mano Don Babbeo?
TEGAMINI – …eh, sarà per le pecorine del Signore.
MADRE – …ma Francesca!

Padre, il cartolaio, Siri, il comunismo in corsia

24 Nov

MADRE – Ma allora vieni a casa domani?
TEGAMINI – No, vado a Milano, che lunedì ho pure la conferenza e rimango là, intanto che ci sono. Ma vengo il prossimo, sto anche a casa due giorni, che poi vado via, per la Madonna…
MADRE – …ma come ti esprimi!
TEGAMINI – Per la Madonna nel senso di “in occasione della Madonna”.
MADRE – Ma chiamala l’Immacolata, sempre la Madonna di qua e di là.
TEGAMINI – E su e giù.
MADRE – Si ma dov’è che vai.
TEGAMINI – Vado ad Amsterdam!
MADRE – COME AD AMSTERDAM!
TEGAMINI – La Venezia del Nord.
MADRE – Io non lo so, sempre in giro, ma non ti accontenti mai, guarda che qua mica li troviamo sugli alberi…
TEGAMINI – Ti ho chiesto dei soldi?
MADRE – …no. MIMMO! MIMMO! LA FRANCESCA VA AD AMSTERDAM, DILLE QUALCOSA!
TEGAMINI – Papà.
PADRE – Fai delle foto alle signorine.
TEGAMINI – Che signorine?
PADRE – Eh, quelle in vetrina!

I vostri genitori vi fanno solo credere di essere persone serie.

***

TEGAMINI – Senta, ho preso queste cornici qua, non è che per caso avete anche i chiodi?
IL CARTOLAIO – …
TEGAMINI – I chiodi.
IL CARTOLAIO – …può ripetere la domanda?
TEGAMINI (scandendo bene) – …sto per acquistare queste due cornici, vede, le ho qua, eccole, due cornici. Visto che questa cartoleria è molto fornita, mi stavo domandando se il vostro vasto assortimento comprendesse anche i chiodi, da conficcare nel muro affinchè la cornice si possa appendere.
IL CARTOLAIO – ….aaaah, ho capito. Venga.

Il Cartolaio mi porta allo scaffale delle puntine.

***

TEGAMINI – Siri, set my alarm clock at 8.00.
SIRI – Francesca, you already have an alarm set at 8.00. I turned it on.
TEGAMINI – Thank you, Siri.
SIRI – Your wish is my command, Francesca.
TEGAMINI – …Siri?
SIRI – Yes, Francesca.
TEGAMINI – Destroy the Moon, now!

Gli androidi parlanti tirano fuori il peggio di noi.

***

TEGAMINI – Oh, ma cosa sono tutti questi scatoloni? Ti stai licenziando?
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma no, è la spedizione dei libri per l’associazione Trallallero, per gli ospedali.
TEGAMINI – Ah!
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma secondo te, posso metterci dentro anche il Manifesto del Partito Comunista?
TEGAMINI – …li leggono in ospedale, giusto?
COLLEGHINA DEL CUORE – Già.
TEGAMINI – …mal che vada, ad un certo punto salterà su qualcuno gridando “COMPAGNA! Mi cambi la flebo! …anzi, la cambi a tutti quanti!”

Uno spettro s’aggira per l’Europa.

 

 

La commedia dell’arte

19 Ott

MADRE – flagello dei mondi – e Padre – maestro zen in levitazione – sono in visita-lampo nel capoluogo piemontese per recapitare alla loro unica figlia una preziosa scarpiera. Che a Torino le scarpiere non le vendono. Comunque, molte meraviglie sono capitate… e tutte nell’arco della mia sontuosa ora di pausa pranzo.

***

MADRE mi scorge all’orizzonte, dopo due settimane di lontananza.

TEGAMINI – Mamma! Ciao!
MADRE – Hai in casa delle ragnatele che non ci si può credere. Sono tutte nell’angolino in alto a destra, ma non ce l’hai più lo Swiffer? Te li avevo presi, l’altra volta. Grosse così sono, devi tirarle via!
TEGAMINI – ….mamma! Ciao!

***

Corpi estranei assalgono Padre.

PADRE – Ma che diavolo è questa roba rosa.
TEGAMINI – Credo che siano pelucchi della sciarpa della mamma, ti hanno colonizzato.
PADRE – …e non si tolgono.
TEGAMINI – Diventerai il Tenerone!

