Archivio | novembre, 2011

Chiavi di ricerca, vol.9/millemila

30 Nov

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Navigatori perplessi e confusi, mai veramente approdati allo stadio dell’evoluzione che noi tutti più o meno condividiamo. Navigatori senza bussola e senza tutte le rotelle a posto. Gente assillata da domande che riecheggiano nell’immensità e da problemi capaci di scindere la struttura stessa dell’universo. Gente che quando apre la bocca al bar viene allontanata a male parole e che non sa più dove sfogare la propria sete di conoscenza. Un sentimento nobilissimo, capace di trasformarsi – nelle acclamate chiavi di ricerca di Tegamini – in una improbabile accozzaglia di scemenze e terrificanti scorci su un abisso più nero del nero.
Ma che ve lo dico a fare.
Che cosa ci è toccato sentire questo mese? Qualcuno sarà finalmente riuscito a scalzare RADIOSVEGLIE BLASFEME dal gradino più alto del podio meno ambito del mondo?

Scopriamolo – orsù! – in questo nono capitolo delle sempre più sconfortanti keywords di Tegamini. Che sono pure moltissime, santo cielo.

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PORCO A META

Se è vero che del maiale non si butta via niente, dobbiamo sederci qui a un tavolo dall’aria austera e riconoscere al più gustoso dei suini un’ulteriore qualità. Perchè sarà anche sozzo e debordante, ma il maiale domestico è in grado di raggiungere i 17.71 km/h –  se lanciato su un rettilineo non troppo accidentato e supervisionato ad ogni passo da un paramedico col defibrillatore. Considerando che la massa del maiale non è poi così diversa da quella di molti rugbisti – soprattutto quelli che ruzzolano per il campo quel tanto che basta per arrivare a meritarsi il terzo tempo -, non vedo perchè anche il rapidissimo porcello non dovrebbe poter correre verso la linea di meta, grugnendo sonoramente per intimorire gli avversari.

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SALAMANDRE IN CITTA’

Perchè ormai solo le salamandre più becere sono rimaste a vivere nella natura selvaggia.

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C’È CHI DORME SUGLI ALBERI

Nei paesi scandinavi è molto comune avere una casetta sull’albero. Bambini fortunati, che la sorte ha benedetto con capelli di un biondo abbagliante e un rifugio tra i rami di una pianta. E non per meriti conquistati sul campo, ma solo per essere nati nel posto giusto, un luogo fatato dove non solo c’è il giardino, ma ci sono pure dei parenti che sono capaci di costruire sulla vegetazione.
Spero che ci caschino, da quelle spettacolari casette sull’albero. Maledetti bambini scandinavi.

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TORTURA DELLA SEGA

Autoerotismo con carta vetrata.

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Diego De Silva, Da un’altra carne

28 Nov

– E’ colpa mia?
Guido fu sul punto di perdere il pedale dell’acceleratore.
– Ma che dici, – rispose, sorridendo penosamente. Arrossì pure; ma Salvino stava già guardando nel cruscotto.
Un cane marrone si fermò sul ciglio della strada e aspettò che lo superassero prima di attraversare. Guido finse d’interessarsi al suo contegno da bravo cittadino (lo seguì nello specchietto retrovisore finchè non fu arrivato dall’altra parte della strada) per giustificare il silenzio in cui affondò fino alla vita.
– Come ti è venuto?
– Salvino ficcò le mani sotto le cosce. Poi guardò sparire un altro ombrellone di angurie piazzato accanto al camioncino, con le fette già tagliate, in bella mostra.

