Il piumone ti salverà dai bombardamenti

14 Dic

Dopo un weekend in terra natia, torno tipicamente a Torino con la valgia piena di cibi costosi, vedi tonno Consorcio, salmone affumicato, vitelli brasati e vaschette di culatello. Ieri sera, approfittando dell’improvvisa abbondanza, ho mangiato ben un etto del prezioso salume (controvalore €8,46), decisione che ha irrimediabilmente funestato i miei sogni, credo a causa delle difficoltà nel digerire qualcosa che non abbia prima fatto quattro salti in padella. Il prodotto di tutte queste agitazioni onirico-gastriche – ohibò, disse lo stomaco, cos’è questa roba inestimabile, non so come gestirla! –  è stato un incrocio tra la Dresda massacrata di Mattatoio n.5, l’inizio di Reign of fire – quando scoprono i draghi nella metropolitana di Londra -, Cloverfield e una sessione di nascondino particolarmente ingegnosa. Guest star, un mio collega.

È successo così.
Mi trovo in una specie di negozio e ho la sensazione di essere a New York. Mentre tento di buttare via i miei soldi come una persona normale, iniziano subdolamente a propagarsi dei rumori sinistri, come degli schianti prolungati. Per capirci, una roba simile ai passi di un t-rex che si avvicina… o anche alla colonna sonora di Inception.  Lì per lì, nessuno ci fa caso. Tutti continuano ad occuparsi dei cavoli propri, ad andare avanti e indietro con sacchetti, bicchieroni di caffè, bambini… ma il rumore è sempre più forte e sempre più invadente. Quando il frastuono diventa impossibile da ignorare, tutti ci giriamo verso le vetrine e vediamo queste palle di fuoco che precipitano dal cielo, sempre più fitte, sempre più cattive. Ora, sembrano dei meteoriti, ma ci sono delle cose che semplicemente si sanno, quando si sogna, e in questo sogno, so che non sono meteoriti, ma sono bombe. Non essendo mai stata sotto un bombardamento, non so che devo fare. Mi convinco che la cosa più indicata sia mettermi a correre per la strada, in mezzo a questa pioggia di sfere fiammeggianti grosse come Smart che si schiantano da tutte le parti. Corro tantissimo – e non mi stanco -, ma tutto inizia ad essere invaso da muri di fuoco, volute di fuoco che mi bruciacchiano i capelli e mi inseguono, mietendo vittime, sciogliendo passanti e semafori, facendo esplodere i vetri. Fuggendo, arrivo a un bosco. In questo bosco c’è parecchia gente che puzza di pollo arrosto, so che sono adulti, ma sono tutti alti come bambini. L’unico alto è il mio collega, che trascina per mano suo figlio, saltellando nervosamente in una zona poco riparata. Io, invece, mi ritrovo su una specie di casa sull’albero, con le fiamme che infuriano tutt’intorno e la vegetazione che rimane di un verde brillante nonostante sia lì lì per essere incenerita. Non so per quale motivo, ma so che il piumone a fiori che mi sono tirata in testa mi salverà e così osservo, incolume e stranamente serafica, la staffilata incandescente che spazza via dal mezzo del prato il mio collega e suo figlio, di cui non rimangono nemmeno gli atomi.

That’s it.
E voglio anche bene, al mio collega.

Sarò grata a chiunque si cimenterà nell’esegesi di questo delirio da culatello.

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