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Lunga vita e prosperità

6 Dic

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Che diavolo è capitato ai Minipony

5 Dic

Allora, al professore avevo proposto due argomenti. Uno era da personcina posata – e non me lo ricordo, purtroppo -, l’altro era un trattato sul collezionismo transgenerazionale di giocattoli coi Minipony come caso di studio. Una roba di immane solidità. Giustamente esasperato da stuoli di miei serissimi coetanei che arrivavano lì con scalette d’immane dettaglio sul più tetro periodo dell’espressionismo tedesco, il buon docente mi ordinò di fare “quella coi giocattoli” e poche balle. Fu così che, al secondo anno di specialistica nell’università che continua ad avere Mario Monti come presidente – uno che fa piangere le donne con la sua mera presenza -, conquistai uno strambo trenta e lode parlando di cavallini colorati. E pure l’unico del corso, mica pan di stelle e miniciccioli. A pagina due, sotto l’indice, avevo piazzato un intricatissimo fregio fatto di Minipony che si rincorrevano festanti, tanto per mettere subito le cose in chiaro.
Più o meno contemporaneamente, MADRE aveva rinvenuto in cantina uno scatolone di Minipony che credevo perduti per sempre. Tutti quelli della mia infanzia. C’erano i primi degli anni Ottanta, quelli bombatissimi, che sembravano un po’ delle teiere, i Pegasi, con le ali e il cornino, quelli mignon, che avevano più capelli che massa corporea, quelli con il terrazzino sulla chiappa, una specie di conchiglia dove poteva comodamente alloggiare un altro amico animale – il mio aveva un’ape gialla – e via così. È che lo scatolone era finito nel pezzo di cantina che s’era allagata un dieci anni prima e tutti i Minipony erano lerci da far spavento, mezzi radioattivi.
Finì che c’ero io che scrivevo la tesina, con MADRE nella stanza di fianco che metteva a bagno cavalli vintage in tinozze d’Amuchina. E li pettinavamo a turno, col balsamo e le spazzoline apposta. Perchè ogni Minipony ha la sua spazzolina. E non vi dico a farli sgocciolare, perchè il Minipony è cavo, dentro. L’unico posto da dove l’acqua può defluire è il culo del ronzino, quindi creammo una struttura apposita che tenesse dritti i cavallini e li lasciammo lì, mezzi seduti sul bordo della vasca da bagno, col sedere che zampillava acqua.
Pochi mesi dopo, mi perquisirono con grande sospetto al JFK perchè andavo in giro con un gigantesco Pinkie Pie di pezza sotto il braccio. E dove dovevo metterlo, nella valigia, come un criminale? Giammai! Urlando a tutti che il Minipony era con me e che nessuno gli avrebbe messo le mani addosso, m’imbarcai sull’aereo più triste del mondo. Visto che sono fortunata, Pinkie Pie usufruì del sedile vuoto di fianco al mio, con tanto di cintura di sicurezza e copertina. Le hostess mi guardavano con quella gentilezza titubante che si tiene da parte per gli scemi del villaggio, che non si sa mai, bisogna essere cauti, metti che diventano aggressivi.

Insomma, la mia storia romantica coi Minipony è lunga e appassionata. Non ne avevo tantissimi – perchè MADRE era in qualche modo riuscita a farmi credere che i giocattoli costassero come le automobili -, ma quelli che avevo erano spettacolari. Mi avevano anche regalato la STALLETTA, ad un certo punto. Più che a una stalla, quell’affare somigliava a una pasticceria, ma mi faceva immensamente felice. Perchè c’è tutta una magia, nel mondo fatato dei Minipony… e non aveva niente a che vedere coi cartoni animati, che erano cretinissimi, ma proprio coi cavallini in quanto oggetti adorabili, d’infinite forme e colori. Erano proporzionati, allegri, teneramente tozzi… e non facevano un bel niente. Stavano lì, ad aspettare che qualcuno li facesse galoppare. Ce n’erano un paio con le ali che si potevano far frullare, va bene, e c’erano un casino di mezzi di trasporto per Pony – lo scooter, il carretto, la bici con rimorchio… che mi chiedo adesso se fosse un modello di biga, almeno a livello concettuale -, ma i cavallini erano semplici. Cavallini semplici per immaginazioni complesse.