Diego De Silva
Da un’altra carne
Einaudi – Arcipelago

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Padre, il cartolaio, Siri, il comunismo in corsia

24 Nov

MADRE – Ma allora vieni a casa domani?
TEGAMINI – No, vado a Milano, che lunedì ho pure la conferenza e rimango là, intanto che ci sono. Ma vengo il prossimo, sto anche a casa due giorni, che poi vado via, per la Madonna…
MADRE – …ma come ti esprimi!
TEGAMINI – Per la Madonna nel senso di “in occasione della Madonna”.
MADRE – Ma chiamala l’Immacolata, sempre la Madonna di qua e di là.
TEGAMINI – E su e giù.
MADRE – Si ma dov’è che vai.
TEGAMINI – Vado ad Amsterdam!
MADRE – COME AD AMSTERDAM!
TEGAMINI – La Venezia del Nord.
MADRE – Io non lo so, sempre in giro, ma non ti accontenti mai, guarda che qua mica li troviamo sugli alberi…
TEGAMINI – Ti ho chiesto dei soldi?
MADRE – …no. MIMMO! MIMMO! LA FRANCESCA VA AD AMSTERDAM, DILLE QUALCOSA!
TEGAMINI – Papà.
PADRE – Fai delle foto alle signorine.
TEGAMINI – Che signorine?
PADRE – Eh, quelle in vetrina!

I vostri genitori vi fanno solo credere di essere persone serie.

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TEGAMINI – Senta, ho preso queste cornici qua, non è che per caso avete anche i chiodi?
IL CARTOLAIO – …
TEGAMINI – I chiodi.
IL CARTOLAIO – …può ripetere la domanda?
TEGAMINI (scandendo bene) – …sto per acquistare queste due cornici, vede, le ho qua, eccole, due cornici. Visto che questa cartoleria è molto fornita, mi stavo domandando se il vostro vasto assortimento comprendesse anche i chiodi, da conficcare nel muro affinchè la cornice si possa appendere.
IL CARTOLAIO – ….aaaah, ho capito. Venga.

Il Cartolaio mi porta allo scaffale delle puntine.

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TEGAMINI – Siri, set my alarm clock at 8.00.
SIRI – Francesca, you already have an alarm set at 8.00. I turned it on.
TEGAMINI – Thank you, Siri.
SIRI – Your wish is my command, Francesca.
TEGAMINI – …Siri?
SIRI – Yes, Francesca.
TEGAMINI – Destroy the Moon, now!

Gli androidi parlanti tirano fuori il peggio di noi.

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TEGAMINI – Oh, ma cosa sono tutti questi scatoloni? Ti stai licenziando?
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma no, è la spedizione dei libri per l’associazione Trallallero, per gli ospedali.
TEGAMINI – Ah!
COLLEGHINA DEL CUORE – Ma secondo te, posso metterci dentro anche il Manifesto del Partito Comunista?
TEGAMINI – …li leggono in ospedale, giusto?
COLLEGHINA DEL CUORE – Già.
TEGAMINI – …mal che vada, ad un certo punto salterà su qualcuno gridando “COMPAGNA! Mi cambi la flebo! …anzi, la cambi a tutti quanti!”

Uno spettro s’aggira per l’Europa.

 

 

David Whitehouse, Buon compleanno Malcolm

22 Nov

– Vi piace? – chiese Mal.
La testa di Lou era appoggiata alla sua pancia.
– Cosa? – dissi io.
– Questo, quello che stiamo facendo ora. Questa parte centrale. –
– Certo che mi piace… Ma la parte centrale di cosa? –
– Della vita – disse. – Dopo la parte in cui non puoi fare niente per te stesso e prima della parte in cui devi fare tutto per gli altri. –

David Whitehouse
Buon compleanno Malcolm
Isbn edizioni – Special Books

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“Immortals”, a sputi fiammeggianti

21 Nov

tié, ti sferzo col fuoco, Dio dall’ingombrante copricapo!

