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Incanti nella valle

7 Ott

Con le piante non ci ho mai parlato. Parlo da sola, parlo coi piccoli animali, parlo con la gente e pure con le macchinette che iniziano una conversazione con me, tipo quella dei biglietti del treno e il casello meccanico dell’autostrada, ma non ho mai detto un bel niente a un fiore o a una pianta. Amore del Cuore aveva moltissime piante secche e desolate, ma salutarle quando ci si passava davanti sul ballatoio non è che aiutasse poi molto: sono rimaste secche, e basta. E anche da piccola, quando Madre s’era presa bene con l’orto in campagna, venivo utilizzata solo tangenzialmente nella grandiosa opera di crescita delle verdure. Non mi facevano innaffiare o legare i pomodori storti agli stecchini di legno, mi facevano strappare le erbacce infestanti… che va bene, era un’attività benefica per le nostre zucchine e la nostra lattuga, ma nociva per l’erbaccia che dovevo estirpare. Facevo del male a un gruppo di vegetali per farne prosperare degli altri, insomma, le mie caparbie manine erano strumenti di devastazione, anche se lo scopo finale – mangiare l’insalata super biologica – non era oggettivamente malvagio.
Visto che non strappo un’erbaccia da una quindicina d’anni e che mi sento di aver espiato ogni tipo di crimine contro il regno vegetale, mi sento pronta alla riabilitazione e, con grande risolutezza, ho deciso di schierarmi impettita tra le fila dei coltivatori di flora. Combatterò in silenzio, perchè continuo a pensare che sia cretinissimo parlare con della roba che vive in un vaso, ma cercherò di fare del mio meglio.
E dove sfogare tutti questi buoni propositi? Dove verificare il potere del mio pollice, che non si sa ancora se sia verde o cosa?
Per tutto questo, ci sono i prati a stella.

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Quindici piccoli svedesi

4 Set

HemsJo, YngsJo, Rationnell 1, Rationnell 2, Billy reggilibri 1, Bumerang, NyttiJa 1, NyttiJa 2, NyttiJa 3, Lustifik, Ingolf, Lerberg, Laiva, Billy reggilibri 2 e Frakta sono quello che ti succede quando partecipi al pellegrinaggio all’Ikea di chi deve arredare casa. Una casa che non è la tua in una città che è solo la tua vice-città, non la città principale. Vai all’Ikea e compri dei mobili come fanno tutti gli altri, perchè sei una persona comprensiva.

SBIRRO DEGLI SCONTRINI – Buonasera signorina, posso fare un controllo del suo scontrino?
TEGAMINI (che ama i poliziotti, quando è innocente) – CERTO!!!
AMORE DEL CUORE (innocente pure lui, ma refrattario all’autorità) – Ah, questi ladri, sempre fermi davanti alle casse…
SBIRRO DEGLI SCONTRINI – …si, mi dia anche il suo, per cortesia.

Grazie allo sbrirro degli scontrini – probabilmente uno degli uomini più ingannati del mondo – siamo però riusciti a svelare l’orrida dimenticanza della giornata Ikea. Come quando torni da supermercato, schianti le borse di plastichina puzzolente per terra e ti accorgi con raccapriccio che non hai comprato l’olio. E senza olio non puoi fare niente, in pratica. Ecco, ieri si sono scordati il mobile che ti serve avere vicino all’ingresso per buttarci su le chiavi quando entri. Amore del cuore è ossessionato dal mobile delle chiavi. Da quello e dalle mensole. Metteranno mensole da tutte le parti.
Comunque, senza mobile delle chiavi sarà durissima. Entreranno in casa e rimarranno lì sulla soglia, con le chiavi in mano e l’occhio perso e galleggiante, alla ricerca di qualcosa che non esiste. Dove appoggiare le benedette chiavi, come rinunciare al più elementare dei gesti automatici? Una cosa del genere può disgregare una mente, insinuare il tarlo del caos dove prima regnavano ordine e armonia.
Perchè ci vuole, un mobile delle chiavi.
Per dire, a casa Tegamini si usa una panchetta con su uno scolapasta. E bene che si sta.

La zoologia è trendy

26 Ago

Dopo il pallogatto aerostatico – che non mi è ancora arrivato – e la giocosa gallina – che vuole invecchiare per partecipare a qualche degno brodo, grande evento per tutte le galline che si rispettino -, persevero con gli acquisti eccentricamente zoomorfi.
A mia discolpa, dirò che mi hanno fatto lo sconto. Anzi, c’era il “se ne prendi tre te ne regalo uno”. E poi dai, anche nella vostra cassa toracica batte un cuore di cioccolato e glitter, un cuore bisognoso di appendere ai muri di casa dei giganteschi pavoni col parasole, dei fenicotteri sciantosi, delle giraffe che fanno i palloni con la cicca e delle papere aviatrici.
Ammettiamolo e basta, una buona volta.

