Archive | luglio, 2011

Belati disperati

31 Lug

Da qualche parte, tra Torino e Piacenza:

MADRE – Dì ma oggi, mentre venivamo su, vicino ad Asti o una roba così, ho visto che c’era una capra, una povera capretta legata a un palo in mezzo a un campo, lì da sola. Ma senza nessuno intorno, sotto il sole, con la catena. Ma io non lo so.
TEGAMINI – Eh, ma è chiaro… stava aspettando il tirannosauro.
PADRE – ……………………………………………………… il tirannosauro!

Nessuno può mettere il babirussa in un angolo

28 Lug

Gli animali ti guardano.
Senza preavviso, senza motivo e sempre e comunque senza senso, torna l’acclamata rubrica di Tegamini dedicata ai più sconvolgenti fenomeni dell’etologia terrestre, perchè ci sono bestie che era meglio se evitavano di esserci… ma visto che ci sono, tanto vale prenderle in giro.

Oggi, ci occuperemo di una creatura che confligge col concetto stesso di realtà, una bestia anacronistica, di quelle che se si rompono non possono essere aggiustate perchè nessuno fabbrica più i pezzi di ricambio. Un animale intrappolato in un’eterna candid-camera, tra strane protuberanze, risate finte e una generale e persistente sensazione di scomodità.
Insomma, il costernato e discretissimo babirussa è tutto questo.
Ma ovviamente, non lo sa.

Continua a leggere

Il condominio del demonio

26 Lug

Una volta, il palazzo di Amore del Cuore aveva un citofono.
Una volta.
Perchè ora non c’è più. Si è dissolto, forse è stato divelto, o è caduto.
Insomma, temo proprio che non scopriremo mai la verità.  Quel che è certo, è che il citofono è scomparso, risucchiato dal mistero e dal dubbio.

In compenso, al posto del citofono è apparso un demonio-mignon.


Ma da dove viene.
E poi, che vuole?

Non ho autorità

25 Lug

Ore 09:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buongiorno signora Tegamini sono Priscilla dei supermercati Famila stiamo conducendo un’indagine di mercato sui soci di carta fedeltà posso farle qualche domanda grazie?
T – Salve. Guardi, sono al lavoro e non ho davvero tempo in questo momento, mi spiace.
PRISCILLA DEL FAMILA – macomesignoracivorràpochissimoèun’intervistarapidasolopochepochedomande…
T – Davvero, grazie mille ma non ho tempo in questo momento. Arrivederci.
PRISCILLA DEL FAMILA – …arrivederci.

***

Ore 18:00

TEGAMINI risponde a SCONOSCIUTO – …pronto?
SCONOSCIUTO – Pronto buonasera Francesca?
T – Si, buonasera. Chi parla?
SCONOSCIUTO – Sono Priscilla dei supermercati Famila mi puoi passare la tua mamma?
T – ….la mia mamma?
PRISCILLA DEL FAMILA – sì c’è?
T – …guardi Priscilla, la mia mamma è in un’altra città. In generale,  non augurerei a nessuno di farle dei sondaggi… non è saggio nemmeno avvicinarla, se è per quello. Quindi, grazie e buonasera.
TU-TU-TU-TUUUUU

***

Non so voi, ma spero che mi richiamino domani.

Diego De Silva, La donna di scorta

22 Lug

La vita con lei era stata un unico susseguirsi naturale e ordinato. Perfino il parto. Le vennero le doglie che era sola in casa, e se ne andò in ospedale senza dire niente a nessuno. Livio non fece in tempo ad arrivare che Martina era già nata.
– Perchè non mi hai chiamato, – le chiese appena lo fecero entrare.
– O ti chiamavo o facevo la bambina, – gli rispose lei.

