Chiavi di ricerca, vol.5/millemila

8 Lug

L’immaginazione umana è sterminata. La curiosità, la volontà di esplorare l’ignoto e di capire l’universo ci conducono in posti che mai avremmo pensato di visitare… che poi, forse era meglio stare a casa.

Come sempre, la gente arriva su TEGAMINI per i motivi sbagliati. Chi per aiutare i piccioni, chi per rifugiarsi in confortanti metafore sui cetacei, chi per trasformare la tosatura dell’alpaca in una solida fonte di reddito, chi per far squagliare robot giganti al sole. E c’è pure una favola molto edificante.
Motivi sbagliati, ma che continuano a non deludere. Grazie, anonimi e confusi personaggi del web. Ma alla fine, che cavolo avete cercato?

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SPREMIAGRUMI VINTAGE

Strumento versatile, preciso ma solido, lo spremiagrumi vintage è dotato di cinque sostegni mobili, in grado sia di tenere in posizione l’agrume che di esercitare una pressione sufficientemente incisiva da farne scaturire il gustoso succo. Lavabile con acqua fredda o calda, lo spremiagrumi vintage è affidabile e rispettoso dell’ambiente – non servono batterie o prese di corrente – ma, soprattutto, è sempre con te, pronto ad essere utilizzato in ogni momento, a casa ma anche al lavoro, in spiaggia e in campeggio, col sole o con la pioggia.
Lo spremiagrumi vintage non ti abbandona mai… ed è proprio alla fine del tuo braccio.

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PECORE IRLANDESI

In Irlanda abbondano le patate, l’erba, la torba e le pecore. Le pecore di tutto il mondo sono bianche o nere. Anche quelle irlandesi sono bianche o nere, ma può capitare che sporadici ovini, designati dal destino, siano verdi. Le pecore verdi d’Irlanda hanno un nobile compito, che si tramandano di pecora in pecorina: accompagnano fortunati esseri umani fino alla fine degli arcobaleni, dove i folletti mettono le pentole d’oro.

