Archivio | settembre, 2011

Paolo Sortino, Elisabeth

30 Set

Anni prima, dopo l’ennesima sfuriata di  Josef, le aveva fatto quello strano discorso. L’aveva chiamata da parte dicendole che per colpa di nessuno – né sua, di Elisabeth, ma nemmeno di suo padre – possedeva poteri che nell’impazienza di farsi adulta andavano scontrandosi con quelli del vecchio, facendolo impazzire. Le aveva spiegato che sarebbe occorso tempo per imparare a controllare quei poteri, e finchè fosse stata impegnata a tenerli a bada sarebbe stato più che naturale aspettarsi di vedere il genitore farne una tragedia. Da allora Elisabeth prese a credere davvero che tutto sfociasse dalla sua persona a causa di quelle maledette virtù magiche che le ragazze possiedono già nella fanciullezza e che in lei, come un’ostinazione del destino, agivano all’improvviso.
Avrebbe dovuto affinare quei poteri, prima di tutto. Se solo fosse riuscita a dare a Josef coscienza dei suoi peccati, a trasferirla da lei a lui, non ci sarebbe stata per il padre condanna peggiore. Capì la fatica che quella scelta comportava, ma giurò a se stessa di riuscirci.

Paolo Sortino
Elisabeth
Einaudi

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Happy b-Day, Mr President

29 Set

Breece D’J Pancake, Trilobiti

28 Set

Cammino, ma non ho paura. Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni.

Breece D’J Pancake
Trilobiti
Isbn edizioni

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Chiavi di ricerca, vol.7/millemila

26 Set

Il mondo vi preoccupa?
Il cosmo sembra disgregarsi sotto i vostri occhi?
Avete deciso di sedervi su uno scoglio ad assistere al gorgogliante declino della civiltà occidentale?
Fate bene.
Perchè a confermare ogni vostro fosco presagio di sventura ci sono le chiavi di ricerca di Tegamini.

Che cosa è successo questo mese?
Quali nuove voragini si sono spalancate sotto i nostri piedi?
Parliamone, senza paura! …o meglio, con un salutare timore.

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Porco di bosco

Perchè non tutto il maiale diventa prosciutto, bello lindo e disteso nelle vaschette del supermercato. In un tempo lontano, quando la terra era scossa da indicibili cataclismi, il porco di bosco regnava su tutti gli animali. Regnava a suon di stridenti grugniti, irsuto e terrificante.

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Come sconfiggere il tarlo

Coi mobili di plastica.

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Fattucchiere piromani

26 Set

Le mie vacanze al mare sono sempre state molto avvincenti. Madre mi portava a seimila mercatini dell’antiquariato, ci si inerpicava sulle alture liguri a cercare paesi composti unicamente da sassi e salite, si mangiavano grissini molto lunghi mentre si tornava a casa dalla spiaggia su delle orride Grazielle cigolanti, si andava in libreria tutte le sere a comprare un Istrice nuovo e capitava pure che sulla passeggiata si incontrassero persone con un leoncino da compagnia. Una foto spettacolare documenta lo storico incontro. Ci siamo io, il leoncino e il mio pannolone. Con una mano tengo il guinzaglio della belva neonata mentre con l’altra faccio l’artiglio. E ho pure l’espressione del ruggito.
Insomma, capitavano cose di questo tenore… e non stupiamoci, dunque, se una sera siamo finite alla mostra dell’occultismo e degli strumenti di tortura e abbiamo comprato una sfera di cristallo.
Abbiamo scelto la sfera perchè la vergine di ferro poi era un casino da riportare a Piacenza.

Con la palla di vetro abbiamo felicemente convissuto per anni, senza paura, senza prevedere il futuro e senza invocare gli spiriti. Una coabitazione pacifica, basata sul sano tedio che ogni soprammobile ha il dovere di ispirare. Noia, rassicurante e ovattata noia.
O almeno così pensavo.