***

MADRE, Padre e Tegamini si siedono al ristorante. MADRE dà le spalle al tavolo vicino.

MADRE – Tieni la mia giacca, mettitela lì dietro sulla tua spalliera della sedia.
TEGAMINI – Cos’ha che non va la tua spalliera?
MADRE – Sono troppo vicina a questi qua dietro.
TEGAMINI – Tienti la tua benedetta giacca come fanno tutti quanti.

Mezz’ora dopo, i due del tavolo dietro a MADRE assestano un manrovescio a un bicchiere d’acqua. Alcuni schizzi colpiscono di striscio la giacca di MADRE.

MADRE – Ecco, te l’avevo detto.
PADRE – Vedi, con tua madre succedono continuamente cose di questo genere.
TEGAMINI – Ha i poteri.
PADRE – Sono spaventato.

***

C’è coerenza. E c’è anche ostruzionismo.

MADRE – Francesca, ma guarda che collino secco che hai. Ma mangi? Sei tutta pelle e ossa. Ma stai bene? Devi mangiare, anche la frutta.
TEGAMINI – La probabilità che io muoia d’inedia è remotissima. Prenderò la carbonara.
MADRE – …ma che schifo, è grassa! Mangia il rollé di coniglio.
PADRE – Io mangio il persico con le verdure.
MADRE – …per carità, guarda che il persico lo pescano in quel golfo con dentro il piombo.

***

Si rimpiangono i bei tempi andati.

PADRE – Valeria, te lo ricordi Eta Beta?
MADRE – Certo, che mangiava quelle palline… ma cos’erano.
TEGAMINI – Naftalina.
PADRE – Naftalina! …erano belli i nostri fumetti, mica come quelli che ci sono adesso.
TEGAMINI – Vabè papà, adesso non venirmi a dire che uno che mangia la naftalina è il genio del secolo…

***

Con un rispettabile pezzo di pane, faccio la scarpetta nel sughetto di coniglio.

MADRE (in dialetto piacentino – che non so nemmeno trascrivere -, mentre mangia patatine con le mani) – FRANCESCA! COSA FAI ANCHE IL PUCCIO? IN PUBBLICO?

***

Si affrontano difficoltà indicibili.

MADRE – Tuo padre ne ha fatta subito una delle sue. Abbiamo parcheggiato davanti al portone e non riuscivamo ad aprirlo.
PADRE – Eh, pensavo che fosse il mazzo di chiavi nuovo, son stato lì un bel po’ e non andava bene neanche una chiave.
MADRE – Certo che se andiamo al 35 invece che al 33…
PADRE – Ma sono i portoni. Sono assolutamente identici.
MADRE – Tuo padre sta perdendo colpi. Ci manca solo che si perda sotto casa e poi le ho viste tutte.

***

Una cosa l’ho imbroccata.

MADRE – Ho visto che stai coltivando una zolla d’erba.
TEGAMINI – Già.
MADRE – …brava!

***

Ci fermiamo al semaforo per fare la lista della spesa.

PADRE – Adesso ti andiamo anche a fare un po’ di spesa, che se no qua.
TEGAMINI – Ma ho tutto, papà, non imbarcatevi in sbattimenti assurdi.
PADRE – La carta da cucina ce l’hai? E la cartaigienica? E la birra?
TEGAMINI – …mah, la birra è finita. Se proprio passi davanti al supermercato…

***

Padre mi telefona alle sei di sera.

TEGAMINI – Papà, siete arrivati?
PADRE – Macchè, siamo appena partiti.
TEGAMINI – Ah, ma avete fatto un giro?
PADRE – Eh sì, magari.
TEGAMINI – Ma perchè no?
PADRE – Tua madre ti ha sterilizzato la casa.
TEGAMINI – Dovevi fermarla, in qualche modo.
PADRE – …e come? Davvero, come?

***

Basta, li amo immensamente.

