Continuavano la vita caotica: corrispondeva alla loro inclinazione naturale. In un mondo pieno di imperfezioni, non era, se ne rendevano bene conto, la più imperfetta. Vivevano alla giornata, spendevano senza badarci, spendevano in sei ore quel che avevano guadagnato i tre giorni; spesso si facevano prestare denaro; mangiavano infami patate fritte, fumavano insieme la loro ultima sigaretta, a volte cercavano per due ore un biglietto di métro, portavano camicie sformate, ascoltavano dischi logori, viaggiavano in autostop, e rimanevano, ancora abbastanza spesso, cinque o sei settimane senza cambiare le lenziola. Erano piuttosto inclini a pensare che, tutto sommato, una vita del genere avesse il suo fascino.
Georges Perec
Le cose. Una storia degli anni Sessanta
Einaudi
(Letture)
***
Vorrei anche dire che in treno c’è del rumore. Il rumore dei bambini.
AMORE DEL CUORE – Eh figurati, c’è un bambino che piange. Coniglietto*!
* per convenzione, le imprecazioni blasfeme vengono riportate con l’ausilio dell’innocua parola CONIGLIETTO.
TEGAMINI – …siamo quasi arrivati, possiamo farcela.
ADC – Possiamo farcela un corno.
T – …massì dai, alla fine è la prima volta che piange, in questo viaggio.
ADC – Ho capito, ma nemmeno tu o io abbiamo mai pianto, in questo viaggio, e nessuno ci è venuto a dire che siamo stati bravi.







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