Diego De Silva
La donna di scorta
Einaudi (ET Scrittori)

***

‘La granda in mezzo al pane’ mi coccola e sfama

22 Lug

Se fossi una mucca che si mangia, vorrei essere cucinata da quelli della Granda in mezzo al pane.
Perchè sì, farebbero di me un hamburger succulento e sbruffone e sarebbero capaci di mettermi in un bel sacchettone di carta con le patatine fritte, fatte con le patate vere. E poi, sarei una mucca in un panino che va a spasso con la birra Baladin artigianale, che è sempre un’ottima notizia. E non sto dicendo tutte queste carinerie perchè mi hanno invitata e coccolata l’altra sera, insieme a un adorabile gruppo di blogger torinesi ben più illustri di me (TorinoStyle, Tuzi Fashion Tips, Un tocco di zenzero e il prode Davide Licordari), ma perchè me n’ero accorta già in aprile, quando avevano aperto in piazza Solferino con la benedizione di Eataly. Insomma, ero già immersa nel sacchetto di carta fino ai gomiti in tempi non sospetti. Quella volta, avevo mangiato un Panciotto, l’hamburger con la pancettazza prelibata… questa volta, ho mangiato tutto: Giotto, Kebabun e Hot Dog, più un bue, un porcellino e un tirannosauro.
Avevo pure una limitata autonomia di masticazione, ma nulla è riuscito a fermarmi.
Insomma, fatevi un favore e nutritevi con un bel paninone con i super ingredienti. Fate del serio bene a voi stessi.
Fatto?
Bravissimi.
E ora, andate e moltiplicatevi.

Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere

20 Lug

Alle sette di sera, i poteri di Leviatan cambiarono in meglio. Superudito e vista a raggi X lasciarono il posto a volo e telecinesi, due classici poteri da ronda notturna.
Ci voleva, una ronda notturna sopra la città. Lo avrebbe aiutato a rilassarsi.
Con il calare della notte, allietato dai latrati del cane Paglia, Daniel lasciò la camicia a quadrettoni e jeans sulla sponda del letto. Indossò il costume. Cambiò faccia. Aprì il lucernaio sul soffitto.
E volò via.

Gianluca Morozzi
Colui che gli dei vogliono distruggere
TEA

***

Lo so. Dovrei spolverare le mensole. Mia madre – flagello dei mondi -, le avrebbe già spolverate da un pezzo. Avrebbe anche lavato i vetri e capito perchè tutte le volte che faccio la doccia si allaga un angolino del bagno. Uno e basta, pure un po’ lontano dalla vasca. Mia madre saprebbe sbrinare il frigo e, di certo, non accetterebbe mai di sconfiggere lo stropicciamento post-lavatrice col solo ausilio della forza di gravità sui panni stesi. Lei, che stira anche le mutande, che e mi tormenta per sapere se ho lavato il piumone dell’inverno e messo tutti i cappotti nei CELLOFAN.
La cruda verità è questa.
So a malapena fare la spesa e rimango sovente senza cartaigienica. A metà di un mobile IKEA mi accorgo sempre che c’è della roba al contrario, ma ormai ho perso una qualche vite fondamentale. I miei sughi per la pasta sono rudimentali e l’unica spezia che conosco è il pepe. Cerco di darmi un tono con la pasta integrale, ma poi non cucino perchè è sbatti… e comunque, chi me lo fa fare, ogni tanto mi ritrovo con dei buoni-pasto in più e finisce che li investo in chili di uramaki al salmone e sesamo, fingendo con la commessa che a mangiare siamo in due. Non ho ancora tinteggiato il bucato, ma è solo questione di tempo. Tutte le volte che tiro fuori i surgelati dal freezer, spacco in due la molletta chiudi-sacchetto. Ho un’idea molto vaga di come si quantifichi il riso da buttare in pentola. Compro la verdura, ma mi muore.
E le scarpe.
Le scarpe sono in ogni dove.

È un disastro conclamato.

Ma è molto bello abitare da soli.

