Archivio | ottobre, 2011

Contest! I vostri Tegamini – Pier e un animale illustre

31 Ott

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Non so perchè, ma ogni volta che finisco di guardare un film triste o anche solo tragicamente brutto, arriva un vostro Tegamino. E va bene, non avrò il campione statistico più significativo al mondo, ma inizio a pensare che l’universo stia in qualche modo cercando di  a) consolarmi per il dispiacere accumulato durante Lanterne rosse – meraviglioso, ma allegro come una carestia in febbraio – o b) risarcirmi per la repulsione e il fastidio provati con Angel di Ozon, pellicola terrificante, che nemmeno il divin Fassbender è stato in grado di risollevare. Va detto che, ad un certo punto, perfino lui decide d’impiccarsi, perchè è uno che capisce subito come far contento il pubblico. Che uomo sensibile. Che grande cuore. Che zigomi ben posizionati.
Ma dimentichiamoci di tutto questo per un attimo, perchè è arrivato il momento di incontrare un nuovo candidato all’ambitissimo Paccozzo del Mistero. Uno che mi ha aspramente rimproverata, tra le altre cose.

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PIER
from Film spot 
ci manda un GATTOTRICE, così dicendo:

Partecipo al contest di Tegamini… O forse anche no. Nel senso che non ti sto per segnalare una cosa che non conosci, ma una cosa che conosci.
Una cosa che apprezzi, lo so. Ma che hai colpevolmente dimenticato di citare sul tuo blog.
Dato che parli di creature fantastiche, ecco una creatura che Borges non aveva previsto: il Gattotrice, ovvero il gatto passato in lavatrice.
Che poi si chiama gatto di Pallas, perchè anche gli zoologi che danno i nomi agli animali ogni tanto si divertono.

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Sul fatto di ammettere o non ammettere Pier alla gara per il Paccozzo, non ho dubbio alcuno: chiunque annoveri un gatto di Pallas tra i suoi motivi di felicità, merita tutti i Paccozzi del Mistero che può aprire in una vita intera.
Ed è vero, Pier mi aveva già informata dell’esistenza di questo grottesco felino delle steppe, ma non so cosa sia successo. Credo che la vita reale mi abbia distolta da quel che è davvero importante e, nella mia personalissima scala di valori, un gatto di Pallas è qualcosa da custodire nel cuore, ma anche da divulgare con dedizione. E succederà, perchè ci meritiamo di saperne di più.
Per il momento, carezze e ringraziamenti a Pier per l’insolito e illuminante Tegamino e una domanda per chi non ha ancora partecipato: che ci mettete voi, nei vostri Tegamini?

Per capire di che diavolo stiamo parlando, il post con le istruzioni per partecipare al contest, perchè vi vorrei fare un regalo. Santi numi, c’è tempo fino a venerdì.

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Contest! I vostri Tegamini – il meta-tegamino del Bandiera

