Libri e insalate di pasta

5 Lug

Sono afflitta da una sterminata collezione di manie. E non tutte sono adorabili… anzi. La mia preferita, però, quella più avvincente e articolata, si annida nel luminoso punto d’incontro tra lettura e alimentazione.
Tutto nasce dall’andare a vivere da sola, senza la tv. Non so voi, ma sono cresciuta pranzando e cenando insieme al telegiornale. Ce li sparavamo tutti, dal notiziario di Telelibertà – il glorioso canale locale di Piacenza – alla mezz’ora di tg da rete ammiraglia e, non contenti, alla fine di tutto giravamo pure sulle news regionali, così non si beveva il caffè disinformati. La cosa divertente è che in cucina prendevamo il Tg Regione della Lombardia, mentre sulla tv del salotto si vedeva quello dell’Emilia Romagna. Insomma, continuo a non sentirmi a casa da nessuna parte, e temo dipenda un po’ anche dalla dissociazione dei tg regionali che mi ha afflitta dai cinque ai vent’anni.
Comunque.

Ad un certo punto, mi sono ritrovata in un’altra città, in un bilocale a livello giardino, da sola. La cosa bella di quel posto è che se lasciavi aperta la porta-finestra, entravano i gatti. Tu eri lì, che ti facevi i cavoli tuoi, pulivi finocchi, cercavi di capire fino a che punto potevi lasciar accumulare piatti in un lavandino grande come un foglio A4, insomma, vivevi come una persona in una casa, poi ti giravi e c’era un gatto seduto in mezzo alla stanza, compostissimo. Ho sempre incontrato gatti molto seri, gatti Clint Eastwood. La cosa brutta di quella casa è che c’era buio pesto e che al piano di sopra abitava una vecchia che amava allagare il bagno un mese sì e uno no. In queste occasioni, capitava che tu alzassi la tapparella trovandoti di fronte a una tintinnante tenda d’acqua o a un’impetuosa cascatella, tutte cose che non t’aspetti e nemmeno ti auguri. La reazione base era di riabbassare la tapparella, chiudere la finestra e fingere di non aver visto niente.
È un brutto sogno. Ci sono molti piani del reale, tu e la cascata d’acqua domestica siete su due piani differenti, piani che possono compenetrarsi solo nel vasto nulla della tua mente addormentata.
Ovviamente, non era vero un cazzo e toccava armarsi di bacinella e sacchetti di sabbia della protezione civile.
Una volta ero salita a vedere se la vecchia fosse affogata e in casa sua c’era la Nazionale Pompieri da Pubblicità di Biancheria Intima. Pompieroni seminudi, giuro, coi capelli bagnati e gli avambracci muscolosi, con tubi a tracolla, stivaloni e tutti i cliché immaginabili – tranne i gatti da far scendere dall’albero… I gatti del palazzo erano troppo pacati per rimanere su un albero come dei coglioni. Nell’entusiasmo iniziale, non mi ero nemmeno accorta che il parquet della vecchia era sollevato qua e là in piccole piramidi, come il plastico di una città Maya.
…ma perchè l’ho presa cosí larga?
Insomma, vivendo da sola e senza tv mi sentivo molto bene. E visto che non c’erano altre persone a tavola, non mi era richiesta un’arguta conversazione. A casa mia a tavola partivano domande Marzullesche tipo “ma tu… Cosa vuoi fare nella vita?” e anche “ma tu… Come ti vedi fra vent’anni?”.
Ubriaca in un fosso, mi vedo.
Senza dover fronteggiare domande surreal-esistenzialiste mentre mangi, ti si apre un mondo. Puoi leggere. In pace. I libri. È bellissimo. Soprattutto se mangiate piano. Davvero piano, nel mio caso. Non so perchè, ma ci metto un sacco a masticare, non mi sembra mai il momento giusto per deglutire, neanche avessi tre stomaci.
Va anche detto che se all’inizio mangiavo leggendo, adesso leggo mangiando.
È assolutamente diverso, il baricentro dell’azione si sposta tutto, producendo ondeggianti conseguenze, molto visibili.
Se leggi mangiando, ti ritrovi a fare cose bizzarre… Tanto per cominciare, scegli roba mangiabile con una mano sola, perchè l’altra ti serve a tener fermo il libro. E se devi tagliare qualcosa, tipo un pezzo di carne, taglierai tutto prima di iniziare a mangiare, perchè con tutti i pezzetti pronti puoi abbandonare il coltello e usare l’arto per girare le pagine. Poi ti succederanno cose buffe con le posate. Se a pranzo prendi l’insalata di riso o il cous-cous con nocciole e dadini di pollo, chiederai di essere equipaggiato di cucchiaio al posto della forchetta, perchè il margine di errore e rovesciamenti è minore. Con la forchetta è un casino, se mangi tutto storto senza guardare nel piatto perchè se no perdi la riga. Poi, ti piaceranno un casino i cibini già pensati per essere della misura giusta e già suddivisi in bocconi. I maki. I maki sono perfetti, soprattutto a livello di timing. Ci metti un po’ a masticarli, che non sono poi piccoli piccoli… Nel tempo di un maki io leggo due pagine non-stop, che è piacevossimo, perchè non devi continuamente cacciarti in bocca qualcosa, puoi stare lí e fare con comodo. E poi c’è il salmone. I granellini di sesamo. I chicchini di riso.
Certo, ci sono lati negativi. Diventi un misantropo da pausa pranzo. Capita che una cosa oggettivamente buonissima che stai mangiando ti sembri uno schifo perchè il libro non ti sta piacendo. Ed è molto molto meglio se usi una tovaglietta di plastica e non ti metti bottiglie d’olio o barattoli di stuzzichini vicino al gomito del braccio con posata…. Ma non siamo qui per fare una SWOT analysis sul leggere mangiando.
Una buona domanda è invece, cosa leggere mangiando? Con l’insalata di pasta, magari?
Senza averne in alcun modo l’autorevolezza, consiglio con veemenza e trasporto due Arcipelaghini. Sono due raccolte di racconti molto diverse… racconti secchi secchi che vanno tutti per conto loro – nei posti piú brutti e solitari che potete immaginare – per la Kristof, raccontoni interdipendenti di persone complicate che si incontrano a Manhattan e in qualche modo orbitano intorno a un insolito ed elegante palazzo d’appartamenti, per Schickler.
Belli, eh. Racconti belli, che salvano il genere. Come l’insalata di pasta ti salva quando non hai voglia di cucinare… cioè sempre.

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3 Risposte to “Libri e insalate di pasta”

  1. Andrea Broggi 5 luglio 2011 a 12:27 #

    Una scrittura liscia, se non ci fosse l’elogio dell’insalata di pasta che detesto, sarebbe stato perfetto! ^^

    A presto!
    A.

    • plexyglassprincess 5 luglio 2011 a 13:59 #

      L’insalata di pasta è ludica e antisbatti… Il che me la fa diventare simpatica, ma è perchè ho la percezione di cucina di un bambino di sette anni. Le mie patate fritte preferite sono quelle a forma di faccina, fai un po’.
      Menomale che ci ho infilato Agota Kristof…

  2. Geakaren 6 luglio 2011 a 18:25 #

    Io lo faccio sempre a pranzo, possibilmente seduta sul divano di vimini in terrazza con i piedi sul tavolino. Questa è vita!

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