visto che il redirect di WordPress costa 12 dollari l’anno e che non ho ancora capito se ci sia un modo più intelligente per informarvi di questa cosa, ecco un post utile… anche se non tanto dilettevole. Tegamini migra su TEGAMINI.IT, dove l’erba è più verde e gli alpaca sono più poffosi.
Vogliatemi bene, anche nei posti nuovi.
And La Doll had a vision: broad, translucent trays of oil and water suspended beneath small brightly colored spotlights whose heat would make the opposing liquids twist and bubble and swirl. She’d imagined people craning their necks to look up, spellbound by the shifting liquid shapes. And they did look up. They marveled at the lit trays; La Doll saw them do it from a small booth she’d had constructed high up and to one side so she could view the panorama of her achievement. From there, she was the first to notive, as midnight approached, that something was awry with the translucent trays that held the water and the oil: they were sagging a little – were there? They were slumping like sacks from their chains and melting, in other words. And then they began to collapse, flop and drape and fall away, sending scalding oil onto the heads of every glamorous person in the country and some other countries, too.
Da piccola mi leggevano racconti edificanti. Uno dei preferiti di MADRE era quello di San Francesco che va a Gubbio per ingiungere al lupo locale di redimersi e diventare un grosso cagnone domestico. Il titolo era ben poco evocativo – San Francesco e il lupo di Gubbio – e mi riempiva d’indignazione. Che c’entrava San Francesco in tutta quella storia? Perchè mai doveva andare dal lupo di Gubbio e dirgli quel che doveva fare? Non ce l’aveva già un padrone? Non poteva pensarci Gubbio, a educare il suo benedetto lupo? Che aveva di meglio San Francesco, i superpoteri? Per anni ho cercato d’immaginare che tipo fosse Gubbio, che lavoro facesse e cosa l’avesse spinto a farsi carico di una bestia selvaggia e pericolosa, una creatura che mangiava i ragazzini e poteva essere blandita solo dai santi. Una vita infame, povero Gubbio. E adesso non è che gli vada meglio.
MADRE – La parrocchia si è messa a mandarmi i volantini dei viaggi, come ai rincoglioniti.
TEGAMINI – Che emozione, i viaggi dei vecchi!
MADRE – Lascia perdere, senti qua che roba. Viaggio di primavera a Gubbio, città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Cristo santo!
MADRE – E sul foglio c’è la foto della città con di fianco Don Matteo che va in bicicletta, con la tonaca che sventola.
TEGAMINI – In discesa, scommetto. Don Matteo non ha mai fatto una salita.
MADRE – Certo, va in discesa. Ma ti sembra? Città d’arte, del lupo e di Don Matteo.
TEGAMINI – Eh, è imbarazzante, hai ragione.
MADRE – Ma con tutte le cose belle che ci sono a Gubbio, che bisogno c’era di tirare a mano Don Babbeo?
TEGAMINI – …eh, sarà per le pecorine del Signore.
MADRE – …ma Francesca!
“Don’t you like it here? This is my place and everything is on our side. Once,” she said, “I used to sleep with a piece of wood by my side so that I could defend myself if I were attacked. That’s how afraid I was.”
“Afraid of what?”
She shook her head. “Of nothing, of everything.”
Jean Rhys Wide Sargasso Sea Penguin Modern Classics
Il duemilaundici è stato un anno ricco di soddisfazioni, soverchianti affettuosità e momenti memorabili. MADRE ha dato fuoco a un tappeto con una palla di cristallo da fattucchiera, ho letto 67 libri – e quasi tutti belli -, ho trovato la scriteriatezza necessaria per produrre un video e per continuare a radunare i ferventi seguaci del divino alpaca, non mi hanno licenziata, mi sono divertita ad andare a vedere film di spessore culturale pari a zero e ho cercato di scoprire le misteriose proprietà organolettiche delle uova. Tra i miei regali di Natale sono apparsi un utilissimo estintore rosso e il prezioso TEGAMINI.IT, che vedrà la luce appena capirò che cosa devo fare – voialtri intanto applaudite Amore del Cuore, perchè è merito suo. Ma, in questo frullare di amenità, non possiamo certo scordarci delle terrificanti keywords che hanno spezzato più e più volte i nostri cuori, mettendoci di fronte a baratri senza fondo di maligna genialità.
Bene.