31 Ott

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In Lanterne rosse, Gong Li è una ragazza di campagna di 19 anni, con le trecce e i capelli un po’ unti. Figlia di commercianti di tè, riesce a frequentare l’università per ben sei mesi, finchè la morte del padre la costringe a tornare a casa e ad arrendersi ad un matrimonio di convenienza con un uomo ricco, collezionista di concubine. Invece di usufruire della confortevole portantina nuziale, Gong Li decide di essere originale e di farsi tutta la strada a piedi, iniziando subito con un clamoroso errore. Accolta nella sua nuova dimora come Quarta Signora, Gong Li subirà un numero infinito di pediluvi e massaggi (alcuni con sonaglietti, altri no), combatterà per aver servito a tavola il suo piatto vegetariano preferito e cercherà di difendersi come meglio può dargli intrighi delle altre tre mogli del mai inquadrato signor Chen. C’è la Prima Signora, vecchia come il cucco e sempre acconciata come una torta a più piani, la Seconda Signora, falsa come l’anima di Giuda e ancor meno simpatica e la Terza Signora, cantante lirica capricciosetta e fru-fru che per la metà del tempo miagola arie cinesi e per l’altra metà cerca di attirare il Padrone nel suo letto. Cosa che, in realtà, è l’unica attività svolta con caparbia convinzione da tutte e quattro le madame. Perchè dove il padrone passerà la notte ci saranno anche le lanterne accese (e il pediluvio con massaggio a sonaglietti).
Insomma, capita di tutto.
Gong Li per poco non mozza un orecchio alla Seconda Signora, poi scopre che la Terza Signora fa piedino al medico di famiglia sotto al tavolo, arriva il figlio della Prima Signora e si mette a suonare il piffero su una terrazza, facendo sussultare i cuori.  Per riconquistare i favori del Padrone, Gong Li finge di essere incinta, ma viene clamorosamente sputtanata e tutte le sue lanterne coperte con drappi neri. E via così, sempre peggio, tra sbronze, omicidi e serve traditrici che muoiono di cocciutaggine, finchè alla fine assistiamo all’arrivo della Quinta Signora, una povera anima buona che non sa che cosa l’aspetta. Il film termina con Gong Li – con gli stessi vestiti che indossava in campagna – che si aggira catatonica e ormai pazza per un cortile pieno zeppo di lanterne rosse accese.
Ecco. Un capolavoro del cinema, ma di certo non un capolavoro di ilare spensieratezza.
Stavo giusto sprofondando in un gorgo di malinconia e sentita mestizia per la grama sorte di Gong Li, quando è arrivato il primo contributo al contest-festa per i ventimila lettori di Tegamini. E il sole è tornato a splendere. La gioia ha ricominciato ad irrorare il mio cuore, perchè c’è un pretendente al Paccozzo del Mistero! È come quando Lancillotto si offre volontario per fare da campione alla regina Ginevra, che nessuno voleva difendere. Ecco, Rudy Bandiera sarà il nostro Lancillotto.

Per chi volesse capire che cosa sta succedendo, rispondere alla domanda “ma voi che ci mettete nei vostri Tegamini?” e partecipare allegramente al contest, c’è tutto un post che spiega come si fa, con tutti i dove, i quando e i perchè.
E ora, mi accingo a presentare  il primo amico del Paccozzo del Mistero, tentando pure un’esegesi di quanto ci ha mandato.

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RUDY BANDIERA
from www.rudybandiera.com
in  “Orgya di 7 Tegaminy” (o così dice lui)


L’intento del Bandiera è chiaro. Al momento di esternare che cosa ci fosse nel suo Tegamini – ovvero, che cosa lo colma di sfrigolante gioia e felicità, perchè nei Tegamini ci deve finire solo qualcosa di bello – il Bandiera ha creato una meta-struttura di moltiplicazione della gioia. Perchè se, concettualmente, in ogni Tegamino c’è quello che più ci scalda il cuore, mettere un Tegamino dentro a un altro Tegamino non può che accrescere e mandare in risonanza tutta la meraviglia dell’universo.

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Ringrazio di cuore Rudy per essersi cimentato per primo e vi incoraggio ad imitarlo prontamente. Il Paccozzo ha bisogno di un padrone che lo accolga. Un po’ come ha fatto ZIA – sorella di MADRE – con la gallina che le è entrata l’altro giorno in giardino.

Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero, Manuale di zoologia fantastica

29 Ott

Come il borametz, la mandragora confina col regno animale, perchè grida quando la svellono; questo grido può far impazzire chi lo sente (Romeo e Giulietta, IV, 3). Pitagora la chiamò antropomorfa; l’agronomo latino Lucio Columella, semiuomo; e Alberto Magno potè scrivere che le mandragore figurano l’umanità, con la distinzione dei sessi. Prima, Plinio aveva detto che la mandragora bianca è il maschio e la nera è la femmina. Quelli che la colgono, aveva anche detto, le tracciano intorno tre cerchi con la spada, e guardano a ponente; l’odore delle foglie è così forte da lasciare ammutoliti. Sradicarla, era mettersi a rischio di spaventose calamità; nell’ultimo libro delle sue Antichità Giudaiche, Flavio Giuseppe consiglia di ricorrere a un cane addestrato. Sdradicata la pianta, l’animale muore; ma le foglie servono a usi narcotici, magici ed emollienti.
La presunta forma umana delle mandragore ha suggerito alla superstizione l’idea che crescano al piede dei patiboli.