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MADRE (flagello dei mondi) – …pronto?
TEGAMINI – Ciao Madre!
M – Oh, ciao. Sei arrivata bene?
T – Sì, sì, ho preso il treno stamattina, tutto a posto. Che fate oggi?
M – Mah, andiamo a giocare a tennis, che c’è ancora bel tempo.
T – Bravi. Ma giochi te col papà?
M – Eh, se ha voglia… te lo passo?
T – E passami il papà.
PADRE (maestro zen in levitazione) – Ciao Bimba, come va? Hai preso il treno? Tutto a posto?
T – Sì, sì, sono arrivata, niente di strano. Adesso vado a mangiare.
P – Brava, anche noi siamo a tavola.
T – Eh bene allora, ci sentiamo dopo…
P – Ah no aspetta, ti passo tua madre…
Tegamini gesticola disperata in mezzo alla strada.
M – Francesca! Oggi ho quasi dato fuoco alla casa!
T – ……..EH?!?!
M – Guarda, abbiamo riso un sacco con il papà!
T – …mamma, non va bene così. Ma che roba è, divertirsi nel dare fuoco alla casa, ma cosa vi è preso, non potete rincoglionire in modo pacifico, senza farvi del male.
M – Ma no, poi non è successo niente. Si ma insomma non vuoi sapere come ho fatto?
T – …non lo so, forse no.
M – Niente, stavo spolverando in salotto, sai dove abbiamo tutte le foto, no? Ecco. Spolveravo le cornici e le mettevo sul tappeto, che poi dovevo pulire il tavolino e alla fine ho spolverato anche la palla e l’ho messa sul tappeto, te la ricordi la sfera di cristallo, no?
T – Eh, come no. Io volevo le piramidine magiche, ma poi non me le hai prese.
M – Facevano schifo, quelle piramidi. Comunque, ho pulito il tavolo e mi sono girata per prendere la roba e rimettercela su e ho visto che c’era tutto del fumo intorno alla palla…
T – Oh Signore.
M – …e allora ero lì che pensavo “ma guarda che fenomeno strano, che c’è tutto del fumo lì, incredibile, ma viene dalla palla” e allora ho chiamato tuo padre… “MIMMO MIMMO VIENI CHE LA SFERA STA FACENDO DEL FUMO!”
T – Cristo santo.
M – No ma te lo passo che ti spiega lui perchè. Guarda, mai avrei pensato, aspetta, eh… MIMMO!
Tegamini allontana il telefono dall’orecchio.
P – Pronto. Tua madre ha quasi incendiato il soggiorno.
T – Ti prego, dimmi che c’è una spiegazione razionale a tutto questo.
P – Ha appoggiato la palla sul tappeto, al sole. Il cristallo ha concentrato tutta la luce in un punto e il tappeto ha preso fuoco.
T – …solo alla mamma può capitare una roba del genere.
P – Solo a tua madre.
T – Però mi piace questo tuo approccio scientifico all’accaduto. Sobrio e scientifico.
P – E che altro dovrei fare, tua madre scatena combustioni spontanee in salotto.
T – Bisogna avere pazienza.
P – Bisogna avere pazienza.

Sono figlia di una fattucchiera piromane.
…ma la amo moltissimo.


Ricordati che devi morire

22 Set

MADRE (flagello dei mondi) – ….no ma vorrei anche sapere quand’è che torni a casa, che qua è un mese che non ti vediamo e…
TEGAMINI – Ma torno venerdì, è una settimana che ti dico che torno venerdì.
MADRE – …era anche ora!
TEGAMINI – Sì ma non è che ti ho rivelato chissà che, lo sai da giorni e giorni.
MADRE – Non fare tanto la spiritosa, che già non ti fai più vedere e qua noi diventiamo vecchi.
TEGAMINI – …eh?
MADRE – Qua noi diventiamo vecchi, sai. È proprio questo il momento in cui dovresti tornare a casa più spesso e passare del tempo con noi e starci vicina, perchè chissà, un giorno potremmo non esserci più.
TEGAMINI – …cosa stai cercando di dire, che vi ho abbandonati a morire di dolore?
MADRE – No, sto dicendo che il tempo è quello che è… e non credo che saremo al mondo ancora per molto.
TEGAMINI – …cristosanto!

