Chiavi di ricerca, volume due di speriamo mille

8 Feb

A Milano, davanti al teatro Carcano ho visto cadere un cavallo in curva.
Così, ci tenevo a dirlo, tanto per entrare nel clima di insensatezza di una nuova e sempre avvincente puntata di Chi trova un Tegamini, trova un tesoro. Grazie, sconosciuti navigatori. Grazie, per queste impagabili associazioni d’idee e malsane curiosità.

E ora, parliamone. Che ha cercato la gente per arrivare su Tegamini?

Il Teorema di Barney
E la Versione di Pitagora… o che ne so, la Versione di Weierstrass.
In ogni caso, mi sono appena tornati in mente tutti i terrori delle interrogazioni di matematica. Scene scabrose, mani che sudano e prolungate quanto infruttuose soste alla lavagna. Visto che eravamo tutti dei poveracci, ci si cronometrava l’interrogazione a vicenda e si finiva in una gloriosa classifica quadrimestrale. Non si vinceva un cavolo e, in ogni caso, ero di un’ignoranza numerica solo mediocre. Finivo più o meno quinta, tra gli svogliati e quelli che facevano apposta ma in realtà non erano poi così scarsi.
Io no. Io non scherzavo affatto. E non ero nemmeno una pippa di quelle divertenti. C’erano dei miei amici che andavano là belli baldanzosi, con le scarpe slacciate e la classe che si metteva comoda, con le patatine e la Fanta. Questi nemici della matematica – gente in grado di dire che il risultato di qualcosa era “SVARIATE MIGLIAIA” – si piazzavano a gambe larghe tra il cestino della spazzatura e la cattedra e sparavano stronzate con grassa soddisfazione. Degli eroi. Tornavano a posto con un glorioso 3, tra gli applausi della folla.
Io no. Io non ero lontanamente in grado di intrattenere il pubblico, sembravo il clichè del pagliaccio triste, un agnello pasquale. Spezzavo il cuore, col mio gessetto smozzicato e l’eterna illusione di riuscire a scomporre qualcosa con Ruffini.
Ruffini era un sadico.
Ruffini è l’unico metodo che dovrebbe sgravarti di ogni problema e afflizione ma che non riesce mai.
Ruffini me la pagherà. Giuro sulla mia anima immortale.

Mano che strizza olive
Perchè in effetti esiste, un’etichetta dell’olio con una mano che spreme gioiosamente un mucchietto di olive. C’è. E però non mi viene in mente la marca. Sarà che io uso l’olio extravergine dei poveracci, quello con la bottiglia trasparentissima che lascia filtrare la luce… cosa che ho scoperto essere molto sbagliata, addirittura distruttiva per le superbe proprietà organolettiche del prezioso liquido. Insomma, che qualcuno mi salvi da questa pericolosa deriva e venga a spremermi l’olio a mani nude.

Foca unicorno
Prosegue la saga degli ibridi dell’universo zoologico, vera fissa – a quanto pare – del navigatore medio. Dopo il cane-unicorno, anche la foca viene condannata a questo immotivato supplizio. Proprio la foca, così fantastica nella sua smodata grassezza, così chiaramente inadatta a ospitare sul proprio cranio una roba accuminata come un corno. E che è, diciamo basta alla proliferazione di queste pericolose e inopportune escrescenze!

Immagini da disegnare di pecore
Artisti insonni?
Gente con la vocazione della pastorizia d’altura senza la concreta possibilità d’esprimersi?
Bah.
Anzi, beeeeh.
…che battutaccia.

Voglio un appartamento da 80 metri quadri a Nizza in Francia
E a chi non piacerebbe.

Disegno foca con orecchie
La foca è la vera ossessione dell’utente internet. In senso figurato, la foca è anche una delle grandi fisse dell’uomo, ma non inoltriamoci in territori pericolosi. Il fatto è che la foca non ha le orecchie. O almeno, le orecchie ci sono, ma non si vedono, non spuntano baldanzose dai fochiformi crani. Perchè la foca è imballata sulla terra ferma, ma quando è in acqua deve poter saettare come un siluro… e le orecchie sarebbero un’handicap areodinamico. Avete mai visto un pesce con le orecchie? O un grande mammifero marino con le orecchie? Ecco, appunto. Quindi no, non disegneremo le orecchie alla foca.

Racconti feticismo piedi
Magari con concubine imperiali coi piedini fasciati, seta, ventagli e dragoni.