La mandragora

Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero
Manuale di zoologia fantastica
Einaudi – ET Scrittori

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Non so da dove cominciare, con questo libro, “un’opera, come altre di Borges – scrive Glauco Felici nella prefazione – difficile da collocare all’interno di un genere determinato e concluso: un compendio di nozioni mitologiche, paragonabile a uno scolastico Dizionario delle favole per uso de’ fanciulli; o il dotto divertissement d’un appassionato di creature (e scritture) fantastiche; o, semplicemente, l’ennesima occasione per praticare la letteratura”.
Ma in fondo, che ce ne importa.
Quel che importa davvero è scoprire che l’anfesibena “è serpente con due teste, una al suo luogo e l’altra sulla coda; e con le due può mordere, e corre via con leggerezza, e i suoi occhi brillano come candele”. Ma anche che sia Keplero che Giordano Bruno pensavano ai pianeti come a grandi animali tranquilli, animali sferici dal sangue caldo e dalle abitudini regolari, dotati di ragione. Scopriamo pure che le antilopi dell’alba dei tempi avevano sei zampe invece di quattro e che, grazie a tutte quelle estremità, erano quasi impossibili da raggiungere. Per ripristinare un po’ di giustizia, il dio Tunk-poj decise di mettercisi d’impegno e, dopo aver costruito dei super pattini col legno di un albero sacro che scricchiolava molto, ne catturò una e le mozzò un paio zampe, perchè “gli uomini diventano ogni giorno più piccoli e deboli. Come potrebbero cacciare le antilopi a sei zampe, se io stesso appena ci riesco?”. Impariamo che le arpie sono schifose e pallide di fame, che l’ambra in realtà è la cacca dell’asino a tre zampe e che il Baldanders è un mostro “successivo”, perchè si trasforma continuamente in qualcos’altro. Al nutrito sottoinsieme delle creaturone appartiene il Bahamut, immenso e splendente, che regge il mondo sul suo dorso di pesce. E con discreta fatica, se pensiamo che sopra al pesce c’è un toro, e sopra il toro una montagna di rubino, e sopra la montagna un angelo, e sopra l’angelo sei inferni, e sopra gl’inferni la terra e sopra la terra sette cieli. Il basilisco del Medioevo era un gallo dalle piume gialle, con le ali coperte di spine e la coda di serpente. Quel che rimane costante nei secoli è però lo sguardo che pietrifica – ogni serpente che si rispetti è nato dal sangue di Medusa – e la capacità di rendere deserto e sterile ogni luogo stupido abbastanza da ospitarlo. Il borametz è un ibrido tra il vegetale e l’animale, una pianta con quattro o cinque radici e le fronde ricoperte di lana, è un albero-agnello, che i lupi divorano con grande passione. Il Cerbero ipotizzato da Esiodo aveva cinquanta teste, ma il numero fu ridotto a tre “per maggiore comodità delle arti plastiche”. Una roba che non mi ricordavo è che l’ultima fatica di Ercole consisteva nel cavare il Cerbero dall’Inferno e portarlo in superficie, alla luce del sole. Lucrezio argomentò l’impossibilità dell’esistenza del centauro osservando che un cavallo di tre anni è un cavallo adulto, mentre un bambino di tre anni è solo un “fantolino balbettante”. A mettere insieme due creature con tale disparità di ritmi di sviluppo, il pezzo di sotto del centauro morirebbe circa cinquant’anni prima del pezzo di sopra.

E via così, creatura dopo creatura, ripescando tradizioni mitologiche occidentali e orientali, richiamando testi classici e strampalate testimonianze di viaggiatori.
Insomma, fate un favore alla vostra immaginazione e leggetele questo libro.

