Archive | novembre, 2010

MapCrunch of the day: Viggianello

26 Nov

Sull’onda del salutare nonsense, proseguiamo nella nostra visita del pianeta in modalità teletrasporto-casuale, con uno scorcio – elargito come al solito dall’imprevedibile MapCrunch – della ridente Basilicata. La strada serpeggiante in questione, serpeggia e si inerpica per il paese di Viggianello, che così a vedersi, potrebbe serenamente trovarsi in Scozia. La cosa davvero gustosa di questa immagine, in realtà, è la presenza diffusa sull’asfalto di squaraus di vacca o altro grande mammifero ruminante.

Mandarini sciolti

25 Nov

Per la prima volta nella vita, mi sono imbattuta nella classica buccia di banana dei cartoni animati, quella abbandonata nel mezzo del marciapiede, pronta per essere pestata. Credevo che bucce di banana del genere fossero solo un mito ed ero lì lì per scivolarci sopra di proposito, per verificarne l’effettivo potere di demolire l’equilibrio dell’ignaro passante… perchè se uno pesta una buccia di banana nei cartoni, l’effetto è uguale a quello che si potrebbe ottenere prendendo la rincorsa e saltando sulla coda di uno skateboard.

Torino è sorvolata da stormi di gabbiani. Gabbiani alpini, probabilmente.

La voglia di fare pipì durante una riunione è direttamente proporzionale al numero degli argomenti che il tuo capo deve ancora sviscerare.

Non c’è niente in grado di confondere un vecchietto come una scarpa seminuova abbandonata in mezzo al marciapiede. Una sola.

Non sopporto la frutta fredda. Non si può mangiare un mandarino che ti ha atteso per due giorni nel frigorifero. Morsicare forte una conduttura di ghisa gelata mi pare più allettante. Comunque, se non vi piace la frutta fredda, mettetela un po’ a scaldare sul calorifero… ma solo se avete buona memoria.

MapCrunch of the day: Saint-Liboire!

24 Nov

MapCrunch ti porta a caso in un punto imprecisato del globo, a livello strada. Visto che non ha alcun senso, trovo sia un’idea brillante.
Per esempio, non avevo mai visto Saint-Liboire, nel ridente Quebec canadese.
Una vita vuota e sterile, quella di chi non ha mai posato lo sguardo su Saint-Liboire. Un luogo estremamente ameno, ridente, un paradiso per gli amanti del giardinaggio, dove credo esistano stage presso i più rinomati giardinieri, che non sono più tizi arcigni con le unghie sporche di terra, che appestano l’atmosfera con i gas mefitici dei loro furgoncini diesel pieni di bozzi e foglie secche, ma individui nobili, dal profilo aquilino, che non credono nella meccanizzazione e tagliano un filo d’erba alla volta, con forbicine da parrucchiere, freschi e belli nei loro completi da golf.

Freedom (Jonathan Franzen)

23 Nov

Franzen perde gli occhiali. Franzen non è più afflitto dalla scomunica di Oprah. Franzen finisce sulla copertina del Time (in modalità “ritratto pittorico riservato ai grandi della letteratura di ogni tempo”). Franzen si inalbera perchè in Inghilterra hanno stampato la bozza invece della versione definitiva. Franzen scrive il romanzo americano del secolo. Franzen è così figo che Obama non solo non si preoccupa dell’agghiacciante abbigliamento delle figlie, ma semplicemente non può aspettare, entra in una libreria di Long Island ed estorce una copia staffetta.

Insomma, di tutto questo Franzen-strombettio potremmo quasi legittimamente averne abbastanza. Dopo trenta pagine di Freedom, però, temo di dover ammettere che oltre al fumo, c’è anche l’arrosto. E anche più arrosto, rispetto alle Correzioni. C’è un intero bufalo arrostito, che muggisce forte.

Atti innaturali, pratiche innominabili (Donald Barthelme)

22 Nov

Inoltre, c’è da notare che il numero di quelli, adulti e bambini, che approfittarono delle opportunità descritte non fu poi così massiccio come avrebbe potuto essere: fu rilevata una certa riluttanza, una certa diffidenza verso il pallone. Ci fu perfino una qualche ostilità.