Come fare i dischetti di torba
La vera domanda non è come fare i dischetti di torba, ma perchè. A che serve? Ma anche, cos’è, esattamente, la torba? La torba ha completamente rovinato la mia opinione dell’Irlanda.
Tu vai in un paese, convinto che sia tutto Guinness e pentole d’oro alla fine di arcobaleni cavalcati da rubizzi gnomini verdi e invece che trovi? Prati, patate e torba.
L’invadenza delle patate è spaventosa. Non solo le mangi a qualsiasi ora del giorno, ma credo che perfino la carta igienica sia fatta di patate. O di fecola di patate, quasiasi cosa sia, la benedetta fecola. Ma è la torba a turbarmi davvero.
Un bel giorno mi ritrovai in gita alla volta di un torbiera. Non mi aspettavo certo di finire a Las Vegas, ma la mestizia di una torbiera irlandese è quasi impossibile da descrivere. Perchè in una torbiera non c’é niente, e quel poco che sfugge alla piattezza del nulla è marrone. Di quel marrone cupo, da albero sepolto per secoli in una tomba di umidità fetente. Che poi è proprio quello che è. Un pezzo di torba è un albero sommerso dalla noia di anni e anni di oscurità fangosa e molliccia. Insomma, arrivati alla torbiera ci caricarono su un trenino – da quelli di paese di mare, su cui si sale tutti almeno una volta nella vita, per poi scendere, cercare di dimenticare  che sia mai successo e deridere quelli che ci vanno su dopo – e si passó un pomeriggio a sferragliare per uno sterminato deserto simil-nucleare, un posto che perfino le cornacchie mannare avevano scelto di ignorare, una cosa macabra, da Palude della Tristezza della Storia Infinita, un orrore nebbioso senza fine. Non un’anima, non un animale. Non un colore. Torba a perdita d’occhio. Alla fine del tour ero in lacrime.

Piedi giganti con ugg
È inevitabile. Gli Ugg renderebbero tozza anche una giraffa, figurati gli arti inferiori di un essere umano medio. E in effetti sì, ingigantiscono anche i piedi, producendo quel SECSIssimo effetto-Frankenstein tanto ambito dalle fashion-blogger di ogni latitudine. Che poi, facciamoci caso. La maggioranza di vittime da Ugg sono ragazze già penalizzate dalla natura. È molto più frequente vedere un paio di Ugg ai piedi di tizie un po’ tabbozze e bombate, piuttosto che alle estremità di ragazze gazzelliformi. Posso capire che la tabbozza dica “insomma, già sembro uno scaldabagno, che sarà mai, se mi metto gli Ugg sembro sempre uno scaldabagno ma almeno ho i piedi caldi e comodi”, lo posso anche capire. Capisco, ma non condivido… perchè per progredire, l’umanità ha bisogno di gente che si vuole bene.

Per capire davvero non devi mirare all’assoluto, ma alle categorie
Una frase perfetta per rimorchiare.

Redditività allevamenti alpaca
Qualcuno crede nel sogno. Là fuori, qualcuno crede nella sostenibilitá di una vita basata sull’allevamento dell’animale più meritevole d’amore del creato. Perchè l’alpaca può trasformare le più sfrenate fantasie in realtà granitiche. Vi esorto dunque a uscire di casa, a trovare declivio erboso, a costruirci intorno un recinto e a riempire il recinto di alpaca ben pasciuti e a incitarli a riprodursi forsennatamente, giorno e notte. Non solo li potrete mungere e tosare e ammirare senza sosta per l’intrinseca perfezione del loro aspetto, ma potrete anche essere i primi tra i vostri amici a poter dire di fare un lavoro bello, che vi soddisfa e gonfia il cuore di pace.

Opterodattilo
I dinosauri diventano partenopei. Sulle pendici del Vesuvio verrà presto riportato alla luce il primo scheletro di pterodattilo scugnizzo: ueeeeeeeeeé o’pterodattilo!

Gli alpaca si cavalcano
Succede, nel Mulino che vorrei.

***

E la perla finale.
Non ha bisogno di commenti, ne deturperemmo la sintetica magnificenza:

Hanno derubato il cadavere di Mike

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5 Risposte to “Chiavi di ricerca, volume due di speriamo mille”

  1. davide licordari 10 febbraio 2011 a 16:56 #

    che donna, crescentini, che donna immarcescibile. imprescindibile. immane.

  2. Undrea 11 febbraio 2011 a 10:08 #

    Considerazione uno: non ricordo il primo inciampo su tega-mini ma ricordo che mi hanno detto “leggi sta roba fa sputtanare”. Ricordo anche che poi ho perso il link e per ritrovarlo ho cercato “tegamini”, “tegamoni” tegami vari e praticamente tutta la batteria di pentole di mondialcasa finché alla finfìne… non mi hanno ripassato il link che poi ho salvato tra i preferiti.

    Considerazione due: da quando ho salvato tegamini tra i preferiti la frequenza delle pubblicazioni si è ridotta del 90%

    Fatto: una segretaria e un manager sono entrati in stanza proprio quando ero tra “scaldabagno” e “piedi comodi” trovandomi un sorriso da ebete e palesemente non lavorante. È anche colpa tua.

    • plexyglassprincess 11 febbraio 2011 a 11:59 #

      Ci tengo moltissimo a precisare che non sono Mastrota, perchè se lo fossi, la frequenza dei post sarebbe a +90% invece che a -90%. A mia discolpa, dirò qualcosa come “sono in crisi creativa”… ma la verità è che lavoro troppo alacremente e se non sono al lavoro sono a bere… e la cosa porta via tempo. Ma ora che sono stata pubblicamente sgridata, prometto che farò del mio meglio per scrivere più Tegaminate… magari mentre bevo.

      • Undrea 11 febbraio 2011 a 16:59 #

        Ma-no, io non redarguisco nessuno (che bello, volevo usare “redarguire” dalla terza media) meno che mai pubblicamente. Era più un “legge-di-MARFI-dei-preferiti”.
        Poi esagerando coi post magari qualcuno oltre ai tegami ti viene a chiedere la bicicletta con cambio shimano o la coperta di lana (d’alpaca?) a scelta

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