Ventimila Tegamini – festeggiamenti e un contest surreale

25 Ott

Amici, mostri del mare e creature mitologiche, qua c’è allegria… grande Giove!
Un anno di Tegamini – aggiornato con rigore e svizzera puntualità dal mese di novembre del 2010 – ed eccoci qua a fare festa e a buttare coriandoli, perchè il saputellissimo conta-lettori ha superato proprio oggi il numero ventimila. Che non sarà millemila, va bene, ma per una che parla di narvali tristi, borse a forma di gallina, libri e zolle d’erba è un risultato talmente rispettabile da far sentire in colpa. E mi sento giustamente in dovere di ringraziare, in qualche maniera. L’unico modo degno di esprimervi la mia gratitudine sarebbe una laboriosa impresa di sferruzzamento di sciarpine d’alpaca, da avvolgere a pioggia intorno ai vostri gentili colli… ma, come mi ricorda immancabilmente MADRE, non so nemmeno come si prenda in mano, un ferro da calza. Lo brandirei come un’arma, magari, ma non aiuterebbe con le sciarpette. E non ho nè un forno nè le capacità necessarie a produrre biscotti per tutti quanti. Per ovviare a questi disdicevoli deficit – sia a livello di skill-massaia che di elettrodomestici a mia disposizione – ho deciso di comprare dei regali strampalati, perchè fare i regali mi piace immensamente, soprattutto a chi se lo merita.
I regali – belli belli in modo assurdo – stanno in quella busta lì, sulla sedia:


E che ce ne facciamo?
Ci facciamo un contest – UAU! –, perchè non ho la statura intellettuale per decidere arbitrariamente a chi toccherà il Paccozzo del Mistero.

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VINCI, DUNQUE, IL PACCOZZO DEL MISTERO DI TEGAMINI!
E fatti fare un regalo, santo cielo, che ormai ti compri la roba solo ai saldi.

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L’ambizioso motto di Tegamini è un pezzettino de La strada di Cormac McCarthy: just remember that the things you put into your head are there forever. Nel libro, l’uomo cercava di tenere vivo il suo bambino, di salvarlo, di portarlo vicino al mare – dove sperava ci fosse più caldo -, ma soprattutto, l’uomo combatteva per  impedire che la testa del suo bambino si riempisse di qualcosa che l’avrebbe terrorizzato per sempre, facendolo diventare vuoto, tagliente e pieno di cenere come il mondo che cercavano di attraversare. Perchè un bambino che porta il fuoco deve continuare a portare il fuoco, anche se è difficile.
Qua c’è un po’ meno dramma e manca ogni tipo di riferimento al cannibalismo, ma l’idea rimane una luminosa meraviglia, anche se la si butta dentro a un Tegamini. E’ una cosa che t’incoraggia a cacciarti nella testa il più possibile… e a scegliere che cosa cacciarci. Dentro a Tegamini ci finisce un sacco di roba strana, ma è tutta roba che mi fa felice.
E quindi?

Che ci cacciate, nei vostri Tegamini?

Rispondetemi, orsù!
Mandatemi una foto e un mini-commento, ditemi come vi chiamate e dove vi trovo (un blog, Twitter, un centro di riabilitazione). Avete ben dieci giorni, fino a venerdì 7 novembre.
Ogni stramberia che riceverò sarà giustamente celebrata in un post, quindi non siate timidi… che faccio pure brutta figura, se qua partecipano solo Amore del Cuore e i parenti stretti. E non vi dico che dovete fare di preciso, perchè il Tegamini è un luogo della mente… e magari il vostro è una cassapanca o cesto di vimini. O un panda.
Tra tutti i Tegamini pervenuti verrà sorteggiato il vincitore del Paccozzo del Mistero, che sarà recapitato dove più vi aggrada. Per il grande annuncio – e se ci sarà giubilo e partecipazione oceanica – pensavo di fare un video, visto che sogno di infilare dei pezzi di carta dentro alla borsa a forma di gallina e di estrarre a mo’ di tombola dopo averla agitata con veemenza… e una cosa del genere va condivisa con qualcuno. Com’è giusto e sano, nel fantomatico video si svelerà anche il contenuto dell’ambito Paccozzo del Mistero, che se no il notaio mi redarguisce.

E dove li mandate, i vostri Tegamini pieni? Ma a questo saltellante indirizzo.

Insomma, divertitevi e in bocca al lupo per la conquista del Paccozzo.
Ma soprattutto grazie, amici, mostri del mare e creature mitologiche.

