Flannery O’Connor, Il cielo è dei violenti

17 Giu

Mentre Tarwater aggrediva la terra con la vanga la voce dell’estraneo si caricò d’una sorta di rabbia repressa e lui continuò a ripetere: tu devi seppellirlo, tutto e completamente, e quel maestro, invece, lo brucerebbe in un minuto.
Dopo un’ora e più che scavava, la fossa era arrivata a solo una trentina di centimetri, meno dello spessore del morto. Il ragazzo si sedette sull’orlo, per un po’. Il sole era come una furiosa vescica bianca nel cielo.

Flannery O’Connor, Il cielo è dei violenti – Letture, Einaudi

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