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FAVOLA NARVALO

C’era una volta un narvalo molto triste.
Era triste perchè in un impeto di imprudente gioiosità – molto insolita per la sua specie – si era messo a nuotare fortissimo nelle gelide acque del circolo polare, finendo per incagliarsi col suo lungo corno in un iceberg sottomarino. Aveva provato a liberarsi, dimenando la coda e facendo leva col muso, ma l’iceberg era grande come un brachiosauro, e non c’era stato verso di tirare fuori il corno. Stava lì, alla deriva, incastrato nel ghiaccio, con gli altri narvali che lo additavano e le mamme narvalo che spiegavano ai loro narvalini che gli stava bene, che quelle erano le cose che potevano capitare a chi nuotava con troppa allegria e guai a loro se provavano a fare una cosa simile. Tutti lo sgridavano e lo schernivano, ma nessuno muoveva una pinna. Alla fine di quest’ordalia di umiliazioni e ramanzine, il branco decise di impartirgli la punizione definitiva.
Se ne andarono tutti, senza tante cerimonie.
Il narvalo imprigionato non poteva crederci. Aveva fame, era spaventato e triste, ma sopra ogni cosa, era offeso a morte con i suoi simili, cetacei crudeli e insensibili che l’avevano disapprovato, trattato come un lebbroso e poi abbandonato in un oceano ostile, senza difese. Ci pensava e ci ripensava, lì da solo. Erano andati via, senza aiutarlo. Era stato deliberatamente emarginato.
Il narvalo triste giunse ad una limpida conclusione: i narvali erano i peggiori animali ad aver mai abitato il mare.
Nonostante la rabbia, non cercava vendetta… non era nel suo stile. Era arrivato al punto di vergognarsi per tutti i suoi simili e voleva rimediare: l’unica cosa che desiderava era di poter uscire da quella situazione da scemo e andare in giro per le acque del mondo a riabilitare la reputazione della sua razza.
Insomma, era un tipo nobile, ma la sua bontà d’animo lo stava aiutando ben poco. Era incastrato da giorni, non passava un cazzo di nessuno e il ghiaccio non cedeva, non s’incinava, rimaneva lì, come un continente gelato.
Il narvalo era quasi rassegnato ad una morte orribile… ma non tutto era perduto. Nel momento più buio, apparve al suo fianco una sirena col cappotto.
– Narvalo incagliato, sono la sirena-fata-dei-narvali… sono qui per restituirti la libertà!
– Grazie, sirena-fata-dei-narvali, sono molto contento di vederti!
– Scusa se ci ho messo tanto, ma avevo smarrito il mio cappotto… noi sirene-fate abitiamo in acque tropicali e moriremmo qui in mezzo al ghiaccio senza i nostri cappotti. Dovevo assolutamente ritrovarlo… e poi non avevo finito di fare lo scrub alla coda. Insomma, sono stata davvero occupata.
– …fa lo stesso, sirena-fata-dei-narvali. Anzi, grazie per essere venuta fin qui!
– E che sarà mai, narvalo, è il mio lavoro. Bene, ora fai attenzione: ti salverò…
La sirena-fata-dei-narvali pescò dal cappotto un martello pneumatico decorato con scaglie di delfino rosa e ghirlande d’alghe smeraldine e  si avventò sull’iceberg con furia indicibile.
In quattro minuti netti, il narvalo nobile ma scemo fluttuava libero, in mezzo ai pezzi sbriciolati dell’iceberg. Era un po’ anchilosato, ma felicissimo e traboccante di gratitudine.
– Bene, narvalo nobile ma scemo, che cosa farai, ora che sei libero?
– Mia salvatrice, sirena-fata-dei-narvali, andrò per i sette mari a raccontare che tutti i narvali sono nobili e scemi, farò in modo che gli altri pesci e crostacei ci amino… e così, potremo tornare nelle acque calde e colorate, dove si può nuotare forte senza finire incagliati, dove gli astici ci aiuteranno a mettere dei tappi di sughero alla fine dei nostri corni, rendendoli innocui, per tutti quanti. Donerò la felicità ai miei fratelli e alle mie sorelle, gli stronzi che mi hanno abbandonato.
– …molto bene, narvalo nobile e scemo, sapevo che avresti ricavato un qualche tipo di edificante insegnamento da questa terrificante esperienza! E ora vai… ma moderando la velocità.
– Grazie, sirena-fata-dei-narvali, ti sono debitore!
– …me ne ricorderò, quando avrò bisogno dello spiedo per il barbecue. E ora, addio!
La sirena-fata partì verso sud… in un turbine di bolle – le sirene-fate nuotano molto rapidamente, diciamo a un buon mach2 – lasciando il narvalo a fare i bagagli per la sua missione.
E vissero tutti felici e contenti.

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RIGENERARE I MINIBAR

Devi metterti di fronte al mobiletto… poi, quando sei in posizione, devi battere tre volte i tacchi, cantare il pezzo del Requiem di Mozart col VOCA-VOCA ME, sacrificare un gerbillo con l’apribottiglie e pam!, minibar pieno.

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AUTOBOT SPEDITI AL SOLE

Se un Autobot è cattivo, non viene mandato dietro la lavagna… no. Viene spedito AL SOLE, finchè gli si sciolgono le gomme e friggono le cromature.

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QUANDO TERMINA DI CRESCERE L’ALANO?

…mai.
Dovrete trasferirvi in una casa sempre più grande, sempre più grande, sempre più grande. Vediamo alani giganteschi, in giro, ma ce ne sono di più voluminosi… è che sono stati costretti a lasciare la Terra per cercare un pianeta più capiente, in grado di tollerare la loro mole in continua ed infinita espansione.

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ALPACA ACCESSORI PER TOSATURA

Il mio lo può tosare solo Aldo Coppola.
E non si fa nemmeno pagare, tale è per lui l’onore di tosare un alpaca, la bestia più nobile del mondo.

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COME AIUTARE UN PICCIONE

Una volta camminavo in piazza Duomo, con in mano Elle di settembre, quello in due volumi, alto come l’elenco del telefono e pesante come dei bambini. Ecco, mi ero fermata per cercare una roba nella borsetta ed ero circondata dai piccioni. Uno in particolare, magrolino e impudente, era andato a mettersi esattamente nell’ombra che i miei Elle proiettavano per terra.
Ecco, se volete aiutare un piccione, lasciateli cadere, i vostri Elle. Belli piatti.

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Il capolavoro assoluto della settimana è però questo.

NARVALI, I JEDI DEL MARE

Chiunque tu sia, vieni a chiedere la mia mano.

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