 

Parigi: pezzi di mostro

21 Set

Provo un interesse di difficile interpretazione per le vetrine.
Mi piacciono tantissimo.
Le vetrine sono davvero avvincenti. Sia visivamente che antropologicamente. E anche un po’ per l’organizzazione dello spazio. Se vai in un posto sconosciuto e guardi le vetrine, è come dover aprire uova di Pasqua ogni cinque metri. E non sto parlando della fascinazione consumistica da acquisto, è proprio l’idea di avere davanti accozzaglie di oggetti che si siedono lì e ti vedono passare.
Col tempo, sono diventata un’accanita fotografatrice di vetrine, perchè se c’è una cosa che non serve a niente, non produce alcun beneficio per l’umanità ed è pure un po’ frivola, stai sicuro che mi ci dedicherò con passione e grande perizia.  Bene, le vetrine sono un classico esempio della mia dedizione all’inutilità.
Per dire, sono andata a Berlino e ho fatto due foto alla Porta di Brandeburgo e quarantasei foto ai negozi di Prenzlauer Berg. A New York ho un Chrysler Building e trentadue interni del fruttivendolo del Chelsea Market. Perchè avevano delle mele gigantesche, lucidissime, da far cadere morta la più vigorosa delle principesse, mele così belle che ti dispiaceva comprarne una perchè gli rovinavi la composizione.
Insomma, vorrei avere in casa un’area per le vetrine, da riempire di cose buffe trovate in giro, un po’ come facevano secoli e secoli fa coi cabinets of curiosities, tutti pieni di scheletri di animali inesistenti, uova giganti, gabbiette, stampe, coralli e stelle marine secche. Una volta che c’era tutta quella roba, ben ordinata e ammucchiata con l’aria chic del finto disordine, ci passeggiavano in mezzo con una tazza di tè. E ciao.

Visto che non ne posso più di essere isolata nella mia stranezza, ho deciso di farci qualcosa, con le mie benedette foto di vetrine. E se qua si parla di sule dai piedi azzurri, si può anche parlare di vetrine.
La vetrina di oggi, per esempio, mi ha fatto una paura blu.
È una vetrina di Parigi… ed è piena zeppa di mostri, pezzi di mostri e amici di mostri a pezzi. C’è pure una tetta di legno. Mai avrei creduto di imbattermi in una tetta di legno.

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David Lipsky, Come diventare se stessi

20 Set

Cioè, se quello che ho in testa riuscissi a dirlo chiaro e tondo, non avrei nessun bisogno di inventare delle storie per parlarne, no? E penso sempre che… prima che una persona venga a intervistarmi – e quando arriva puntualmente la trovo simpatica – voglio sempre fare una bella impressione, e allora cerco di spiegarmi nel migliori dei modi. Ma mi sa che sto capendo che non ci riesco più.

Come diventare se stessi
David Foster Wallace si racconta
David Lipsky
minimum fax

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4, 7, 22

19 Set

Taratararatararararrà…
Taratararatararararrà…
Taratararatararararrà….
Taratararatar –

SIGNORA DELLE PULIZIE DELL’UFFICIO – Si pronto?
(TEGAMINI è alla scrivania, ma cerca di non intralciare)
SDP – Eh! Bene sto. Checc’è?
(PARENTE DELLA SIGNORA DELLE PULIZIE DELL’UFFICIO dice molte cose al telefono)
SDP – Ora devo? Ma sono al lavoro, mica ci posso andare ora… e abbi pazienza! …Che? E dove scrivo? Ma ora proprio me lo devi dire, aspettare non puoi? ….Eeeee, eeee, eee, arrivo, va bene, fammi cercare che lo segno.
(TEGAMINI è raggiunta alla scrivania dalla Signora delle Pulizie)
SDP – …che hai un foglio, cara?
T – …ah, come no, tenga.
SDP – …e la posso usare questa penna?
T – Certo, ci mancherebbe… no ma usi questa, che quella non va.
SDP – …e qui sono, si, si. Dai, dimmi. Quattro?
PARENTE  TELEFONICO (che ormai si sente benissimo) – Quattro.
SDP – …poi?
PT – Sette.
SDP – …sette.
PT – Ventidue.
SDP – Quattro, sette, ventidue… ci vado domani, però, che ormai è tardi, c’è chiuso. Ma ti ha detto altro?
PT –  Ha detto la ruota nazionale.
SDP – Maccch’è, la ruota nazionale, una ruota dobbiamo scegliere. Torino? Va bene Torino?
PT – Tutte le ruote, terno secco, devi giocare. 
SDP – Ma che metto, cinque euro?
(PT risponde con una raffica di calcoli probabilistici impossibili da trascrivere)
SDP – …eeee, ho capito! …vabbè, vabbè, domani vado. E adesso ti saluto, che ho da lavorare. Vabbè, ciao, cià… cià, si. Signorina, mi scusi sa, non volevo disturbarla.
T – Ma non si preoccupi, stavo spegnendo…
SDP – E’ che mia madre è mancata da qualche mese… e mio fratello la sogna, sa. E mamma gli dà sempre i numeri.