Se ve la sentite, tutte le strambe stampe provengono da questo negozio Etsy > uNaturalInspiration

Galline in fuga

19 Ago

Le galline nate e cresciute in campagna fanno le uova meglio. La gallina di campagna fa delle uova piene di tuorlo, ma moltissimo. Ed è anche un tuorlo più arancione del tuorlo dell’uovo del supermercato, che è un po’ giallino, stinto e stentato. E lo dico con autorevolezza, visto che ho passato una settimana nella natura, con la vicina che continuava a portarci pomodori giganti e le uova sante dei suoi polli. C’è da dire, però, che i polli che non abitano negli allevamenti sono sempre spelacchiati. La gallina che ha deposto le uova che ho mangiato ieri, per esempio, era stata azzannata da un cane due giorni prima, azzannata al culo. Ora va in giro senza le penne del didietro e sembra una mezza gallina, così, per metà esposta al vento e agli elementi. Mi sono subito chiesta che cosa fosse capitato alle uova che conteneva… se un cane morde il culo di una gallina e la gallina lì ci mette le uova da deporre, che cosa succede a quelle uova? Si rompono? Si schiacciano? Non si sa. Le uova che ho mangiato io non erano strapazzate. Ho mangiato uova sode, non frittatine. Ma la vera domanda è ben altra… che uova è lecito aspettarsi da una gallina di plastica?

Dopo aver pranzato nel palazzo che ospitò la serafica scena della sega elettrica di Scarface e aver pericolosamente sonnecchiato sotto un ombrellone multicolore in mezzo all’infinita sabbia bianca di South Beach, ho fatto quel che l’America si aspettava da me: ho comprato una stronzata.
E ora, ho una borsa a forma di gallina.

Oltre a posizionarmi un gradino sopra a Chiara Ferragni, la borsa a gallina si è subito rivelata un oggetto stimolante.

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Adorabili stranezze che dovreste comprarmi

19 Lug

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Gatti grassi antigravità

12 Lug

Quando ero piccola, credevo che le persone grasse fossero capaci di volare.
Se ci pensiamo un secondo, è tutto piuttosto logico: la forma standard di un grasso è molto simile alla forma di un palloncino. Il palloncino vola. I grassi volano.
Sciambala!
…dopo aver raccontato questa brillante teoria a Madre – flagello dei mondi e unica creatura dotata di uno scheletro di adamantio non artificiale – si decise di licenziare Aristotele e di mandarmi alla scuola pubblica con tutti gli altri bambini normali, sperando nel benefico influsso della loro compagnia. Gente che sa che una persona non può essere ripiena d’elio. Gente che a matematica, quando la maestra chiede di disegnare un insieme con dentro nove elementi, disegna nove cubetti e non nove sirenette super-accessoriate multicolor. Gente che non ha la fissa dei pic-nic a base di saccottino all’albicocca e thermos di tè, da trasportare rigorosamente in un lunch-box fatto a cuccia di Snoopy.
Credo sia superfluo dire che non funzionò.
Certo, ci fu qualche lieve miglioramento, ma ho continue ricadute. Mi sorprendo a pensare che il Bancomat regali i soldi, chiedo scusa ai pupazzi se li faccio cadere e dialogo coi piatti, cercando di convincerli a lavarsi da soli.
Se scrivessi, tutto questo sarebbe un fulgido papocchione di realismo-magico, con le dimensioni parallele, gli animali parlanti, i flashback a occhi aperti, ascensori che viaggiano nella tua anima e via così.
E invece no.
Invece, è un insieme di circostanze onirco-strambe che mi porta ad acquistare articoli di questo tipo:

Lo vedo.
Lo so.
Ho comprato un pallogatto areostatico.
Una collana che smentisce i miei antichi principi – non importa se sei un umano grasso o un gatto grasso, volerai – ma che, allo stesso tempo, riesce a ricordarmeli continuamente – nonostante la sua visibile pinguedine, questo gatto grasso ha bisogno del palloncino perchè non è in grado di volare davvero.
Sul pallogatto areostatico si potrebbe fondare un impero del pensiero. E poi, è adorabile.
E non escludo che, una volta indossato con l’orgoglio che merita, mi farà decollare.

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Per chi volesse esplorare gli angoli più reconditi della sua psiche, il pallogatto areostatico arriva da Hey Chickadee – e no, non mi hanno pagato per dirlo.

Chicchirichì

28 Giu

Dopo aver visto queste scarpine, mi è quasi venuta voglia di riprodurmi.

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La follia della donna

12 Giu

La follia della donna,
Quel bisogno di scarpe,
Che non vuole sentire ragioni.
Cosa sono i milioni, quando in cambio ti danno…. Le scarpe.

Ecco, appunto.

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Per chi volesse capire con chi prendersela, sono pacati sandali Irregular Choice. Di sedici colori. Con la zeppa. A fantasia da grembiulino per mondine. Con il plantare a pois. Adornati da immani fiori preistorici.
Di buono c’è che Chiara Ferragni non se li metterebbe mai. Credo li abbia disegnati qualcuno che da anni combatte con una forma particolarmente invalidante di schizofrenia paranoide. Di buono c’è anche che sono in grado di portali a spasso con la baldanza della miglior Björk… E certo, sto parlando di quando indossó un cigno a Cannes.
Quindi, Chiara Ferragni, vai un po’ dove meriti d’andare.
Diventeró una fashion blogger spostata.

Comprami, fallo per il tuo deretano

18 Nov

Non bisognerebbe considerare la spesa al supermercato come un’attività tediosa, intricata e stancante. Fare la spesa può essere avvincente, soprattutto quando ci si imbatte in perle immortali tipo la carta igienica COMPRAMI.
Nuove mirabolanti frontiere del packaging, a uso e consumo dei nostri baldi deretani.

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