Fattucchiere piromani

26 Set

Le mie vacanze al mare sono sempre state molto avvincenti. Madre mi portava a seimila mercatini dell’antiquariato, ci si inerpicava sulle alture liguri a cercare paesi composti unicamente da sassi e salite, si mangiavano grissini molto lunghi mentre si tornava a casa dalla spiaggia su delle orride Grazielle cigolanti, si andava in libreria tutte le sere a comprare un Istrice nuovo e capitava pure che sulla passeggiata si incontrassero persone con un leoncino da compagnia. Una foto spettacolare documenta lo storico incontro. Ci siamo io, il leoncino e il mio pannolone. Con una mano tengo il guinzaglio della belva neonata mentre con l’altra faccio l’artiglio. E ho pure l’espressione del ruggito.
Insomma, capitavano cose di questo tenore… e non stupiamoci, dunque, se una sera siamo finite alla mostra dell’occultismo e degli strumenti di tortura e abbiamo comprato una sfera di cristallo.
Abbiamo scelto la sfera perchè la vergine di ferro poi era un casino da riportare a Piacenza.

Con la palla di vetro abbiamo felicemente convissuto per anni, senza paura, senza prevedere il futuro e senza invocare gli spiriti. Una coabitazione pacifica, basata sul sano tedio che ogni soprammobile ha il dovere di ispirare. Noia, rassicurante e ovattata noia.
O almeno così pensavo.

———-

MADRE (flagello dei mondi) – …pronto?
TEGAMINI – Ciao Madre!
M – Oh, ciao. Sei arrivata bene?
T – Sì, sì, ho preso il treno stamattina, tutto a posto. Che fate oggi?
M – Mah, andiamo a giocare a tennis, che c’è ancora bel tempo.
T – Bravi. Ma giochi te col papà?
M – Eh, se ha voglia… te lo passo?
T – E passami il papà.
PADRE (maestro zen in levitazione) – Ciao Bimba, come va? Hai preso il treno? Tutto a posto?
T – Sì, sì, sono arrivata, niente di strano. Adesso vado a mangiare.
P – Brava, anche noi siamo a tavola.
T – Eh bene allora, ci sentiamo dopo…
P – Ah no aspetta, ti passo tua madre…
Tegamini gesticola disperata in mezzo alla strada.
M – Francesca! Oggi ho quasi dato fuoco alla casa!
T – ……..EH?!?!
M – Guarda, abbiamo riso un sacco con il papà!
T – …mamma, non va bene così. Ma che roba è, divertirsi nel dare fuoco alla casa, ma cosa vi è preso, non potete rincoglionire in modo pacifico, senza farvi del male.
M – Ma no, poi non è successo niente. Si ma insomma non vuoi sapere come ho fatto?
T – …non lo so, forse no.
M – Niente, stavo spolverando in salotto, sai dove abbiamo tutte le foto, no? Ecco. Spolveravo le cornici e le mettevo sul tappeto, che poi dovevo pulire il tavolino e alla fine ho spolverato anche la palla e l’ho messa sul tappeto, te la ricordi la sfera di cristallo, no?
T – Eh, come no. Io volevo le piramidine magiche, ma poi non me le hai prese.
M – Facevano schifo, quelle piramidi. Comunque, ho pulito il tavolo e mi sono girata per prendere la roba e rimettercela su e ho visto che c’era tutto del fumo intorno alla palla…
T – Oh Signore.
M – …e allora ero lì che pensavo “ma guarda che fenomeno strano, che c’è tutto del fumo lì, incredibile, ma viene dalla palla” e allora ho chiamato tuo padre… “MIMMO MIMMO VIENI CHE LA SFERA STA FACENDO DEL FUMO!”
T – Cristo santo.
M – No ma te lo passo che ti spiega lui perchè. Guarda, mai avrei pensato, aspetta, eh… MIMMO!
Tegamini allontana il telefono dall’orecchio.
P – Pronto. Tua madre ha quasi incendiato il soggiorno.
T – Ti prego, dimmi che c’è una spiegazione razionale a tutto questo.
P – Ha appoggiato la palla sul tappeto, al sole. Il cristallo ha concentrato tutta la luce in un punto e il tappeto ha preso fuoco.
T – …solo alla mamma può capitare una roba del genere.
P – Solo a tua madre.
T – Però mi piace questo tuo approccio scientifico all’accaduto. Sobrio e scientifico.
P – E che altro dovrei fare, tua madre scatena combustioni spontanee in salotto.
T – Bisogna avere pazienza.
P – Bisogna avere pazienza.

Sono figlia di una fattucchiera piromane.
…ma la amo moltissimo.