Cormac McBirthday

20 Lug

Oggi è il compleanno di Cormac McCarthy e io, per fortuna, sono ancora indietro. Devo leggere la Trilogia della frontiera, vedermi Sunset Limited recitato da Samuel L. Jackson e Tommy Lee Jones, sedermi su una bella duna, mentre il mondo si sbriciola e diventa di cenere, magari con i piedi dentro a un paio di stivali seri. Rossi, se ci sono.
Probabilmente, dovrei spicciarmi a fare tutte queste cose… nel frattempo, però, è il caso di attaccare eventuali cavalli stanchi a qualche albero scheletrico in mezzo a desertoni gialli e fare gli auguri. Non ce lo vedo tanto, a saltellare con un cappellino di carta e cantare le canzoncine. Mi sembra più plausibile una serata a base di brodo di tartaruga. In ogni caso, è comunque una festa.

***

L’uomo si era portato dietro il libro del bambino, ma il bambino era troppo stanco per ascoltarlo leggere. Possiamo lasciare la lampada accesa finché non mi addormento?, disse. Sí. Certo che possiamo.

Prima di prendere sonno rimase sveglio a lungo. Dopo un po’ si girò a guardare l’uomo. Il suo volto rigato di nero dalla pioggia alla debole luce della lampada, come certi teatranti del vecchio mondo.
Ti posso chiedere una cosa?, disse.
Sí. Certo.
Noi moriremo?
Prima o poi sí. Ma non adesso.
E stiamo sempre andando a sud.
Sí.
Per stare piú caldi.
Sí.
Ok.
Ok cosa?
Niente. Cosí.
Adesso dormi.
Ok.
Ora spengo la lampada. Va bene?
Sí. Va bene.
E dopo un altro po’, nel buio: Ti posso chiedere una cosa?
Sí, certo che puoi.
Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter stare con me?
Sí. Per poter stare con te.
Ok.

Cormac McCarthy, La strada

***

Il giudice sedeva da solo nella cantina. Guardava anche lui la pioggia, con gli occhi piccoli nella grande faccia nuda. Si era riempito le tasche di dolcetti a testa di morto e se ne stava vicino alla porta e li offriva ai bambini che passavano sul marciapiede sotto il portico, ma i piccoli si allontanavano scartando come puledrini.

Cormac McCarthy, Meridiano di sangue

***

Suttree si alzò a sedere nella sua cuccetta e guardò fuori.
Vide una mano che sporgeva dal fiume ad aggrapparsi al ponte di casa sua. Rotolò giù dal letto e andò alla porta, girò l’angolo e rimase lì in mutande con gli occhi sul ratto di città.
Fico, eh?, disse Harrogate.
Sai nuotare?
Domani a quest’ora starai parlando con un uomo ricco.
O annegato. Dove diavolo hai trovato quell’affare?
L’ho costruito. Io e quel vecchio ubriacone di Harvey.
Cristo santo, disse Suttree.
Che te ne pare?
Mi pare che sei completamente fuori di testa.
Vuoi farti un giro?
No.
Eddài, ti porto io.
Gene, non salirei su quell’affare neanche sulla terraferma.

Cormac McCarthy, Suttree

***

Adorabili stranezze che dovreste comprarmi

19 Lug

Continua a leggere

Un’ora di ferie

19 Lug

Sto scoprendo cose mirabili. Tanto per cominciare, ho capito che non tutte le ferie sono uguali. Se prendi una o due ore di ferie, di solito è perchè devi vagare come una trottola, nel tentativo di sbrigare commissioni spiacevoli. Se invece prendi un giorno di ferie, le alternative sono almeno due: o ti serve per cazzeggiare – vedi sonnellino sull’amaca, drink con gli ombrellini e frisbee nel parco – o ti serve per risolvere una menata colossale che non sei riuscito a sbrogliare quando hai preso una sola ora di ferie. Possiamo quindi azzardarci a stabilire che le uniche ferie ragionevolmente al di sopra di ogni sospetto e libere dal male  sono quelle di due o più giorni.
Ecco.
Ieri, per esempio, ho preso un’ora di ferie. E perchè mai? Ho preso un’ora di ferie per farmi sradicare un dente del giudizio… quod erat demonstrandum.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: