Archivio | giugno, 2011

Chicchirichì

28 Giu

Dopo aver visto queste scarpine, mi è quasi venuta voglia di riprodurmi.

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Chiavi di ricerca, volume quattro di millemila

23 Giu

Su Tegamini arriva gente che non ti aspetti. Arriva gente che cerca cose discutibili, si fa domandoni, pensa al peggio ed è assalita da dubbi di portata cosmica.
Con la consueta ammirazione per le associazioni di idee più spericolate, ecco le chiavi di ricerca della settimana. Come sempre, un sentito grazie agli anonimi benefattori che ci regalano, inconsapevoli, perle immortali.

Stavolta, si parlerà di cosa si mangia, di piastrine latitanti, di alani – paladini del buonsenso o protagonisti di metafore incomprensibili -, delle vostre padelle,  di come popolare i minibar e di sedicenti fashion blogger.

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Cosmopolis, Don DeLillo

21 Giu

Da lì sembravano vuoti. L’idea gli piaceva. Erano stati creati per essere gli ultimi oggetti alti, vuoti, progettati per accelerare il futuro. Erano la fine del mondo esterno. Non erano propriamente lì. Erano nel futuro, un tempo al di là della geografia e del denaro tangibile e della gente che lo ammucchiava e lo contava.

Don DeLillo, Cosmopolis
Einaudi, ET Scrittori

Chissà se Cronenberg e Robert Pattinson saranno in grado di procurare a Eric Packer il tanto sospirato taglio di capelli. Che poi, chissà se se li taglia, i benedetti capelli. Qua, da pag.33, è un po’ difficile dirlo.

Qui, solo open-space

21 Giu

Sembra facile… ma non lo è.

Flannery O’Connor, Il cielo è dei violenti

17 Giu

Mentre Tarwater aggrediva la terra con la vanga la voce dell’estraneo si caricò d’una sorta di rabbia repressa e lui continuò a ripetere: tu devi seppellirlo, tutto e completamente, e quel maestro, invece, lo brucerebbe in un minuto.
Dopo un’ora e più che scavava, la fossa era arrivata a solo una trentina di centimetri, meno dello spessore del morto. Il ragazzo si sedette sull’orlo, per un po’. Il sole era come una furiosa vescica bianca nel cielo.

Flannery O’Connor, Il cielo è dei violenti – Letture, Einaudi

***

Malsane iniziative materne

16 Giu

PADRE (colui che insegnò lo zen a tutti i maestri zen e li fece partecipi dell’arte di applaudire con una sola mano) – …ah, poi ti devo dire una cosa…
TEGAMINI – Ussignùr, cos’è successo?
P – È tua madre…
T – Cos’ha fatto?
P – …non è che hai un lettore mp3 vecchio, da qualche parte? Ma anche di quelli scassati.
T – Ma no, papà. Ne avevo uno, ma ce l’ha l’unico ex-fidanzato che non mi parla più.
P – Ah… ma quale?
T – Ma chissenefrega papà! A che ti serve?
P – Tua madre adesso canta.
T – …eh?
P – Canta. Canta in un coro.
T – Oh cazzo… si è rincoglionita.
P – Sai il fratello del mio anestesista? Ecco, lui ti ricordi che suona l’organo ed era maestro di conservatorio, no?
T – Papà, può esserci anche Bach che le suona il cembalo, ma si parla della mamma, quella strana signora bionda che quando canta in chiesa mette in fuga le vecchiette. E sono sorde, le vecchiette.
P – Lo so, lo so. Le devo stampare gli spartiti. E le hanno dato dei cd, che deve ascoltare, così impara la parte.
T – Non dirmi che canta in casa, fa gli esercizi e quelle robe lì.
P – Purtroppo.
T – Canta in casa.
P – È per quello che le serviva il lettore mp3, così si sentiva bene le cose… ma poi si diverte, dai.
T – Ma dove l’hanno messa a cantare?
P – Eh?
T – Che fa? Soprano, mezzosoprano…
P – Contralto.
T – …beh dai, ci hanno anche imbroccato.
P – Credo che alla fine bisognerà andare al saggio. E ascoltami bene: io, da solo, non ci vado.
T – …
P – Oh, sei ancora lì?
T – Passami tua moglie.
P – Eh non può, siamo sul terrazzo che guardiamo l’eclissi di luna e sta mangiando le vissole.
T – Te l’avevo detto, da quant’è che te lo ripeto… dovevi comprarle un gatto.
P – …hai ragione.