Ricordati che devi morire

22 Set

MADRE (flagello dei mondi) – ….no ma vorrei anche sapere quand’è che torni a casa, che qua è un mese che non ti vediamo e…
TEGAMINI – Ma torno venerdì, è una settimana che ti dico che torno venerdì.
MADRE – …era anche ora!
TEGAMINI – Sì ma non è che ti ho rivelato chissà che, lo sai da giorni e giorni.
MADRE – Non fare tanto la spiritosa, che già non ti fai più vedere e qua noi diventiamo vecchi.
TEGAMINI – …eh?
MADRE – Qua noi diventiamo vecchi, sai. È proprio questo il momento in cui dovresti tornare a casa più spesso e passare del tempo con noi e starci vicina, perchè chissà, un giorno potremmo non esserci più.
TEGAMINI – …cosa stai cercando di dire, che vi ho abbandonati a morire di dolore?
MADRE – No, sto dicendo che il tempo è quello che è… e non credo che saremo al mondo ancora per molto.
TEGAMINI – …cristosanto!

 

4, 7, 22

19 Set

Taratararatararararrà…
Taratararatararararrà…
Taratararatararararrà….
Taratararatar –

SIGNORA DELLE PULIZIE DELL’UFFICIO – Si pronto?
(TEGAMINI è alla scrivania, ma cerca di non intralciare)
SDP – Eh! Bene sto. Checc’è?
(PARENTE DELLA SIGNORA DELLE PULIZIE DELL’UFFICIO dice molte cose al telefono)
SDP – Ora devo? Ma sono al lavoro, mica ci posso andare ora… e abbi pazienza! …Che? E dove scrivo? Ma ora proprio me lo devi dire, aspettare non puoi? ….Eeeee, eeee, eee, arrivo, va bene, fammi cercare che lo segno.
(TEGAMINI è raggiunta alla scrivania dalla Signora delle Pulizie)
SDP – …che hai un foglio, cara?
T – …ah, come no, tenga.
SDP – …e la posso usare questa penna?
T – Certo, ci mancherebbe… no ma usi questa, che quella non va.
SDP – …e qui sono, si, si. Dai, dimmi. Quattro?
PARENTE  TELEFONICO (che ormai si sente benissimo) – Quattro.
SDP – …poi?
PT – Sette.
SDP – …sette.
PT – Ventidue.
SDP – Quattro, sette, ventidue… ci vado domani, però, che ormai è tardi, c’è chiuso. Ma ti ha detto altro?
PT –  Ha detto la ruota nazionale.
SDP – Maccch’è, la ruota nazionale, una ruota dobbiamo scegliere. Torino? Va bene Torino?
PT – Tutte le ruote, terno secco, devi giocare. 
SDP – Ma che metto, cinque euro?
(PT risponde con una raffica di calcoli probabilistici impossibili da trascrivere)
SDP – …eeee, ho capito! …vabbè, vabbè, domani vado. E adesso ti saluto, che ho da lavorare. Vabbè, ciao, cià… cià, si. Signorina, mi scusi sa, non volevo disturbarla.
T – Ma non si preoccupi, stavo spegnendo…
SDP – E’ che mia madre è mancata da qualche mese… e mio fratello la sogna, sa. E mamma gli dà sempre i numeri.

Quindici piccoli svedesi

4 Set

HemsJo, YngsJo, Rationnell 1, Rationnell 2, Billy reggilibri 1, Bumerang, NyttiJa 1, NyttiJa 2, NyttiJa 3, Lustifik, Ingolf, Lerberg, Laiva, Billy reggilibri 2 e Frakta sono quello che ti succede quando partecipi al pellegrinaggio all’Ikea di chi deve arredare casa. Una casa che non è la tua in una città che è solo la tua vice-città, non la città principale. Vai all’Ikea e compri dei mobili come fanno tutti gli altri, perchè sei una persona comprensiva.

SBIRRO DEGLI SCONTRINI – Buonasera signorina, posso fare un controllo del suo scontrino?
TEGAMINI (che ama i poliziotti, quando è innocente) – CERTO!!!
AMORE DEL CUORE (innocente pure lui, ma refrattario all’autorità) – Ah, questi ladri, sempre fermi davanti alle casse…
SBIRRO DEGLI SCONTRINI – …si, mi dia anche il suo, per cortesia.