E sarò una vecchia rincoglionita, piena di pregiudizi e devastata da reumatismi invalidanti, ma non venitemi a dire che questo abominio è un Minipony.

Dunque, Princess Celestia fa tutto e ha tutto. Sbatte le ali – non sono neanche delle ali, sono dei paracadute cangianti color coda-di-sirena -, parla, ha la corona, la pettorina e la criniera di sei colori – che tocca terra -, è alto tipo trenta centimetri, ha le gambe ricamate e un corno glitterato. Probabilmente se gli si ficca uno spinotto su per il naso si mette anche a lampeggiare. Avrà degli scomparti segreti sotto agli zoccoli. Gli si potrà dare da mangiare della roba, che uscirà dall’altra parte in palline d’oro a forma di cuore, cuori d’oro che levitano. Brilla al buio, di sicuro. Avrà bestie e codini per adornare il già pesantissimo crine. E poi? Che altro vogliamo aggiungere? Ma mettiamogli pure un DolceForno nel cranio, facciamogli sparare dei laser dalle pupille.

L’orrore.
Non è un Minipony, è una passeggiatrice super-accessoriata.

Il mio cuore è spezzatissimo.
Ecco, adesso mi sono agitata.

L’uovo del dubbio

20 Nov

Le uova sono universi chiusi, assolutamente ermetici ed impenetrabili. E poche cose mi confondono come le uova. Che cosa succede all’interno della gallina? Potrebbe capitare di rompere un uovo e di trovarci dentro un pulcino accartocciato? E se si mangia un uovo un po’ antico, che succede? Si muore? Si vive, ma contorcendosi in un’eternità di spasmi?
Ecco, l’uovo mi allarma. Mi allarma ancora di più se apro il frigo e m’accorgo che ho accidentalmente strappato l’etichettina della data di scadenza dalla confezione delle uova BIG – per frittate di un certo spessore. E resto lì, con in mano queste tre uova tutte uguali, mute e anonime, senza nessuno che mi aiuti a disinnescarle. L’unica cosa che il guscio mi fa sapere è che le uova sono emerse da una gallina circa un mese prima.
E quindi?
Si può o non si può mangiare? Si può mangiare solo con coraggio? Non solo non si può mangiare, ma non si deve nemmeno guardare? Che utilità possono avere le mie due lauree se non so comprendere le uova?
Sapendo di non sapere, ho deciso di buttare per aria un’iniziativa di maieutica collettiva:  ho chiesto consiglio su Twitter. Perchè là fuori ci deve essere qualcuno meno disadattato di me. E almeno su quello ho avuto ragione, perchè molti, spinti da carità e genuino altruismo, si sono fatti avanti per condividere la propria preziosa conoscenza in materia di uova.

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Happy b-Day, Mr President

29 Set

Nudi alla meta, ma con le unghie smaltate

7 Set

So che è un momento difficile per l’Italia.
I giovani si sconfortano.
I vecchi si sconfortano.
I piacenti uomini brizzolati di mezza età si sconfortano.
Le MILF lampadate si sconfortano.
Perfino le meretrici minorenni mettono il broncio e si ritrovano col mascara pieno di grumi.
Continuando a ruzzolare giù per questa splendida china, poi, potremmo addirittura svegliarci un mattino e leggere sul giornale che Renzo Bossi ha preso un phD in Ingegneria Biomedica, in canottiera bianca e sputazzando per terra. Dico così, tanto per non ricordare che Renzo Bossi ha lo stipendio più alto del mio e del vostro.
Insomma, unghie rachitiche che stridono sulla lavagna… nei secoli.
Ora però non ho tempo di pensarci. Scusate tanto, ma c’è qualcosa di più pressante. Di tutte queste bazzecole ci preoccuperemo in un secondo momento, perchè c’è qualcosa che dovete aiutarmi a comprendere. Subito! Non posso perdere un minuto di più a sperare, un giorno, di andare alla posta a ritirare la pensione, no! Che ce ne importa, in qualche modo si farà.
Ora no, devo dedicare tutte le mie energie e le mie scoppiettanti sinapsi all’esegesi di un video.
In questo video, che il Signore ci fulmini tutti quanti, troviamo un alpaca con le unghie smaltate di rosa.
Anzi, un alpaca nudo e tosato, con le unghie smaltate di rosa.
Un alpaca che risponde al nome di Lacey.
Che gioca con dei gattini.