Donald Barthelme
Il pallone (David Foster Wallace aveva ragione, è un racconto meraviglioso)
Atti innaturali, pratiche innominabili
minumum classics – minimum fax

Il sempre frainteso narvalo

21 Nov

Dopo il glorioso debutto in sella al morbido alpaca sputacchione, nell’attesissima seconda puntata della rubrica “Gli animali ti guardano” ci occuperemo – con la consueta perizia e accuratezza etologica – dell’elusivo e voluminoso narvalo… una bestia che, al contrario dell’unicorno, non ha avuto la buona creanza di rimanere entro i confini della mitologia.

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Friday Reads, con la Vipera Incredibilmente Letale

19 Nov

C’è un’altra storia sui lupi che qualcuno vi avrà probabilmente letto e che è altrettanto assurda. Parlo della storia di Cappuccetto Rosso, una ragazzina insopportabile che, come il Ragazzo che gridava Al Lupo, si ostinava a invadere i territori di animali pericolosi. Ricorderete che il lupo, dopo essere stato trattato molto scortesemente da Cappuccetto Rosso, mangiò la nonna e si travestì con i suoi abiti. Questo è l’aspetto più ridicolo della storia, perchè chiunque penserebbe che anche una ragazzina dura di comprendonio come Cappuccetto Rosso saprebbe distinguere all’istante sua nonna da un lupo in camicia da notte e pantofole di pizzo.

Lemony Snicket
Una serie di sfortunati eventi
2. La stanza delle serpi
Salani

E voi, cosa state leggendo?

Comprami, fallo per il tuo deretano

18 Nov

Non bisognerebbe considerare la spesa al supermercato come un’attività tediosa, intricata e stancante. Fare la spesa può essere avvincente, soprattutto quando ci si imbatte in perle immortali tipo la carta igienica COMPRAMI.
Nuove mirabolanti frontiere del packaging, a uso e consumo dei nostri baldi deretani.

Aldo Nove, La vita oscena

16 Nov

Superwoobinda non mi aveva fatto schifo, di più. L’immondezza estrema di Superwoobinda non risiedeva nel fatto di essere un libro senza senso, o scritto male, o privo di un filo conduttore o di un messaggio. Anzi. Superwoobinda è orrendo e fastidioso proprio perchè è anche troppo chiaro e comprensibile e potrebbe parlare di te come del tuo vicino di casa o del pazzo del palazzo, quello che ha sempre un odore strano, che incontri a orari inconsulti che sale furtivo le scale, con una scarpa slacciata e il maglione mezzo fuori dai calzoni. Credo che se il senso di un libro del genere riesce ad arrivare al lettore, sia quasi inevitabile che susciti repulsione. Perchè per fare schifo, fa schifo. Proprio una stomachevolezza di una certa importanza e quando è finito ti trovi a pensare, cavolo, per fortuna era corto. Insomma, interessante e illuminante, ma spiacevole.
Ecco, La vita oscena no.

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Lo zen della cotoletta

15 Nov

La cotoletta alla milanese mi affascina. E non solo perchè è buona. La cotoletta va oltre la bontà, è addirittura interessante. Credo che la cotoletta abbia dei poteri. Solo per fare un esempio, la cotoletta è in grado di trasformare un animale ridicolo e fastidioso come il tacchino – una bestia che non vede l’ovvia realtà, che si piace a tal punto da non accorgersi di somigliare all’incrocio tra una palla medica da sette chili e un capo indiano – in qualcosa che non solo è saporito, ma addirittura simpatico, croccante  e amico di una vastità di contorni, più di quanti mai ne saprò cucinare nella vita.
Parlo di cotolette di tacchino perchè quelle di vitello/mucca/bue o quelle con spezie, formaggi e altri agenti che contaminano superfluamente la perfezione mi insospettiscono. Le cotolette complesse sono troppo sicure di sè, con tutti quegli aromi e plug-in o nella loro tracotanza da pezzo di carne non bianca. Nella mia cotoletta non servono aggiunte di prosciutto e formaggio, nè di erbacce, spinaci e vari altri licheni. Se volevo mangiare qualcosa di complicato e inutilmente pretenzioso, mangiavo un tacchino vivo.

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