Archive | dicembre, 2011

Chiavi di ricerca festive, vol.10/millemila

27 Dic

Basta col Natale. Siamo grassi, esasperati dai parenti, tutti appiccicati d’uvetta ed esattamente stronzi quanto l’eravamo prima. Anzi, di più, che magari ci siamo sbattuti ad andare a cercare i regalini belli e a noi sono toccate cotenne di maiale e zolle di terra con su un fiocco. Basta con le musichette nei negozi e l’angoscia da pacchetto venuto male, basta coi consigli gastronomici su come riciclare gli avanzi e con le interviste agli anoressici iperattivi che la mattina di Santo Stefano vanno a correre al parco. E i buoni propositi? E vostro padre che vi allontana dalla lavastoviglie perchè solo lui può riempirla, anzi, solo lui SA come riempirla. E lo spauracchio del sottaceto che ruzzola sulla tovaglia della festa, devastandola senza rimedio? E il “ma non buttarla via, quella carta da regalo lì”, indicando una roba che sembra finita sotto a una mandria di zebù inferociti, una carta che neanche il neonato bambin Gesù riuscirebbe a restaurare. Ma perchè. Perchè. I tortelli che si rompono, l’arrosto che si sbriciola quando lo tagli. I bambini che ti prendono in giro se credi ancora ad entità sovrannatural-benefiche che arrivano a portarti i doni.
Basta, non ne posso più. Scappiamo… sacripante! Fuggiamo nel bislacco mondo delle chiavi di ricerca di Tegamini, lasciamoci sollazzare dalla sventatezza altrui e lanciamoci pezzi di panettone. E innoviamo, anche. Innoviamo con l’insiemistica, l’unico argomento della matematica che io abbia mai vagamente compreso.

Che è successo dunque, tra le keywords di Tegamini?
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A Natale diamoci fuoco

21 Dic

Mi hanno regalato un estintore.
L’ho sempre voluto, sin da bambina. A Santa Lucia si chiedevano solo pony ed estintori, perchè se il pony correva troppo e s’incendiava, poteva comunque essere salvato dal provvidenziale strumento spegnifiamme.
E poi arreda, l’estintore arreda. È allegro, di un bel rosso vivo. Ti ci difendi anche, metti che ti arrivi in casa un malfattore, non c’è niente di più versatile di un estintore se si decide di sfondargli la mandibola con un colpo ben assestato. E non parliamo di quell’aria un po’ industrial-chic che si porta dietro: l’estintore è un oggetto di design senza tempo, capace di trascendere la mera funzionalità per sorprendere con le sue forme accattivanti, sempre attuali.
Perchè non è un caso se nei musei c’è pieno di estintori appesi. E poi, ammettiamolo una buona volta: che Natale è, se non ti viene da dar fuoco a qualche consanguineo.

What’s this, what’s this!

20 Dic

Il Natale è bello quando sei piccola, terrificante quando sei in delirio adolescenziale e assolutamente fantastico quando te ne vai di casa… perchè quando torni ti trattano da ospite. L’altro vantaggio di vivere a duecento sanissimi chilometri di luoghi della propria infanzia è che ti fai degli amici che sono conciati come te, con lo stendino di traverso in mezzo al soggiorno, padelle che agonizzano nel lavandino e una poltrona dove non ci si siede perchè è piena di panni, palle di stoffa e pupazzi che avevi perso un mese prima.
In realtà non è vero.
Accurate osservazioni empiriche mi hanno permesso di stabilire che solo a casa mia si fa teatro dell’assurdo, mentre le case degli altri sono addirittura adatte ad ospitare feste di Natale per 39-106 persone, che si presentano con vassoi di sfogliette appena sfornate e scodelloni di orecchiette con le cime di rapa della campagna natia. Quanto a me, ecco che cosa ho confusamente imparato dalle celebrazioni di questi giorni.