 

Ci meritiamo ogni male.

Un’ora di ferie

19 Lug

Sto scoprendo cose mirabili. Tanto per cominciare, ho capito che non tutte le ferie sono uguali. Se prendi una o due ore di ferie, di solito è perchè devi vagare come una trottola, nel tentativo di sbrigare commissioni spiacevoli. Se invece prendi un giorno di ferie, le alternative sono almeno due: o ti serve per cazzeggiare – vedi sonnellino sull’amaca, drink con gli ombrellini e frisbee nel parco – o ti serve per risolvere una menata colossale che non sei riuscito a sbrogliare quando hai preso una sola ora di ferie. Possiamo quindi azzardarci a stabilire che le uniche ferie ragionevolmente al di sopra di ogni sospetto e libere dal male  sono quelle di due o più giorni.
Ecco.
Ieri, per esempio, ho preso un’ora di ferie. E perchè mai? Ho preso un’ora di ferie per farmi sradicare un dente del giudizio… quod erat demonstrandum.

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Un tubo di niente

11 Lug

TEGAMINI – …aaaaaaaaa.
AMORE DEL CUORE – …shhhh, dormi.
T – Ma ho caldo. Caldo.
ADC – Io ho più caldo.
T – Mi pungono le bestie.
ADC – Eh.
T – Non ci riesco a dormire.
ADC – Basta. Vado a far funzionare il Pinguino.
T – Ma non hai il tubo.
ADC – Non me ne frega un cazzo. Adesso lo trovo.

T suda e giace riversa su un soppalco.
ADC ribalta cassetti bestemmiando.
Per convenzione, le imprecazioni blasfeme saranno indicate nel testo con la parola “coniglietto”.

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Vicini rumori

8 Mar

Al piano di sopra sta succedendo qualcosa. Rumori indefinibili turbano la mia pubblica quiete. E no, non è la moto a scurreggetta di Supergiovane… E allora cos’è.
Sto elaborando delle ipotesi, perchè questo rombo inframezzato da esclamazioni, botti, beccheggi e sciabordii non puó generarsi così, dal niente.

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Del perchè avrebbe avuto senso rubare un altro morto

25 Gen

Immaginiamo per un attimo di essere dei ladri abilissimi. Ladri così fighi e infallibili da riuscire a sottrarre cose ingombranti, difficili da nascondere, decisamente complicate da trasportare e ancor più impervie da gestire. Ladri affusolati e agili, con sopracciglia capaci di competere con quelle di Diabolik. Ladri igegnosi, gente che zampilla d’astuzia e ha un nascondiglio sotterraneo più bello della Batcaverna.  Ladri che hanno amici più interessanti di GIGHEN o GHEMON, o che comunque, in caso avessero Ghemon come amico, non sarebbe mai un Ghemon che svolazza aggrappato alle zampe di un’aquila (o era un avvoltoio?), ma sarebbe un Ghemon che viaggia a dorso di drago o pterodattilo. Bene, siamo ladri di un certo livello, ladri degni di essere interpretati da Johnny Depp. Che fare quindi, con tutto questo traboccante talento per l’appropriazione indebita di beni atrui?
Si va sul lago e si ruba Mike Bongiorno.

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Il piumone ti salverà dai bombardamenti

14 Dic

Dopo un weekend in terra natia, torno tipicamente a Torino con la valgia piena di cibi costosi, vedi tonno Consorcio, salmone affumicato, vitelli brasati e vaschette di culatello. Ieri sera, approfittando dell’improvvisa abbondanza, ho mangiato ben un etto del prezioso salume (controvalore €8,46), decisione che ha irrimediabilmente funestato i miei sogni, credo a causa delle difficoltà nel digerire qualcosa che non abbia prima fatto quattro salti in padella. Il prodotto di tutte queste agitazioni onirico-gastriche – ohibò, disse lo stomaco, cos’è questa roba inestimabile, non so come gestirla! –  è stato un incrocio tra la Dresda massacrata di Mattatoio n.5, l’inizio di Reign of fire – quando scoprono i draghi nella metropolitana di Londra -, Cloverfield e una sessione di nascondino particolarmente ingegnosa. Guest star, un mio collega.

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