E perdonatemi tantissimo per “il Tegamini è un luogo della mente”, mi è uscita così.


C’è rigogliosità

24 Ott

Dimostrando poca lungimiranza e ancor meno buonsenso, la natura mi ama. Ma che dico, la natura mi vuole bene a tal punto da germogliare e verdeggiare, in cinque centimetri quadri di vasino di ceramica a forma di stella. In casa mia, dove le persiane impediscono alla luce di entrare e le palle di polvere peregrina sfrecciano avanti e indietro, ormai dotate di vita propria. E pure di favella.
Insomma, è un prodigio. Lo sterile terriccio – che si sospettava fosse composto al 98% di merda, ma ora che l’erba è davvero cresciuta ne abbiamo la matematica certezza – è pieno zeppo di vegetazione, non è più un inutile prato-in-potenza, è una vera e conclamata zolla lussureggiante!
Non so come sia capitato, ma suono trombette a festa.

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Per chi si fosse perso le precedenti puntate della fondamentale epopea del prato-stella ci sono Incanti nella valle – con l’acquisto del prato-stella e la conseguente riflessione sulle motivazioni che spingono la gente a parlare con le piante – e San Gennaro! – celebrazione dei primi coraggiosi germogli.

Perchè c’è speranza per tutti, anche per la figlia di una Distruttrice di Mondi.

William Goldman – La principessa sposa

23 Ott

Scherma. Lotta. Tortura. Veleno. Vero amore. Odio. Vendetta. Giganti. Cacciatori. Uomini malvagi. Uomini buoni. Belle dame. Serpenti. Ragni. Bestie di ogni natura e tipo. Dolore. Morte. Uomini coraggiosi. Uomini codardi. Uomini più forti. Inseguimenti. Fughe. Menzogne. Passione. Miracoli.

William Goldman
La principessa sposa
marcos y marcos

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Non so voi com’eravate abituati, ma da piccola mi capitava spesso di brandire un grissino e di minacciare all’improvviso qualcuno con queste esatte parole: HOLA, MI NOMBRE ES INIGO MONTOYA, TU HAI UCCISO MI PADRE, PREPARATI A MORIRE. Mi guardavo il film una volta la settimana, almeno. In casa mia non se ne poteva più della principessa Bottondoro, delle spaventose sabbie mobili, di avvelenatori siciliani e di tizi con sei dita. E adesso che ho dimenticato quasi tutto e che neanche ce l’ho, il dvd della Storia fantastica, credo sia un buon momento per leggere una cosa che da piccola mi faceva felice, senza il Tenente Colombo come narratore… che era capitato un po’ lì per caso. Perchè devo scoprire se “ai tuoi ordini” continua a spezzarmi il cuore. E devo anche accertarmi che l’Inigo Montoya del libro sia ancora più gallo di quello del film.

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Sono una guest-star

21 Ott

Onorata come se m’avessero detto che sono la santa patrona degli alpaca – e chiedendo l’aiuto di Amore del Cuore per fare un bolso ed elementare cattura-schermo col mac – vi informo gioiosamente del mio nuovo status di guest-star su Twitterpedia. Perchè anche loro hanno delle chiavi di ricerca degne di un’accurata esegesi. In questa prima puntata potrete, per esempio, cercare di capire che cos’abbia spinto qualcuno a cercare MUCO DI BERLINO o MIA MOGLIE PUZZA.
Perchè son cose che ci dobbiamo domandare.

Tegamini incontra Twitterpedia – Atto I 

Grazie, adorabile Twitterpedia!

 

 

La commedia dell’arte

19 Ott

MADRE – flagello dei mondi – e Padre – maestro zen in levitazione – sono in visita-lampo nel capoluogo piemontese per recapitare alla loro unica figlia una preziosa scarpiera. Che a Torino le scarpiere non le vendono. Comunque, molte meraviglie sono capitate… e tutte nell’arco della mia sontuosa ora di pausa pranzo.

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MADRE mi scorge all’orizzonte, dopo due settimane di lontananza.