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È una palese menzogna

16 Dic

Anche la meno immaginativa delle persone riuscirà a farsi venire in mente almeno un migliaio di cose più allegre di quest’edicola. Un pozzo senza fondo è più allegro dell’Edicola Allegra. I manichini di Zara che somigliano a Hitler sono più allegri dell’Edicola Allegra. Ma pure una torbiera falciata dal maestrale o un gatto con tredici chili di petardi legati alla coda.  Soffitte infestate da spettri e tarantole grosse come palette. Mucche zoppe che allattano vitellini orbi. Intossicazioni da muffa e parrucchini spazzati via dal vento. Sacchetti dell’aspirapolvere che scoppiano e cordate di alpinisti che precipitano giù per un crinale ghiacciato. Lo schiocco di una tibia che si spezza. Una capra legata a un palo in mezzo a una pianura deserta. La sabbia negli occhi. Un’epidemia virulentissima che sbarca sul continente coi ratti di una nave. I cani che escono dal veterinario con quell’imbuto parabolico al collo. I piedi tutti attorcigliati delle vecchiette coi capelli blu. Il singhiozzo perenne. Gambe ingessate e morbillo, in contemporanea. Il Natale quando si odia il Natale. Insomma, a questo mondo tutto è più allegro dell’Edicola Allegra. E anche un bel po’ più sincero.

Borges, Ocampo, Bioy Casares – Antologia della letteratura fantastica

12 Dic

Un altro racconto, ritrovato nel ducato di Holstein, vicino ad Oldenburg, parla di una gran signora che mangiava e beveva allegramente e aveva tutto ciò che il cuore può bramare, e che desiderò vivere per sempre. Nei primi cento anni tutto andò bene, ma poi cominciò a restringersi ed aggrinzirsi, fino a che non potè più camminare, nè reggersi in piedi, nè mangiare, nè bere. Ma nemmeno poteva morire.
All’inizio la alimentavano come se fosse una bambina, ma finì col diventare tanto minuta che la misero in una bottiglia di vetro e la appesero nella chiesa. Sta ancora lì, nella chiesa di Santa Maria e Lubeck. Ha le dimensioni di un topolino e una volta l’anno si muove.

James George Frazer, Vivere per sempre
*
Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Aldolfo Bioy Casares
Antologia della letteratura fantastica
Einaudi (ET Biblioteca)

***

Lunga vita e prosperità

6 Dic

Che diavolo è capitato ai Minipony

5 Dic

Allora, al professore avevo proposto due argomenti. Uno era da personcina posata – e non me lo ricordo, purtroppo -, l’altro era un trattato sul collezionismo transgenerazionale di giocattoli coi Minipony come caso di studio. Una roba di immane solidità. Giustamente esasperato da stuoli di miei serissimi coetanei che arrivavano lì con scalette d’immane dettaglio sul più tetro periodo dell’espressionismo tedesco, il buon docente mi ordinò di fare “quella coi giocattoli” e poche balle. Fu così che, al secondo anno di specialistica nell’università che continua ad avere Mario Monti come presidente – uno che fa piangere le donne con la sua mera presenza -, conquistai uno strambo trenta e lode parlando di cavallini colorati. E pure l’unico del corso, mica pan di stelle e miniciccioli. A pagina due, sotto l’indice, avevo piazzato un intricatissimo fregio fatto di Minipony che si rincorrevano festanti, tanto per mettere subito le cose in chiaro.
Più o meno contemporaneamente, MADRE aveva rinvenuto in cantina uno scatolone di Minipony che credevo perduti per sempre. Tutti quelli della mia infanzia. C’erano i primi degli anni Ottanta, quelli bombatissimi, che sembravano un po’ delle teiere, i Pegasi, con le ali e il cornino, quelli mignon, che avevano più capelli che massa corporea, quelli con il terrazzino sulla chiappa, una specie di conchiglia dove poteva comodamente alloggiare un altro amico animale – il mio aveva un’ape gialla – e via così. È che lo scatolone era finito nel pezzo di cantina che s’era allagata un dieci anni prima e tutti i Minipony erano lerci da far spavento, mezzi radioattivi.
Finì che c’ero io che scrivevo la tesina, con MADRE nella stanza di fianco che metteva a bagno cavalli vintage in tinozze d’Amuchina. E li pettinavamo a turno, col balsamo e le spazzoline apposta. Perchè ogni Minipony ha la sua spazzolina. E non vi dico a farli sgocciolare, perchè il Minipony è cavo, dentro. L’unico posto da dove l’acqua può defluire è il culo del ronzino, quindi creammo una struttura apposita che tenesse dritti i cavallini e li lasciammo lì, mezzi seduti sul bordo della vasca da bagno, col sedere che zampillava acqua.
Pochi mesi dopo, mi perquisirono con grande sospetto al JFK perchè andavo in giro con un gigantesco Pinkie Pie di pezza sotto il braccio. E dove dovevo metterlo, nella valigia, come un criminale? Giammai! Urlando a tutti che il Minipony era con me e che nessuno gli avrebbe messo le mani addosso, m’imbarcai sull’aereo più triste del mondo. Visto che sono fortunata, Pinkie Pie usufruì del sedile vuoto di fianco al mio, con tanto di cintura di sicurezza e copertina. Le hostess mi guardavano con quella gentilezza titubante che si tiene da parte per gli scemi del villaggio, che non si sa mai, bisogna essere cauti, metti che diventano aggressivi.