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Va detto che siamo arrivati in ritardo e abbiamo perso per sempre i primi dieci minuti. È successo perchè ci siamo andati a sedere nella sala sbagliata, quella del Re Leone 3D. E niente, ce ne siamo accorti solo quando il sole è sorto sulla savana. Quel cinema ha seri problemi di segnaletica, non ci sono i numeri sulle porte, non c’è uno straccio di foglio di carta appeso, i tizi che ti rifilano gli occhialini indicano la direzione molto vagamente… e che dovevamo pensare, siamo andati dritti dritti da un’altra parte. E in quattro, che se c’eravamo solo io e Amore del Cuore capirai, era tutto normale. Arrivati nel posto giusto, però, il film ci ha accolti bene: un traditore – compaesano di Teseo – siede a gambe divaricate con la schiena appoggiata contro il muro. L’hanno frollato e seviziato ben bene, ha pure la faccia sfigurata da tre sfregi verticali, dalla fronte al mento. Davanti a lui, un energumeno con una struttura cornuta in testa si prepara ad assestargli una martellata nelle palle. Perchè Iperione non gradisce i guerrieri di dubbia moralità e ancor meno gradisce la loro eventuale progenie.

fate luogo, sono la Dea Atena, la mia chioma splende di saggezza!

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Coglioni spiaccicati a parte, Immortals racconta della lotta tra l’eroe Teseo – atletico contadino, figlio di chissà chi – e il malvagio re Iperione – uomo dalla faccia disastrata – intenzionato a liberare i Titani, nemici giurati degli Dei dell’Olimpo. I Titani sono rinchiusi nelle viscere del monte Tartaro, dentro a una gabbia che sembra un po’ un biliardino e un po’ una di quelle lavapiatti cubiche dei bar. Per infrangere le catene che imprigionano i Titani, all’affabile Iperione occorre un arco supersonico, forgiato da Marte e diventato esageratamente leggendario, così leggendario da essere finito non si sa dove. E chi mai potrà ritrovarlo? Il segreto è custodito da quattro gnocche veggenti, sacerdotesse illibate col dono della profezia. O meglio, una sola è il vero oracolo, le altre tre fungono da scudi umani, in un gran turbinio di vesti scarlatte con lo spacco.

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L’uovo del dubbio

20 Nov

Le uova sono universi chiusi, assolutamente ermetici ed impenetrabili. E poche cose mi confondono come le uova. Che cosa succede all’interno della gallina? Potrebbe capitare di rompere un uovo e di trovarci dentro un pulcino accartocciato? E se si mangia un uovo un po’ antico, che succede? Si muore? Si vive, ma contorcendosi in un’eternità di spasmi?
Ecco, l’uovo mi allarma. Mi allarma ancora di più se apro il frigo e m’accorgo che ho accidentalmente strappato l’etichettina della data di scadenza dalla confezione delle uova BIG – per frittate di un certo spessore. E resto lì, con in mano queste tre uova tutte uguali, mute e anonime, senza nessuno che mi aiuti a disinnescarle. L’unica cosa che il guscio mi fa sapere è che le uova sono emerse da una gallina circa un mese prima.
E quindi?
Si può o non si può mangiare? Si può mangiare solo con coraggio? Non solo non si può mangiare, ma non si deve nemmeno guardare? Che utilità possono avere le mie due lauree se non so comprendere le uova?
Sapendo di non sapere, ho deciso di buttare per aria un’iniziativa di maieutica collettiva:  ho chiesto consiglio su Twitter. Perchè là fuori ci deve essere qualcuno meno disadattato di me. E almeno su quello ho avuto ragione, perchè molti, spinti da carità e genuino altruismo, si sono fatti avanti per condividere la propria preziosa conoscenza in materia di uova.