Visto che non si butta via niente, mi accingo doviziosamente a illustrarvi la prima operazione di democrazia partecipata di Tegamini, con annesso momento del delfino-che-salta-nel cerchio-perchè-vuole-il-pesce. Dunque, raccolte in ben cinque categorie – agghiaccianti quanto la pipì che scappa in seggiovia – trovate le chiavi di ricerca più bizzarre dell’anno appena trascorso. Abbiamo le “Putride carogne” – gente che desidera il vostro male, anche se non vi conosce… ma che se vi conoscesse non cambierebbe idea, anzi -, gli “A.A.A. e S.O.S.” – anime confuse, che cercano quello che non c’è o lanciano allarmi destinati a cadere nell’oblio -, “Sensibilità e grandi questioni” – perchè non è vero che le domande sul cosmo e il destino dell’uomo sono solo per pochi eletti -, “Le betoniere” – capaci d’ingurgitare l’impossibile – e lo scoppiettante manipolo “Fauna e bestie” – gente che ha visto eserciti di narvali dare l’assalto a spiagge gremite d’unicorni.
Votate, dunque, lo scempio 2011 che più vi aggrada… e, se vorrete candidarvi alla vittoria di un Nuovo Paccozzo del Mistero, aggiungete un commento a questo post con la vostra chiave di ricerca preferita in assoluto (pescando da quelle delle cinque categorie e, visto che non siete delle raganelle prive d’immaginazione, facendoci anche sapere perchè). Votazioni e commenti si concluderanno l’11 gennaio. A seguire, incoroneremo le scemenze vincitrici e sorteggeremo il commento da premiare col Nuovo Paccozzo – a tale scopo, indicate la vostra e-mail, che se no non vi trovo e non saprò dove mandarvi le cianfrusaglie.
Ma basta cincischiare. Votate… e buon anno, maledizione.
Provo una sincera avversione gastronomica nei confronti dei molluschi del mare. Eʼ una sensazione di schifo puramente legata alla masticazione: quello che mangio deve avere un livello minimo di stabilità molecolare e una polpa compatta, concentrata in un confine ben delimitato e rassicurante. Non cʼè al mondo niente di più spaventoso di unʼostrica, una roba che si deve inghiottire per scivolamento. Ed è proprio la consistenza a mettermi addosso questʼinfinito malessere: si va dal blando mollicciume delle conchiglie liquefatte alle temibili creature che associano mollezza e gommosità, come le lumache dʼacqua salata. Ne ho mangiata una quando avevo dodici anni e me lo ricordo ancora adesso.
Eravamo a Nizza, in uno di quei ristoranti con il vascone pieno di pesci fotonici e lʼarredamento da veliero pirata. Il papà del mio amichetto della spiaggia era un tipo metodico, inghiottiva bottigliate di Fernet Branca a orari poco consoni, ma era un signore davvero risoluto. Dopo aver pescato una lumachina da un mucchio di bestie col guscio, aveva trafitto la polpa scura con un forchetta molto piccola e, con unʼabile rotazione del polso, era riuscito a tirare fuori dalla conchiglia una roba brutta, storta e bagnaticcia. Poi, tutto garrulo, me lʼaveva cacciata in gola. A due decenni di distanza dallʼepisodio, anche se provo un travolgente stupore per qualcosa, mi guardo ben bene dallo spalancare la bocca.
Ed ecco un altro caso di epizootica, la pratica epidemica di suicidarsi per creare ricchezza.
- Sai… – disse l’amministratore delegato, – un tempo mi chiedevo cosa sarebbe successo a tutti gli americani come lui, una razza nuova scintillante che credeva che la vita fosse questione di rendere la propria famiglia sempre più ricca, ricchissima, o non la si sarebbe potuta chiamare vita. Spesso mi chiedevo cosa sarebbe stato di loro, se mai fossero tornati i tempi bui, se questi uomini scintillanti di colpo avessero visto i loro redditi netti scendere. – Breed indicò il pavimento. Ora indico il soffitto. – Invece che salire. -
I tempi brutti erano arrivati: circa quattro mesi prima dell’epizootica.
- Gli uomini a senso unico: progettati solo per salire – disse Breed.
- E le loro mogli a senso unico, e i loro figli a senso unico – disse il Dottor Everett. – Dio santo… – disse, andando alla finestra a guardare l’inverno di Hartford – la principale economia di questo paese ormai è morire per campare. -
“L’epizootica” Kurt Vonnegut
Baci da 100 dollari Isbn edizioni
Just remember that the things you put into your head are there forever. Cormac McCarthy, The Road
Non si mangiano gli alberi che parlano. Vivo a Torino, ma ho roba in altre due città. La centrifuga della lavatrice mi fa paura. Amo gli pterodattili, ma non indistintamente. Monto male i mobili. Dovrei dormire di più. Dovrei disegnare di più. Dovrebbe esserci più compassione per gli animali brutti. Mi piacerebbe scrivere, ma c'è sempre troppo disordine. Se mai avrò dei soldi, viaggerò lontano.
Per gli incauti che volessero dirmi delle cose, c'è addirittura una mail.
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