TEGAMINI – Mamma! Ciao!
MADRE – Hai in casa delle ragnatele che non ci si può credere. Sono tutte nell’angolino in alto a destra, ma non ce l’hai più lo Swiffer? Te li avevo presi, l’altra volta. Grosse così sono, devi tirarle via!
TEGAMINI – ….mamma! Ciao!

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Corpi estranei assalgono Padre.

PADRE – Ma che diavolo è questa roba rosa.
TEGAMINI – Credo che siano pelucchi della sciarpa della mamma, ti hanno colonizzato.
PADRE – …e non si tolgono.
TEGAMINI – Diventerai il Tenerone!

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MADRE, Padre e Tegamini si siedono al ristorante. MADRE dà le spalle al tavolo vicino.

MADRE – Tieni la mia giacca, mettitela lì dietro sulla tua spalliera della sedia.
TEGAMINI – Cos’ha che non va la tua spalliera?
MADRE – Sono troppo vicina a questi qua dietro.
TEGAMINI – Tienti la tua benedetta giacca come fanno tutti quanti.

Mezz’ora dopo, i due del tavolo dietro a MADRE assestano un manrovescio a un bicchiere d’acqua. Alcuni schizzi colpiscono di striscio la giacca di MADRE.

MADRE – Ecco, te l’avevo detto.
PADRE – Vedi, con tua madre succedono continuamente cose di questo genere.
TEGAMINI – Ha i poteri.
PADRE – Sono spaventato.

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C’è coerenza. E c’è anche ostruzionismo.

MADRE – Francesca, ma guarda che collino secco che hai. Ma mangi? Sei tutta pelle e ossa. Ma stai bene? Devi mangiare, anche la frutta.
TEGAMINI – La probabilità che io muoia d’inedia è remotissima. Prenderò la carbonara.
MADRE – …ma che schifo, è grassa! Mangia il rollé di coniglio.
PADRE – Io mangio il persico con le verdure.
MADRE – …per carità, guarda che il persico lo pescano in quel golfo con dentro il piombo.

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Si rimpiangono i bei tempi andati.

PADRE – Valeria, te lo ricordi Eta Beta?
MADRE – Certo, che mangiava quelle palline… ma cos’erano.
TEGAMINI – Naftalina.
PADRE – Naftalina! …erano belli i nostri fumetti, mica come quelli che ci sono adesso.
TEGAMINI – Vabè papà, adesso non venirmi a dire che uno che mangia la naftalina è il genio del secolo…

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Con un rispettabile pezzo di pane, faccio la scarpetta nel sughetto di coniglio.

MADRE (in dialetto piacentino – che non so nemmeno trascrivere -, mentre mangia patatine con le mani) – FRANCESCA! COSA FAI ANCHE IL PUCCIO? IN PUBBLICO?

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Si affrontano difficoltà indicibili.

MADRE – Tuo padre ne ha fatta subito una delle sue. Abbiamo parcheggiato davanti al portone e non riuscivamo ad aprirlo.
PADRE – Eh, pensavo che fosse il mazzo di chiavi nuovo, son stato lì un bel po’ e non andava bene neanche una chiave.
MADRE – Certo che se andiamo al 35 invece che al 33…
PADRE – Ma sono i portoni. Sono assolutamente identici.
MADRE – Tuo padre sta perdendo colpi. Ci manca solo che si perda sotto casa e poi le ho viste tutte.

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Una cosa l’ho imbroccata.

MADRE – Ho visto che stai coltivando una zolla d’erba.
TEGAMINI – Già.
MADRE – …brava!

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Ci fermiamo al semaforo per fare la lista della spesa.

PADRE – Adesso ti andiamo anche a fare un po’ di spesa, che se no qua.
TEGAMINI – Ma ho tutto, papà, non imbarcatevi in sbattimenti assurdi.
PADRE – La carta da cucina ce l’hai? E la cartaigienica? E la birra?
TEGAMINI – …mah, la birra è finita. Se proprio passi davanti al supermercato…

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Padre mi telefona alle sei di sera.