Insomma, la mia storia romantica coi Minipony è lunga e appassionata. Non ne avevo tantissimi – perchè MADRE era in qualche modo riuscita a farmi credere che i giocattoli costassero come le automobili -, ma quelli che avevo erano spettacolari. Mi avevano anche regalato la STALLETTA, ad un certo punto. Più che a una stalla, quell’affare somigliava a una pasticceria, ma mi faceva immensamente felice. Perchè c’è tutta una magia, nel mondo fatato dei Minipony… e non aveva niente a che vedere coi cartoni animati, che erano cretinissimi, ma proprio coi cavallini in quanto oggetti adorabili, d’infinite forme e colori. Erano proporzionati, allegri, teneramente tozzi… e non facevano un bel niente. Stavano lì, ad aspettare che qualcuno li facesse galoppare. Ce n’erano un paio con le ali che si potevano far frullare, va bene, e c’erano un casino di mezzi di trasporto per Pony – lo scooter, il carretto, la bici con rimorchio… che mi chiedo adesso se fosse un modello di biga, almeno a livello concettuale -, ma i cavallini erano semplici. Cavallini semplici per immaginazioni complesse.

E sarò una vecchia rincoglionita, piena di pregiudizi e devastata da reumatismi invalidanti, ma non venitemi a dire che questo abominio è un Minipony.

Dunque, Princess Celestia fa tutto e ha tutto. Sbatte le ali – non sono neanche delle ali, sono dei paracadute cangianti color coda-di-sirena -, parla, ha la corona, la pettorina e la criniera di sei colori – che tocca terra -, è alto tipo trenta centimetri, ha le gambe ricamate e un corno glitterato. Probabilmente se gli si ficca uno spinotto su per il naso si mette anche a lampeggiare. Avrà degli scomparti segreti sotto agli zoccoli. Gli si potrà dare da mangiare della roba, che uscirà dall’altra parte in palline d’oro a forma di cuore, cuori d’oro che levitano. Brilla al buio, di sicuro. Avrà bestie e codini per adornare il già pesantissimo crine. E poi? Che altro vogliamo aggiungere? Ma mettiamogli pure un DolceForno nel cranio, facciamogli sparare dei laser dalle pupille.

L’orrore.
Non è un Minipony, è una passeggiatrice super-accessoriata.

Il mio cuore è spezzatissimo.
Ecco, adesso mi sono agitata.

Sono il ninja del gas

2 Dic

…epic win!

 

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