Chiavi di ricerca, volume tre (di millemila)

15 Giu

È con gioia inebriante che resuscito la rubrica Chi trova un Tegamini, trova un tesoro, al grido di “cosa mai avrà voluto dire”. Per riprendere un po’ il passo, limitiamoci alle chiavi di ricerca degli ultimi sette giorni, che molte soddisfazioni ci daranno. Come sempre, grazie, sconosciuti navigatori. Grazie, per la vostra infinita inopportunità.

A questo giro si parlerà di concetti impervi alla mente umana, cadaveri, piccioni schifosi, divinità, disperate somiglianze, ipnosi, tubature otturate e della minzione del gabbiano.
Cose sublimi.

Quindi. Che cosa ha cercato la gente per approdare su Tegamini?

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L’alano

13 Giu

Per quel che ne so, potrebbe essere successo davvero.

C’era una ragazza in vacanza studio in Inghilterra.
Visto che voleva far finta di essere partita per imparare la lingua, non aveva scelto il college, ma era andata in famiglia, in casa di quella tipologia di persone ospitali che ti conoscono da mezz’ora ma già ti obbligano a chiamarli mamma e papà e hanno il soggiorno pieno di foto degli studenti delle estati prima, con le cornici lucide e i centrini sotto.  La ragazza era finita proprio da una di queste coppie di marzapane, in una casa alta e stretta, incastrata in mezzo a delle altre case alte e strette, con un micro-giardinetto davanti e il cancello di legno mezzo scrostato e un po’ cigolante che si apre diretto sul marciapiede di una via tranquilla. Alla ragazza avevano dato la camera all’ultimo piano, sotto il tetto, una stanza che faceva simpatia e coccole, anche se era più piccola di qualsiasi cesso del mondo occidentale. Tutta la casa era un po’ così, con tantissime seggiole scompagnate, vasetti di ceramica pieni di carte di caramelle e quadri fitti fitti, come una seconda tappezzeria.
Strano ma vero, in questo regno del soprammobile si aggirava un alano.
L’alano Winston.
Una poderosa bestia alta un metro e mezzo, con delle zampe grandi come il cranio di uno scolaretto delle elementari.

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La follia della donna

12 Giu

La follia della donna,
Quel bisogno di scarpe,
Che non vuole sentire ragioni.
Cosa sono i milioni, quando in cambio ti danno…. Le scarpe.

Ecco, appunto.

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Per chi volesse capire con chi prendersela, sono pacati sandali Irregular Choice. Di sedici colori. Con la zeppa. A fantasia da grembiulino per mondine. Con il plantare a pois. Adornati da immani fiori preistorici.
Di buono c’è che Chiara Ferragni non se li metterebbe mai. Credo li abbia disegnati qualcuno che da anni combatte con una forma particolarmente invalidante di schizofrenia paranoide. Di buono c’è anche che sono in grado di portali a spasso con la baldanza della miglior Björk… E certo, sto parlando di quando indossó un cigno a Cannes.
Quindi, Chiara Ferragni, vai un po’ dove meriti d’andare.
Diventeró una fashion blogger spostata.

Il dilemma del minibar

11 Giu

Se vai al bar e chiedi una birra in bottiglia, la pagherai un casino piú cara rispetto alla medesima birra comprata al supermercato. Se poi apri il minibar della tua sontuosa camera d’albergo, la solita bottiglia ti costerà ancora e ancora di piú, diciamo quanto un cucciolo di koala di contrabbando, col pelo ancora un po’ appiccicato d’eucalipto. Il fenomeno sarebbe facilmente spiegabile facendo appello alle piú elementari teorie economiche, ma non sarebbe per nulla divertente. Quello che si potrebbe invece dire è qualcosa tipo “piú piccolo è il bar, piú la birra è cara”. È un problema di contenitore.
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