TEGAMINI – Papà, siete arrivati?
PADRE – Macchè, siamo appena partiti.
TEGAMINI – Ah, ma avete fatto un giro?
PADRE – Eh sì, magari.
TEGAMINI – Ma perchè no?
PADRE – Tua madre ti ha sterilizzato la casa.
TEGAMINI – Dovevi fermarla, in qualche modo.
PADRE – …e come? Davvero, come?

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Basta, li amo immensamente.

Chiavi di ricerca, vol.8/millemila

17 Ott

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Dovete perdonarmi, ma gli animali impagliati male mi divertono moltissimo. Sono orrendi, me ne rendo conto alla perfezione, ma non riesco a trattenermi. Certo, non tutti magari sapranno apprezzare una trota con la pelliccia, ma è innegabile che una bestia immaginaria – pure un po’ stupita di quello che le è capitato – sia adattissima a introdurre una rubrica senza senso.
Perchè le chiavi di ricerca di Tegamini non hanno senso. Anzi, più le leggi e più sono strane. Più ne arrivano e più ci si convince che l’umanità non sarà capace di sopravvivere ancora per molto senza perire a causa di qualche stupido incidente. E non parlo di guerre termonucleari, epidemie ingovernabili o cataclismi naturali, parlo di milioni di persone che improvvisamente perdono la vita dandosi fuoco ai piedi, ingerendo troppa torta, pedalando con un sacchetto di carta in testa o cercando di scendere dal tetto innevato di una casa con gli sci.
È così che andrà, lo sapete anche voi.
E dunque, con il silente patrocinio della trota pelosa, affrontiamo con coraggio questa nuova macchia nella reputazione collettiva del genere umano. Perchè la situazione è complessa.

Cosa ha cercato la gente per arrivare su Tegamini?

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COM’È LA VALIGETTA DEI PUFFI, A FORMA DI MELA, DI PUFFO O DI FUNGO

Perchè l’irrequieto zombie di Mike sarà ancora a spasso, là dove non possiamo più vederlo nè incontrarlo, ma il suo spirito continua a vegliare su di noi e a sottoporci scelte difficili: …la uno, la due o la tre?

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SEGA TORACICA

Scusate un attimo, poi parliamo della sega toracica, ma vorrei cercare di capire che diavolo stanno facendo i gentiluomini nel quadro. Ci sono i due in alto che ci fissano direttamente – ecco perchè hanno l’aria perplessa -, quelli di spalle che guardano di lato, due che han visto qualcosa di avvincentissimo da qualche parte verso destra e l’ultimo – il mio preferito, quello in mezzo -, che è praticamente in braccio al cadavere, ma riesce lo stesso a non degnarlo della minima attenzione. Perfino quello con il cappello da mago che ci sta frugando dentro non lo considera. Che diavolo sta succedendo? Che qualcuno li avvisi che c’è un morto sul tavolo! Che qualcuno vada là e li schiaffeggi con un guanto, che cosa può esserci in quel posto di più strano di un gigantesco cadavere pallido? Ed è proprio lì, sotto i loro baffetti ben pettinati… perchè non se ne occupano? …e che volete che me ne importi della sega toracica, devo pensare al morto, qualcuno deve pensare al morto!

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VALVOLA MITRALICA

Sto iniziando a credere che là fuori sia pieno di gente col fetish della medicina d’urgenza. C’è chi si fa sculacciare, chi ama smodatamente i piedi, ci sono i patiti delle catene, della cera bollente, dei costumini strani, delle calze a rete, ci sono quelli che si fanno calpestare coi tacchi… ecco, credo davvero che in questo nostro vario mondo ci sia anche chi si prende bene a sentirsi sussurrare, boh, CISTIFELLEA. O ancora meglio… IPOTALAMO. Piano, nell’orecchio. IPOTALAMO.

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Colin Meloy, Wildwood

11 Ott

“What do you want, squirrel?” she jeered. She laughed to herself and said, “I suppose I should watch what I say. You probably talk too. Do you?”
The squirrel said nothing.
“Great, that’s actually a bit of a relief,” she said, propping her chin in her hands. “Thought you might just be the quiet type.”

Colin Meloy
+ Carson Ellis (illustrazioni)
Wildwood
Balzer + Bray

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