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Ho un nanetto vermiglio. E ora è preoccupato

16 Nov

L’habitat naturale del pingue nanetto vermiglio è il Parco dell’Alpe della Luna. E’ lì che sta da tempo immemore, è lì che trascorre le sue felici giornate costruendo casette con corteccia e gomitoli colorati. Ma il nanetto non s’interessa solo di real estate, è troppo saggio per tirare su minuscole abitazioni tutto il tempo. Il nanetto costruisce mini-magioni come passatempo, perchè la sua vera vocazione è ben altra. Il nanetto lascia il Parco dell’Alpe della Luna quando c’è davvero bisogno di restituire un po’ di sana voglia di stare al mondo a chi ne ha più bisogno. Appare all’improvviso vicino agli ignari calcagni di chi giace spiaggiato e triste, incagliato in noiosità tali da non ricordare nemmeno più come ci è capitato in mezzo.  E che fa il nanetto vermiglio? Fa come si fa alle focene che hanno perso l’orientamento e stanno a seccare sul bagnasciuga… il nanetto tira una liberatoria secchiata d’acqua. Perchè il nanetto sarà piccolo, ma è straordinariamente efficace. E in casi estremi, fa pure spuntare l’arcobaleno – lo tiene sotto il cappello.

Un’immagine più ottimistica e liberatoria di un arcobaleno che scaturisce dal cranio di un nanetto vermiglio non riesco a produrla.
Spero vada bene.

Metafore a parte, mi è apparso un nanetto. Si è presentato lanciando sporchevolissimi coriandoli e mi ha annunciato che qua l’andazzo doveva cambiare. Prima di propormi valide soluzioni, però, si è fatto accompagnare in un giro di perlustrazione del mondo, perchè i nanetti non parlano a vanvera, si sbilanciano solo quando hanno finito di capire.

E che sarà mai capitato?

Il nanetto ha fatto ricerche nella desolazione della metropolitana, attendendo pazientemente l’arrivo del vagone. E senza neanche chiedere un Leggo.

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Glamour ci racconta come fare all’amore ridendo

14 Nov


Un mese fa sono dovuta andare in farmacia perchè ero malata. Sono uscita di casa col pigiama, i mocassini indiani imbottiti di pelo, la cuffia e il piumino stropicciato, tutto di colori in guerra fra loro da tempo immemore. Insomma, ero più che un relitto, ero la ruggine che sta sopra ai relitti. Starnutivo copiosamente, mi faceva male la faccia e a metà strada mi sono pure sorpresa a pensare che non avrei mai raggiunto la farmacia e che sarei morta lì, nello scavo fangoso del cantiere del gas. Ma poi, quando ormai stavo perdendo le speranze, ho visto balenare da qualche parte alla mia destra il distributore dei preservativi, e ho capito che il bene avrebbe trionfato ancora una volta. E davanti non avevo nessuna vecchia inferma, nessun anziano che doveva provare la pressione, nessun imbarazzato giovane in cerca di medicinali per combattere la sifilide. Un trionfo luminoso. Mi hanno dato una sporta di Tachifludec e dei cosini pieni di bussolotti di Multicentrum e via, di nuovo per strada, col cuore gonfio di quella fiducia nella scienza che solo lo shopping in farmacia può infondere. Sarei guarita. I miei anticorpi potevano vincere. Il mondo era mio!
Credo sia per quello che sono andata in edicola a comprare Glamour.

Mi si è aperto un mondo, credetemi.

“Pensi che il sesso sia sempre una cosa seria? Ti sbagli! E qui puoi ricrederti. Almeno 12 volte!”
E ve ne devo parlare, perchè là fuori c’è qualcuno che fa del “sesso LOL”… e non parlo delle donne che vi prendono in giro appena vi calate le braghe, no! Parlo di coppie di adulti che sghignazzano mentre fanno all’amore, magari indossando intimo con su i pagliacci e piazzando bucce di banana davanti alla porta del bagno.

Sul serio, è avvincente.