Puffungà, i Puffi in 3D

19 Set

I Puffi sono una di quelle cose dell’infanzia che non smetteranno mai di perseguitarti. Un po’ come il compito in classe degli articoli e delle preposizioni, con la maestra che si aspettava di vedere un cerchiolino rosso intorno agli articoli e un cerchiolino blu intorno alle preposizioni, una roba semplice e lineare, assolutamente diversa dalla pagina piena di tragedia che avevi consegnato tu, zeppa di cerchiolini verde pisello intorno a tutte le piccole parole di due o tre lettere. I Puffi sono anche un po’ come quei ricordi che sono imbarazzanti di riflesso, perchè se stai scavando fossili dalla riva limacciosa dell’Arda e ti rendi conto che un tuo compagno si è fatto la cacca addosso, là in mezzo, con un secchiello pieno di conchiglie del periodo Devoniano in mano, non serve che la cacca sia tua, ti senti tremendamente male lo stesso. E una volta, in seconda elementare, avevo pure scritto “dorata” con l’apostrofo, come se l’universo fosse interamente composto di minuscoli mattoncini fatti con le orate.
Ma insomma, chi se ne importa.
Era per dire che i Puffi sono pericolosi. Ti fanno ricordare un tempo lontano in cui potevi stupidare senza tante preoccupazioni, perchè pomeriggi trascorsi ad ascoltare un cane rosa di nome UAN o un dodo di pezza domiciliato in un albero azzurro non possono che trasformarti in una persona piuttosto ridicola. A mia discolpa dirò che non ero poi così fissata coi Puffi. I cartoni li guardavo quando capitava, ma la sigla mi piaceva moltissimo e la ballavo senza sosta sul tappeto del salotto. L’altra cosa che avevo era il camper Puffi… che non usavo per i Puffi ma per trasportare un fantasmino di tulle che avevo chiamato L’ANIMA DANNATA.

MADRE (flagello dei mondi) – Tata, cos’hai lì nel camioncino dei Puffi?
MINI-TEGAMINI – ….L’ANIMA DANNATA!


Comunque. Visto che mi regalavano il biglietto, la settimana scorsa sono andata all’anteprima dei Puffi. C’eravamo io, Amore del Cuore e un centinaio di bambini sadici. Che i bambini siano sadici un po’ lo sospetti… ma lo scopri con assoluta certezza solo quando nei film iniziano a capitare cose cruente, rigorosamente non funzionali alla trama. Gargamella viene travolto da un autobus? Puffetta conficca le sue scarpine col tacco nelle cornee di Birba? Tontolone inciampa e scivola, provocando una devastante reazione a catena che distrugge mezza Pufflandia? Ecco, bambini in visibilio. Bambini che saltano sulle poltrone, che si spellano le manine d’applausi sbilenchi con un entusiasmo che neanche gli antichi romani al Colosseo. I bambini vogliono vedere fratture esposte, tombini aperti, carriolate di viscere, maledizioni infrangibili, teste mozzate e fiamme di drago, altrochè principesse coi pettirossi in testa.
Ma cerchiamo di capire che cosa succede in questo benedetto film.

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