Visto che sono in ritardo su un’inesistente tabella di marcia e che il vincitore sarà proclamato solo a notte inoltrata – come nella migliore tradizione sanremese -, c’è tempo per un benvenutissimo Tegamino ritardatario.
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LACRITICA
from http://twitter.com/lacritica
e che ci dice?
Da bambina volevo fare la veterinaria. Ho cominciato a studiare il grande libro dei gatti imparandone, come Rain Man, tutte le caratteristiche.
Tra quei gatti pretenziosi, l’unico davvero snob è il gatto sfinge. Doveva essere annoverato nella zoologia tegamina.
All’inizio sospettavo fosse un po’ sfigato. Ha quell’espressione lì perché ha freddo, pensavo. Invece adesso so: “è l’unico gatto che suda”.
Non posso che metterlo nel tegamino! Uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino ed è fatta.
Quando ero piccola, un gatto-sfinge mi ha preso la mano.
MADRE mi aveva portata a una di quelle tristissime esposizioni feline, con tutti i gatti nelle gabbie, pettinati e spazzolati come degli attempati gigolò, ricoperti di coccarde e sovranamente esasperati da tutto quel trambusto. Bene. Mi ero fermata davanti alla gabbia del gatto-sfinge e lo osservavo con grande curiosità. Non l’avevo mai visto un gatto glabro. Doveva avere un freddo esagerato, perchè era appallottolato in un angolo e tremava un po’, ma mi aveva vista bene. Anche a lui dovevo sembrare stramba, perchè mi guardava con quella serietà pietrificante che hanno i bambini molto intelligenti o i quadrupedi totalmente cretini. Ad un certo punto si è alzato, è venuto verso le sbarre della gabbia, ha tirato fuori una zampa e l’ha appoggiata sulla mia mano.
Il gatto-sfinge è sicuramente un bambino molto intelligente.







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