Grazie allo sbrirro degli scontrini – probabilmente uno degli uomini più ingannati del mondo – siamo però riusciti a svelare l’orrida dimenticanza della giornata Ikea. Come quando torni da supermercato, schianti le borse di plastichina puzzolente per terra e ti accorgi con raccapriccio che non hai comprato l’olio. E senza olio non puoi fare niente, in pratica. Ecco, ieri si sono scordati il mobile che ti serve avere vicino all’ingresso per buttarci su le chiavi quando entri. Amore del cuore è ossessionato dal mobile delle chiavi. Da quello e dalle mensole. Metteranno mensole da tutte le parti.
Comunque, senza mobile delle chiavi sarà durissima. Entreranno in casa e rimarranno lì sulla soglia, con le chiavi in mano e l’occhio perso e galleggiante, alla ricerca di qualcosa che non esiste. Dove appoggiare le benedette chiavi, come rinunciare al più elementare dei gesti automatici? Una cosa del genere può disgregare una mente, insinuare il tarlo del caos dove prima regnavano ordine e armonia.
Perchè ci vuole, un mobile delle chiavi.
Per dire, a casa Tegamini si usa una panchetta con su uno scolapasta. E bene che si sta.

Georges Perec, Le cose

29 Ago

Continuavano la vita caotica: corrispondeva alla loro inclinazione naturale. In un mondo pieno di imperfezioni, non era, se ne rendevano bene conto, la più imperfetta. Vivevano alla giornata, spendevano senza badarci, spendevano in sei ore quel che avevano guadagnato i tre giorni; spesso si facevano prestare denaro; mangiavano infami patate fritte, fumavano insieme la loro ultima sigaretta, a volte cercavano per due ore un biglietto di métro, portavano camicie sformate, ascoltavano dischi logori, viaggiavano in autostop, e rimanevano, ancora abbastanza spesso, cinque o sei settimane senza cambiare le lenziola. Erano piuttosto inclini a pensare che, tutto sommato, una vita del genere avesse il suo fascino.

Georges Perec
Le cose. Una storia degli anni Sessanta
Einaudi
(Letture)

***

Vorrei anche dire che in treno c’è del rumore. Il rumore dei bambini.

AMORE DEL CUORE – Eh figurati, c’è un bambino che piange. Coniglietto*!
* per convenzione, le imprecazioni blasfeme vengono riportate con l’ausilio dell’innocua parola CONIGLIETTO.
TEGAMINI – …siamo quasi arrivati, possiamo farcela.
ADC – Possiamo farcela un corno.
T – …massì dai, alla fine è la prima volta che piange, in questo viaggio.
ADC – Ho capito, ma nemmeno tu o io abbiamo mai pianto, in questo viaggio, e nessuno ci è venuto a dire che siamo stati bravi.

Belati disperati

31 Lug

Da qualche parte, tra Torino e Piacenza:

MADRE – Dì ma oggi, mentre venivamo su, vicino ad Asti o una roba così, ho visto che c’era una capra, una povera capretta legata a un palo in mezzo a un campo, lì da sola. Ma senza nessuno intorno, sotto il sole, con la catena. Ma io non lo so.
TEGAMINI – Eh, ma è chiaro… stava aspettando il tirannosauro.
PADRE – ……………………………………………………… il tirannosauro!

Non ho autorità

25 Lug

Ore 09:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buongiorno signora Tegamini sono Priscilla dei supermercati Famila stiamo conducendo un’indagine di mercato sui soci di carta fedeltà posso farle qualche domanda grazie?
T – Salve. Guardi, sono al lavoro e non ho davvero tempo in questo momento, mi spiace.
PRISCILLA DEL FAMILA – macomesignoracivorràpochissimoèun’intervistarapidasolopochepochedomande…
T – Davvero, grazie mille ma non ho tempo in questo momento. Arrivederci.
PRISCILLA DEL FAMILA – …arrivederci.

***

Ore 18:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buonasera Francesca?
T – Si, buonasera. Chi parla?
SCONOSCIUTO – Sono Priscilla dei supermercati Famila mi puoi passare la tua mamma?
T – ….la mia mamma?
PRISCILLA DEL FAMILA – sì c’è?
T – …guardi Priscilla, la mia mamma è in un’altra città. In generale,  non augurerei a nessuno di farle dei sondaggi… non è saggio nemmeno avvicinarla, se è per quello. Quindi, grazie e buonasera.
TU-TU-TU-TUUUUU

***

Non so voi, ma spero che mi richiamino domani.

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