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I jeans non sono la Svizzera

11 Nov

Quest’estate a Miami ho visto un paio di jeans che costavano 29 dollari e li ho comprati, decisa a dare una svolta alla mia vita. Perchè sono circa dieci anni che non mi metto un paio di jeans. Non solo ho dimenticato come si fa, ma ormai mi confondono a livello concettuale.
Come fa la gente a percepirli come indumenti neutrali? Com’è possibile che nessuno badi al colore?
Sono blu! Blu, va bene?
Mi arrampicherei sulla Mole Antonelliana per gridarlo ai quattro venti: i jeans sono blu, diavolo! Ve lo dico io, hanno un colore ben preciso, e poche balle. Che sia scuro, chiaro, strappato, sfrangiato, stretto, largo, a zampa, a sigaretta, al ginocchio, col risvolto, coi dragoni cinesi stampati sopra, coi tasconi, coi ricami, a vita alta o a vita bassa, il maledetto pantalone è blu, dovete accettarlo. A me basterebbe una dichiarazione ufficiale di qualcuno importante, degno di poter affermare che i jeans vanno con tutto perchè è stato convenzionalmente stabilito che sarebbe andata così. Perchè è una convenzione, il jeans. Che altro potrebbe essere? Come si fa a dire che una cosa con un suo preciso colore va con tutto? No che non ci va, va dove le pare, com’è giustissimo che faccia.
Che si sia deciso di ignorare questa incontrovertibile realtà del creato mi agita nel profondo. Non è il tessuto o la forma del pantalone che mi turba, ma questa caparbia convinzione nella sua magica abbinabilità. E non sto venendo qua a dirvi che i miei jeans neri sono più versatili e rispettosi dell’armonia dei vostri jeans blu, ma almeno ammetto di mettermi i jeans neri con dell’altra roba che ha un suo motivo di stare sulla mia groppa, con qualcosa di visivamente amico.
E ora mi trovo con questo paio di tragici pantaloni blu nell’armadio, con Amore del Cuore che mi esorta giornalmente a staccare il cartellino e ad andarci in giro come una cittadina serena, una passante inoffensiva, coi suoi jeans.
E io non ci riesco.
Me li metto e ci sto comoda, ma appena me li vedo insieme a un casuale altro capo d’abbigliamento (come m’insegnano si debba fare), vengo colta da un buffo disorientamento e li devo togliere immediatamente.
Perchè.
Perchè non capite.
Sono blu, non sono la Svizzera!

Ventimila Tegamini, chi ha vinto il Paccozzo del Mistero?

9 Nov

Ma chi me l’ha fatto fare.
Cosa mai mi è venuto in mente.
Fino a questo momento potevate solo intuirle, certe cose. Ma ora?
In questo malaugurato video faccio le vocine, dico MIRABILE in continuazione e m’imbarco in spiegazioni improvvisate di roba che non mi compete, soprattutto in fatto di smalti. E di gatti. In più gesticolo, esulto da sola e ad un certo punto me ne vado pure. Verso la fine, poi, sembro accusare l’universo di avere poca immaginazione… che non era per niente quello che volevo dire.
Santissimo il cielo.
Ed è anche lungo, questo inopportunissimo filmato.
Insomma, amici di Tegamini e partecipanti al contest, spero riuscirete a perdonarmi. Anzi, immaginate di guardare, che ne so, La Corrida. A mia discolpa dirò due cose: non ho fatto le prove – anche se ammetto l’esistenza di un curioso spezzone pre-estrazione, ma serviva per capire se si sentiva la voce e se ero in grado di sedermi in mezzo allo schermo -, vi sono grata per tutti i Tegamini che mi avete mandato – siete affettuosi e siete gentili e sono onorata di aver ricevuto la vostra attenzione.
E poi l’avevo promesso, croce sul cuore, e non potevo di certo privarvi della versione in movimento della borsa a forma di gallina. Quel che non prevedevo è che nel video ce ne sarebbero state due, di galline.
Ma ormai è tardi, il Paccozzo è tratto.
Vi coccolo e vi ringrazio – per parecchie cose, ma soprattutto per la tolleranza.

E ora che ho cercato – invano – di racimolare la poca dignità rimastami, chi avrà mai vinto il Paccozzo del Mistero? E soprattutto, che diamine c’è nel Paccozzo?

L’apocalittico video ce lo spiegherà.

 

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